Il verbale di mancato accordo: un possibile strumento per lo sblocco negoziale

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Il verbale di mancato accordo

a cura di Flavio Ratti, Avvocato e Mediatore

È capitato più volte ad ogni mediatore di sedersi al tavolo negoziale con parti ed Avvocati esplicitamente nemici, che dichiarano congiuntamente di non vedere alcuna possibilità di accordo e chiedono espressamente l’immediata redazione del verbale di mancato accordo.

È capitato anche che, dopo un paio d’ore di lavoro, le parti abbiano confermato che non intendono proseguire nel lavoro con il mediatore. Tuttavia il mediatore ha perfettamente intuito che parti ed Avvocati continueranno il negoziato e raggiungeranno probabilmente un accordo fuori dalle stanze della mediazione.

Cerchiamo di realizzare cosa accade in questi casi, escludendo ovviamente tutti quegli incontri di mediazione dove è stata meramente assolta la condizione di procedibilità senza un minimo di attività negoziale.

Nel cercare di comprendere, prenderemo dunque in considerazione le mediazioni che, pur concluse negativamente sono state caratterizzate da un effettivo lavoro negoziale che ha impegnato parti ed Avvocati attraverso l’attività facilitativa del Mediatore.

In questi casi succede spesso che l’incontro di mediazione è il primo vero confronto tra le parti che sino allora si erano solo scontrate.

Infatti il precedente intervento degli avvocati, pur qualificato anche dal tentativo di raggiungere un’intesa stragiudiziale, ha di fatto filtrato e/o condizionato le parti.

Filtrato in quanto gli avvocati hanno svolto il loro mandato attraverso un’attività negoziale indiretta e mediata consistente in scambi di comunicazione tra Avvocati.

Condizionato perché le parti, una volta che si sono rivolte all’Avvocato, subiscono inevitabilmente l’effetto ancoraggio generato dalla riconduzione al quadro normativo indotto dagli Avvocati e dallo stereotipo ragione/torto che ne deriva direttamente.

Succede dunque a volte che le parti accedono alla mediazione senza di fatto aver svolto alcun lavoro negoziale diretto ed effettivo.

In questi contesti il lavoro del Mediatore si estrinseca normalmente su diversi livelli.

  • Allarga le maglie del filtro (pur inconscio) generato dagli avvocati
  • Diluisce l’effetto àncora del quadro normativo/giuridico e ragione/torto
  • Agevola Il confronto sui fatti, sulle emozioni, sulle aspettative ecc.
  • Allinea il processo comunicativo che era disallineato per effetto di rancori, filtri, condizionamenti, distorsioni, percezione ecc.

Tutto ciò

  • Genera lavoro negoziale (apparentemente infruttuoso)
  • Riduce il livello conflittuale
  • Ripristina un minimo di comunicazione
  • Ripristina la speranza in un accordo

E questo lavoro a volte dove porta?

Avvocati e parti intuiscono che il contesto negoziale e relazionale è cambiato, che c’è possibilità di accordo. Il mediatore percepisce chiaramente la trasformazione in corso ed intensifica gli sforzi, a questo punto, di solito, più mirati.

Citando il Poeta Rumi, succede che

Mentre inizi a camminare sulla strada, la strada appare”,

Accade dunque che, pur permanendo apparentemente nella posizione iniziale di dichiarate rigidità ed inconciliabilità, arroccate dietro una serie di no, le parti fruiscono del lavoro e dell’aiuto del mediatore e di fatto iniziano a negoziare pur in maniera disorganica ed istintiva. Scoprono anche che, al di là delle posizioni e delle questioni giuridiche, esiste la concreta possibilità di un dialogo costruttivo, che quasi sempre riconoscono espressamente come valido ed utile!

Accade tuttavia in tale contesto, che è quasi sempre quello della prima seduta di mediazione, che parti ed Avvocati adducano insuperabili questioni di principio, di complessità di casi, di inconciliabilità varie e, finalmente, di gravosità del costo della mediazione…. A questo punto dichiarano la resa; ringraziano il Mediatore dell’ottimo lavoro e della competenza dimostrata, salutano e se ne vanno!! A volte addirittura esplicitano che continueranno a lavorare al di fuori per raggiungere l’accordo. Mi è successo in un caso che gli avvocati hanno chiesto di poter rimanere nella sala dell’organismo (senza il Mediatore) per poter continuare a negoziare…..

Stupito, deluso, confuso, amareggiato, al Mediatore non rimane che prendere atto della situazione, coscio tuttavia di aver contribuito probabilmente in maniera determinante al ripristino delle condizioni necessarie al negoziato.

Possiamo concludere ancora con le parole del poeta Rumi

Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un grande campo. Io Ti aspetterò là

e consolarci di essere comunque riusciti a condurre le parti nel grande campo del dialogo e dell’ascolto.