14° CIM 2026: Giovani partecipanti e un’anziana mediatrice

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14° CIM 2026: Giovani partecipanti e un’anziana mediatriceA cura di Donatella Cinà
Mediatrice in Camera Arbitrale di Milano

Da cosa è motivata una mediatrice anziana quando si mette a disposizione degli organizzatori della Competizione italiana di mediazione e va a supportare e a valutare le simulazioni degli universitari in gara? All’inizio la mediatrice – è anziana per esperienza e perché ha compiuto i fatidici 65 anni – sente in cuor suo che sia giusto andare: occorre contribuire a diffondere la cultura della mediazione. Dunque, è per senso del dovere che studierà le tracce delle controversie, si preparerà e farà la sua parte nella giornata degli incontri simulati – quest’anno il 10 luglio in Università Cattolica. Partecipare, sì: anche se le giornate della prima decade del mese sono piene di impegni professionali e personali, deve partecipare, dare una mano, perché crede nella mediazione e nell’importanza di farne fare esperienza ai giuristi di domani.

Tuttavia, quando la gara ha inizio, e le dodici squadre delle dieci università italiane si siedono ai tavoli negoziali nelle aule milanesi di Largo Agostino Gemelli, l’austero senso del dovere dell’anziana lascia spazio a qualcos’altro: curiosità, sorpresa, divertimento puro. Non è solo cosa buona e giusta, per un mediatore di qualsiasi età, contribuire alla CIM; è bello, davvero molto bello, addirittura entusiasmante. A dire il vero, l’anziana mediatrice sapeva già che l’esperienza le sarebbe piaciuta, perché questa del 2026 non è la sua prima CIM. Quest’anno la competizione è arrivata alla quattordicesima edizione e ogni volta, per chi coopera alla realizzazione, si rinnova il piacere della scoperta: riguarda soprattutto le attitudini degli studenti in gara. E qui bisogna parlare di stereotipi sui giovani e di come la CIM contribuisca a smentire ogni trito cliché.

Si dice, generalizzando, che i giovani siano impulsivi, che agiscano senza riflettere, con elevata propensione al rischio o con aggressività. E invece, ascoltando i dialoghi che s’intrecciano attorno ai tavoli della CIM, sembra che il lavoro di preparazione con i coach delle squadre abbia insegnato agli studenti in competizione a dosare fermezza, prudenza ed empatia, attitudini necessarie quando si entra nel campo di forze di un conflitto. Così Tiziana (i nomi sono di fantasia), in gioco di squadra con la sua simulante avvocata, esplora con tatto gli interessi del socio Giorgio, accettando che nel tempo e nelle mutate circostanze della vita i bisogni dell’altro possano cambiare, soprattutto se si è giovani. Contemporaneamente, Tiziana mantiene il punto fermo su ciò che desidera e soprattutto su ciò che non si sente pronta a fare, e inizia con fiducia a disegnare i margini ancora sfumati di un possibile accordo: se la simulazione potesse proseguire oltre il tempo dato dalla gara, questo primo disegno potrebbe portare a opportunità di crescita professionale sia per Tiziana che per Giorgio, magari separando le loro strade lavorative, ma senza danni irreparabili alla loro relazione amicale nata sui banchi di scuola.

A un altro tavolo, con una diversa traccia di simulazione, Alex ha saputo chiedere scusa per un errore commesso in passato e, poco dopo, sa prendere atto della realtà spiacevole – anche sul piano personale – che Sam gli sta prospettando. Alex non reagisce impulsivamente in modo da bloccare il dialogo: sa che ci sarà tempo, ha fiducia e dà fiducia, ripete con franchezza e senza rinunce ciò che gli sta a cuore. Da qui in avanti, si punta a individuare un obiettivo condiviso e si va avanti a generare opzioni di comune interesse.

Ancora un altro tavolo, altre scuse, di Paola questa volta, e Giulia le accetta e dice che le basta così. Dopo le scuse, si può voltare pagina, guardare al futuro, capire cosa serve all’una e all’altra. Così si esplora con domande aperte, per intuire in che tempi e in che modi i bisogni di una possono incontrare le disponibilità dell’altra. Anche in questo caso si fa un onesto esame di realtà, delle esigenze personali che cambiano, in particolare, e del valore che un appartamento in comproprietà rappresentava in passato per entrambe, mentre ora la stessa risorsa assume un significato diverso per l’una e per l’altra.

Le tracce sono pensate e scritte bene e portano autenticità in queste simulazioni; del resto, gli universitari hanno preso il compito sul serio, e si sono allenati con impegno per arrivare preparati alla gara. I loro coach assistono in silenzio, con lieve apprensione: è una sfida, in fondo; le squadre che raggiungeranno punteggi più elevati saranno premiate. Per tutti è un gioco serio che richiede maturità, fiducia nell’altro e attitudine all’ascolto e alla comunicazione costruttiva. Sono qualità rare, ma gli studenti in CIM hanno dimostrato di averle. Bello, no?