VOLTO

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Volto

A cura di Debora Ravenna, avvocata e mediatrice. 

Definizione in un secondo: cos’è IL VOLTO in mediazione?

Si dice che “il volto è lo specchio dell’anima”. Più modestamente, nella mediazione dall’osservazione del volto si traggono elementi fondamentali per comprendere lo stato d’animo dei partecipanti, le loro aspettative e l’andamento della discussione: c’è una buona predisposizione alla negoziazione o si tratta di un passaggio obbligato per poi rivolgersi al giudice? Le prospettive negoziali si stanno sviluppando o una parte si sta irrigidendo? E su cosa? E’ un punto fondamentale o si può aggirarlo? Le parti si stimano ancora e sono disponibili ad ascoltarsi e trovare una soluzione oppure sono così diffidenti da essere demotivate? L’osservazione della mimica facciale è uno strumento fondamentale per individuare l’atteggiamento interiore delle parti e per verificare in tempo reale la validità delle ipotesi conciliative- e per guidarle – proprio mentre si sviluppano.
Cos’è IL VOLTO in mediazione? Qualche volta, la differenza fra una mediazione positiva e un buon tentativo.

Mediazione e VOLTO: l’altro come luogo d’incontro

Nelle mediazioni in presenza il mediatore trae informazioni importanti dalla postura delle persone – se si adagiano sulla sedia, se incrociano le braccia, se battono ritmicamente i piedi, etc, esegue micro diagnosi che sono utilissime per capire lo stato d’animo dei partecipanti.
L’osservazione del volto è diventata particolarmente importante dal periodo COVID in poi perché, originariamente a causa delle restrizioni, si è imposta la mediazione da remoto. Ci si incontra davanti ad uno schermo e ciascuno vede – solo – il volto degli altri. Da un lato è una limitazione ma, dall’altro, consente di vedere tutte le persone contemporaneamente.
Il mediatore, tramite le proprie espressioni facciali cerca di infondere fiducia nello strumento e aiuta a creare un clima collaborativo. Durante la procedura osserva le espressioni delle parti per capire le loro posizioni ma anche per cercare di intuire i bisogni più profondi, perché a volte non vi è sintonia fra quanto una persona esprime con le parole e quanto sente veramente. La mimica facciale aiuta a comprendere se è necessario un approfondimento per riconoscere gli interessi reali delle persone, permettere al dialogo di diventare più efficace e meno conflittuale e lavorare insieme per individuare una soluzione condivisa. Avere tutti di fronte ad uno schermo costringe anche le parti a vedersi e a verificare l’esito di quanto si dice sul volto dell’altro ma con effetti contrastanti. Vedere una smorfia o una reazione inaspettata può infatti suscitare reazioni più intense rispetto ad una frase di per sé neutra.

Storie di mediazione: mi ricordo quella volta in cui …

Disse Omero: era una successione, una diatriba tra eredi che durava da molto tempo, le parti e gli avvocati erano chiaramente poco disponibili al dialogo, “Ci abbiamo già provato in tutti i modi”, “sono mesi che trattiamo e non abbiamo trovato una soluzione, solo un giudice potrà decidere…”.
Mi ha colpita in particolare l’espressione di una signora piuttosto anziana, dispiaciuta per la situazione ma combattiva nei confronti del cugino che riteneva le avesse fatto dei torti. Quando ho prospettato la possibilità di cercare una soluzione che aiutasse “a chiudere un cassetto” per non pensarci più e continuare la propria vita con serenità lasciando alle spalle i problemi connessi all’eredità, al di là del concreto beneficio individuale, la signora si è letteralmente illuminata e mi ha chiesto un colloquio separato. Nel colloquio sono emerse soluzioni nuove, che andavano oltre alla quota a cui la signora riteneva di aver diritto; nella riunione separata con gli altri eredi ho chiesto loro se rinunciare a qualcosa avrebbe davvero peggiorato la loro vita e la risposta è stata incoraggiante.
In sintesi: le parti hanno trovato un accordo e la signora mi ha ringraziata per averla aiutata a voltare pagina guardando la problematica da una prospettiva diversa, non più di massimizzazione del risultato, ma di individuazione di soluzioni utili per tutti gli eredi.

Se IL VOLTO fosse l’eroe principale di un cartone animato, quale sarebbe lo speciale superpotere che gli consente di risolvere il conflitto?

Mi viene in mente un possibile sequel di INSIDE OUT, al quale aggiungerei il personaggio “EMPATIA”, dotato del superpotere di sintonizzarsi sui sentimenti degli altri, e quindi di immedesimarsi. La mediazione, alla fine, è principalmente qui.