Identikit di un mediatore: Mario Francesco Dotti

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Mario Francesco Dotti
Nato a:

Milano, milanese da più generazioni paterne, con radici materne astigiane.

Professione:

mediatore a tempo pieno e, ormai solo formalmente, avvocato.

Ti occupi di mediazione perché:

è il punto d’incontro tra ciò che amo fare, ciò che so fare bene e ciò di cui il mondo ha bisogno.

La vicenda più curiosa che ti è capitata in mediazione:

una disputa in materia di diffamazione tra un artista che, su commissione della curia, aveva decorato la parete di una chiesa con proprie sculture, un famoso critico d’arte che su un quotidiano locale aveva sonoramente bocciato l’opera, definendo l’artista un asino incapace, e il quotidiano stesso. Dopo un confronto tra l’artista e il critico, comicamente burrascoso, il quotidiano propose di rimediare con un nuovo articolo dedicato all’opera in questione con intervista dell’artista in loco. La soluzione però non fu praticabile perché …nel frattempo la curia aveva fatto rimuovere l’opera e ridipingere la parete con figure religiose dai colori chiassosi. L’artista si indignò per l’affronto, accusando la curia di non capire nulla di arte. Alla mediazione partecipò anche il parroco della chiesa che, in camera caritatis (è proprio il caso di dirlo), mi …confessò che il monsignore aveva ordinato la rimozione dell’opera dicendo “ma è veramente orrenda!”.

Hai avuto paura quando:

mi viene in mente un incontro recente in un conflitto tra madre e due figli molto esacerbato. Uno dei due figli, un tipo un po’ borderline, è entrato nella stanza visibilmente alterato da sostanze stupefacenti e molto aggressivo, tentando di alzare le mani sulla mamma. Per fortuna non è successo nulla ma l’episodio mi ha fatto molto riflettere sul disagio che le dispute familiari possono creare.

La soddisfazione più grande, in mediazione, l’hai avuta quando:

non ricordo un caso specifico, ce ne sono tanti, ma di certo provo una grande soddisfazione ogni volta che da una mediazione difficile rinasce un rapporto tra le parti e nasce una bella relazione professionale, se non amicizia, tra gli avvocati. In altri termini, più che l’accordo in quanto tale mi gratifica molto la bellezza dei rapporti umani, che nascono in mediazione o che lì si ricuciono.

La delusione più significativa è stata:

esco deluso dalle mediazioni ogni volta che mi accorgo di non essere riuscito a connettere davvero le parti e a farle scendere a un livello più profondo rispetto alle loro posizioni.

Una cosa che vorresti migliorare di te stesso come mediatore:

avere più tempo per meditare e per leggere.

Gli avvocati in mediazione sono:

gli avvocati in mediazione per me sono un aiuto e un supporto. Ed è una sfida molto appassionante aiutare certi avvocati a uscire dalla loro armatura e mettersi in gioco come persone. Quando la sfida riesce, le parti si sentono davvero supportate e capite, gli avvocati collaborano senza barriere e senza il timore di mostrarsi vulnerabili e umani, e si crea una meraviglia impagabile.

I magistrati per la mediazione sono:

un’occasione persa. Molti magistrati la mediazione non la conoscono o la snobbano, altri pensano sia meglio forzare le parti a accettare una soluzione sostanzialmente imposta da loro grazie al deterrente del loro potere, altri la utilizzano male, obbligando le parti a mediare conflitti che non sono mediabili. Per fortuna tra i giudici ci sono diverse eccezioni che hanno saputo comprendere come il vero obiettivo, sociale e etico, nella risoluzione dei conflitti deve essere aiutare le persone a autodeterminarsi e a prendere da sé le decisioni rilevanti per le loro vite. Il giudice dovrebbe restare l’ultima spiaggia cui ricorrere quando le persone non riescono a risolvere i problemi dialogando e negoziando.

La qualità media della mediazione in Italia oggi è:

francamente non so rispondere. Potrei parlare della qualità di mediatori e organismi che conosco direttamente, ma non ho elementi per valutare la qualità dei professionisti della mediazione a livello nazionale.

Tra dieci anni la mediazione in Italia sarà:
molto più radicata e metabolizzata di oggi. Le nuove generazioni di avvocati studiano la mediazione già all’università. E gli avvocati di oggi sono sempre più delusi dal sistema giudiziario e sempre più orientati alla giustizia consensuale. E con una maggiore formazione gli avvocati diventeranno più consapevoli del loro ruolo imparando a guardare al mediatore come un alleato con cui lavorare e alla mediazione come un’opportunità professionale e anche economica in primis per loro stessi.
Un libro che suggeriresti a chi vuole avvicinarsi alla mediazione è:
“Inside Out” di Gary Friedman.