I NUOVI MEDIATORI

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I nuovi mediatoriIl “MEDIATORE” inteso come entità teorica che raggruppa i professionisti che, bontà loro, si
occupano dei conflitti altrui; entità che ha vissuto in clandestinità fino al 2010, quando ha creduto di ricevere la legittimazione da una norma. Entità che si è fatta schiaffeggiare ancora per alcuni anni, sfruttare, umiliare, a volte disprezzare ma che è rimasta salda, abbarbicata ad un decreto legislativo che nello stesso periodo è stato manipolato, proceduralizzato, ma talvolta anche rinvigorito. Il MEDIATORE, dicevo, ha cambiato pelle, cappello, vestito e accessori per stare al passo con i cambiamenti normativi, con il mutamento di umore degli avvocati e con qualche competenza che – dai e dai con le ripetizioni – si è fatta strada e ha migliorato qualche performance che prima stentava ad arrivare alla sufficienza.

Era il 6 marzo 2017 quando questo blog pubblicava il mio contributo dal titolo “Che mediatore sei?” che raccoglieva un elenco semiserio di tipi di mediatore catalogati secondo approcci fantasiosi osservati nel primo quinquennio di mediazione obbligatoria.
Sono passati giusto 9 anni e l’elenco va aggiornato. La costante è sempre quella: ogni mediazione è un unicum, derivante dall’alchimia che si crea tra parti, avvocati e mediatori. Quindi non ripetibili. Ciò che si ripete, invece, è l’approccio del mediatore che negli anni si è consolidato; in qualche caso si è addirittura calcificato, in altri si è asciugato così tanto da comprimersi.
Vediamoli insieme. Dimenticavo un’annotazione importante: ogni riferimento a mediatori esistenti è puramente casuale.

MEDIATORE MISOFOBICO
La misofobia è sostanzialmente la paura della contaminazione. Il mediatore, ancora scosso dalla pandemia del 2020, ha abbracciato in modalità esclusiva la mediazione online e si rifiuta categoricamente di farle in presenza o miste. È un “misto” che potrebbe accettare solo quello in cui lui è l’unico online e le parti sono insieme presso l’organismo, modalità alla quale, chissà perché, il legislatore non ha pensato. Per lui l’era della mediazione si divide in “az” e “dz”, ante Zoom e dopo Zoom.

MEDIATORE ANTIZOOM (e ANTEZOOM)
È l’antitesi del misofobico, non ha ancora capito come funziona la piattaforma e ogni nomina per mediazioni online è l’inizio di una piccola tragedia. Microfoni, sala d’attesta, stanze: mille insidie che lo distolgono dal lavoro del mediatore, che lo distraggono. Gestisce la mediazione solitamente in sessione congiunta durante la quale ha un solo pensiero fisso, una paura inconfessabile che non lo abbandona dal momento in cui apre il collegamento: «E se mi chiedono delle sessioni individuali?»

MEDIATORE DA MANUALE
Ne sono rimasti pochi ma circolano ancora tra noi. Sono i mediatori che hanno appreso un modello di conduzione della procedura e lo ripropongono pedissequamente ogni volta con un bel sorriso rassicurante stampato sulla faccia, che per brevità chiameremo “sorriso VV” (Villaggio Vacanze).
Ha una sua funzionalità, ci siamo passati tutti. Suona strano che dopo tutti questi anni non ci sia stata una personalizzazione. Comunque meglio di chi personalizza troppo e viene voglia di chiedere l’accesso al registro elettronico per mettergli un bel voto.

MEDIATORE NOTAIO
È attivissimo nella prima parte della mediazione, quando deve verificare presenze, procure,
documenti, pagamenti. Il climax lo raggiunge nella mediazione online. Fa l’appello, rinomina i presenti, chiede l’esibizione di tutti davanti alla telecamera del documento di identità vicino al viso.
Mancano giusto le impronte digitali. A quel punto, in coda al verbale si sente legittimato a
certificare l’autografia della sottoscrizione anche se la distanza tra i partecipanti è di centinaia di chilometri.

MEDIATORE VERBALIZZANTE
Anche questo è un tipo di mediatore che sta nella procedura con timore fisso: l’arrivo del momento di verbalizzare perché sa che, se anche avesse appena prodotto la sua performance migliore di sempre, verrà ricordato come quello che si è fatto correggere il verbale da tutti i presenti, magari anche dall’accompagnatore di una parte a cui ha sbagliato a scrivere il secondo nome. Spera in una veloce evoluzione dell’AI per avere a fine mediazione un verbale a prova di presenti, mica come quelle tristi e scarne bozze che gli fornisce la segreteria.

MEDIATORE PARAFRASATO
Non si può dire che non ci metta buona volontà nel riassumere quanto ascoltato. Lo fa di buona lena ed appartiene a quella corrente di mediatori con il perenne sorriso stampato in faccia (VV). Il problema è che trattiene solo una parte di quello che ascolta e, specialmente, manca clamorosamente il senso del tutto. Le parti intervengono di norma solo una volta per correggerlo, poi gettano la spugna se hanno un cuore. Chiedergli di riportare qualcosa alla controparte in riservata costituisce un rischio elevatissimo.

MEDIATORE RISERVATO
Pur condividendo con il parafrasato l’innata incapacità di ascolto e di cogliere il senso delle cose, questo mediatore raggiunge una soglia più alta di pericolosità laddove la sventurata parte gli dà mandato di riferire all’altra solo alcune delle cose dette in sessione separata. Il rischio è che spiattelli tutto non ricordandosi cosa omettere e soprattutto, pensa un po’, perché non ha colto il senso. È buona norma che la parte, prima della chiusura della sessione separata, interroghi questo mediatore su cosa può riferire e cosa no. Meglio ancora, che si arrangi da solo in congiunta.

MEDIATORE GRATO
Ogni momento è quello buono per mostrare gratitudine alle parti. La procedura che conduce è costellata da suoi interventi con cui si congratula con le parti per: credere nella mediazione, aver avviato o aderito alla mediazione, essere presenti e mettersi in gioco, parlare civilmente tra loro, sforzarsi di venirsi incontro, non urlare, non prendersi a sberle, non essersi mai fatti esplodere l’auto. Lo fa col sorriso stampato in faccia, pure lui (indovinate…VV). A me ricorda tanto: «È un bel direttore!» (cit.).

MEDIATORE SURREALISTA
Solitamente è un mediatore avvocato e raggiunge vette surreali sublimi quando cerca di spiegare alle parti il credito d’imposta, materia di cui ignora basi e filosofia e trova complicata neanche fosse la teoria della relatività. Ma si impegna, certo che si impegna; col tempo ha maturato la convinzione di aver capito esattamente come funziona e di essere un ottimo divulgatore. Il parterre che lo ascolta difficilmente ne sa più di lui e quindi sono momenti che andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia (cit.).

MEDIATORE ANARCHICO
È mediatore di lunga data, ha come obiettivo l’accordo delle parti a qualunque costo e non si cura di seguire uno straccio di procedura. Può telefonare prima dell’incontro alle parti per iniziare a capire la questione così da essere più produttivo nel primo incontro. Non perde tempo con discorsi iniziali, individua la MAAN e disgraziato chi ce l’ha più debole. Lo agguanta come un mastino e non lo molla fino a che il poverino non cede e firma l’accordo a cui lui, mediatore, ha pensato.