Radici e Futuro: Due generazioni di donne raccontano i 30 anni della Mediazione CAM

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Trent’anni di dialogo, di evoluzione e di diffusione della cultura risolutiva. Quest’anno la Mediazione di CAM taglia uno storico traguardo: il suo trentesimo anniversario. In tre decenni, questo strumento è cresciuto enormemente, trasformandosi da pratica per pochi a risorsa consolidata e sempre più apprezzata da addetti ai lavori e professionisti del diritto. Per celebrare questa importante ricorrenza, abbiamo deciso di esplorare il mondo della mediazione attraverso le voci di due donne che vi si dedicano quotidianamente con straordinario entusiasmo. Vi proponiamo un’intervista doppia che unisce due percorsi diversi e complementari: da un lato l’Avv. Marsaglia –  avvocato e mediatrice –  una vera e propria antesignana che ha studiato, applicato e divulgato la mediazione fin dai suoi albori, quando ai più era ancora sconosciuta; dall’altro la Dott.ssa Invidia – mediatrice civile e commerciale e mediatrice familiare – che ha scoperto questa vocazione durante i recenti studi universitari e che oggi vi dedica le sue migliori energie. Un confronto tra chi ha contribuito a far crescere e radicare la mediazione e chi, con sguardo nuovo, è oggi impegnato a implementarla e proiettarla nel futuro. Buona lettura!

Come si è avvicinata alla mediazione?

Irene Invidia: Durante il mio percorso presso l’Università del Salento ho avuto la possibilità di frequentare il corso di “Diritto delle ADR”, materia che successivamente ho scelto per sviluppare la mia tesi sperimentale di laurea. In quel contesto, per la prima volta, ho osservato modalità di gestione del conflitto “straordinarie”, che andavano oltre l’ordinaria idea di giustizia. Lo studio dei metodi di risoluzione alternativa delle controversie ha fatto nascere in me il desiderio di avvicinarmi a questo mondo con un approccio maggiormente pragmatico; ragione per la quale, nel 2022, ho preso parte alla competizione MAV (Mediazioni A Verona), durante la quale, in squadra con una collega, ho ricoperto il ruolo di mediatore in alcuni casi di conflitto simulato.

È proprio qui che il mio viaggio ha avuto inizio: due mesi dopo la fine della competizione ho ricoperto il ruolo di Junior Assistant presso il Servizio di Mediazione della Camera Arbitrale di Milano, dove ho avuto l’opportunità di “respirare”, ogni giorno, la mediazione. Non avevo più dubbi: la mediazione sarebbe stata la mia strada.

Ed infatti, nel dicembre del 2024, dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e in concomitanza con il mio tirocinio formativo ex art. 73 d.lgs. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Lecce, ho conseguito il titolo di Mediatore civile e commerciale.

 

Antonietta Marsaglia: La Conciliazione (così si chiamava allora la mediazione) è stata portata per la prima volta alla mia attenzione dalla legge che rendeva obbligatoria la conciliazione per le controversie di subfornitura, ma non ho trovato il tema particolarmente interessante.
La mia curiosità si è invece svegliata quando la CCIA nel giugno 1999 mi ha invitato ad un corso introduttivo sulla mediazione organizzato da CEDR. Subito la procedura mi è sembrata un mezzo ideale per affrontare in modo più strutturato della negoziazione transattiva tutti i problemi che stavano venendo a galla dopo la caduta del muro ed i molti investimenti fatti da aziende italiane nell’Europa dell’est. Al corso CEDR sono seguiti molti corsi presso CCIA, che mi hanno permesso di approfondire il tema; ricordo con particolare piacere le lezioni di Jacques Salzer e Dwight Golan nel 2000 e la partecipazione al Nordic Forum for Mediation dove ho avuto l’opportunità di ascoltare Robert Bush, Leonard Riskin, Larry Fong, e Marshall Rosenberg, mediatori che hanno costruito le fondamenta su cui si basano le varie teorie sulla mediazione. E poi…non mi sono più fermata.

 

Perché ha deciso di dedicarsi allo studio della mediazione e praticarla in modo assiduo?

Irena Invidia: La mediazione, per me, non ha confini. Ed è proprio questo ciò che mi affascina maggiormente di questa materia. Certo, potremmo soffermarci sul mero carattere processual-civilistico della stessa, ma chi fa parte di questo mondo sa che non è solo questo: un aspetto caratteristico della mediazione è la sua trasversalità. La mediazione riguarda sì il diritto, ma anche settori come le neuroscienze cognitive, la cinesica, la prossemica, ecc.; essere un Mediatore significa sì essere terzo e imparziale, ma anche essere in grado di dare dignità alle emozioni delle Parti ed essere per loro uno strumento di facilitazione della comunicazione, quando si trovano all’interno di un conflitto che li consuma. Studiare mediazione significa scegliere un settore in continua evoluzione, capace di offrire ogni giorno spunti di riflessione differenti. Per questo ho deciso di dedicarmi allo studio della mediazione: esistono punti di vista che aspettano solo di essere scoperti.

Il motivo per il quale ho deciso di praticarla assiduamente è una naturale conseguenza di questa scelta: qualsiasi nozione teorica va poi sperimentata. Proprio per questo, la domanda che mi accompagna ogni giorno è: “Questa informazione da me acquisita, quale beneficio potrebbe apportare alle Parti?”.

 

Antonietta Marsaglia: Ecco, qui la risposta giusta sarebbe qualcosa come: la mediazione permette di risolvere le controversie in modo rapido, guardando al futuro, spesso senza interrompere i rapporti fra le parti, soddisfacendo i bisogni e gli interessi delle parti, andando anche oltre quelli che sono i diritti riconosciuti dalla legge. Tutto questo vero e sacrosanto. Tuttavia, la verità è che i nobili fini di cui sopra sono solo in parte la ragione per cui cerco sempre nuove strade di studio e nuove modalità di esercizio della Mediazione, dedico tempo alla mediazione perché sono stimolata dalle sue tante sfaccettature. Mediazione vuol dire capacità di comunicazione, capacità di ascolto, apertura mentale, fantasia, self control, e molto altro che il mediatore deve far diventare parte di sé stesso, per acquisire la capacità di essere efficace, in un tempo decisionale di pochi secondi. Questa, in verità è la sfida che mi spinge a trovare un continuo miglioramento.

 

 

 

 

Pensa che abbia portato / porterà un quid in più nella sua carriera, sia dal punto di vista della crescita professionale che dal punto di vista economico?

Irena Invidia: Sono dell’idea che difficilmente potrò acquisire, in qualunque altro settore, le nozioni apprese nei momenti di formazione dedicati alla mediazione. Altresì, se consideriamo la mediazione come uno strumento in sempre più rapida diffusione, una tale specializzazione professionale può senz’altro rappresentare un valore aggiunto. Ad esempio, le capacità di gestione del conflitto fatte proprie da un soggetto possono essere utilizzate anche al di fuori di una stanza di mediazione.

Per quel che concerne gli aspetti prettamente economici, acquisire competenze specifiche permette di distinguersi rispetto ad altri professionisti, aumentando la propria competitività sul mercato. Personalmente, è stata una scelta occuparmi esclusivamente di mediazione ed è una decisione che, nel contesto professionale odierno, ritengo sostenibile.

Certamente, auspico sempre un intervento volto a un maggior riconoscimento della professione, come l’attribuzione di un codice ATECO dedicato esclusivamente al Mediatore civile e commerciale, la creazione di un albo e, magari, di un piano di tutela previdenziale e assistenziale, sulla falsariga di ciò che ad oggi esiste per gli Avvocati.

 

Antonietta Marsaglia: Mi sembra che le nuove leve dei professionisti e dei manager  ricevano una formazione che le prepara a trovare la risoluzione dei conflitti mettendo in primo piano gli strumenti offerti da un confronto costruttivo, per arrivare ad una soluzione win-win. Tuttavia, ci vorrà ancora tempo prima che questo approccio diventi veramente parte del sistema, in questa ottica mi sembrerebbe di grande beneficio allargare l’utilizzo della mediazione come condizione di procedibilità, per rendere l’esperienza” mediazione sempre più ampia.

 

Pensa che la mediazione nei prossimi anni troverà sempre più utilizzo come condizione di procedibilità ovvero come vero strumento di risoluzione alternativa delle controversie?

Irene Invidia: La mia generazione sta puntando molto sugli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie. Mi capita sempre più frequentemente di avere degli scambi con ragazze e ragazzi, prossimi all’ingresso nel mondo lavorativo, che ne riconoscono le potenzialità. Va ricordato, infatti, che la previsione della mediazione come condizione di procedibilità è nata, fra l’altro, per incentivarne l’utilizzo. Per questo motivo cerchiamo di promuovere la “cultura della mediazione” nelle nuove generazioni: un giovane professionista, formato e specializzato, saprà senz’altro scegliere lo strumento più adatto al caso concreto, senza la necessità di imposizioni di carattere squisitamente processuale.

Sicuramente c’è ancora molto da lavorare con il cittadino: una giustizia sostenibile, che cerca di offrire al singolo una risoluzione del conflitto rapida e contenuta nei costi e che, allo stesso tempo, valorizzi la sua persona, può essere utilizzata esclusivamente se dallo stesso conosciuta. Ad oggi, sono ancora troppe le persone che non conoscono questo strumento.

 

Antonietta Marsaglia: Trovo estremamente difficile generalizzare. Ci sono settori assicurativi e bancari, che di fatto rifiutano la mediazione e cercano semmai una soluzione transattiva usando loro organi interni. D’altro canto, ci sono avvocati che messo da parte il classico commento “la mediazione non serve, abbiamo sempre cercato di evitare le cause e abbiamo sempre cercato una transazione”, hanno studiato lo strumento e sanno trarne dei vantaggi per i propri assistiti.

Riassumendo direi, la categoria degli avvocati non ha ancora metabolizzato lo strumento, ma dal 2010 ad oggi la conoscenza della mediazione è sicuramente cresciuta e gli avvocati riconoscono sempre più che sapere gestire una mediazione fa parte del loro pacchetto di conoscenze professionali.