Formazione dei mediatori: tavola rotonda con gli esperti (prima parte)

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La tavola rotonda di Blogmediazione questa volta si occupa di formazione, un tema sempre attuale. A parlarne tre discussant d’eccezione, che hanno organizzato moltissimi corsi di formazione, in Italia e all’estero: Maurizio Di Rocco*, Carlo Riccardi** e Ana Uzqueda***

In base alla tua esperienza personale, condurre una mediazione è più frutto di caratteristiche naturali del mediatore o di abilità apprese in un percorso formativo?

Ana Uzqueda: Dal mio punto di vista la formazione è necessaria per l’acquisizione delle conoscenze relative alla gestione della procedura, delle tecniche, degli aspetti normativi e organizzativi, ma senz’altro le caratteristiche naturali del mediatore sono quelle che fanno la differenza, soprattutto in un modello come quello italiano in cui il numero di ore previste per il corso base (e quindi per raggiungere il requisito formativo per ottenere l’abilitazione ministeriale) è molto inferiore rispetto a quello richiesto da altri ordinamenti.

Ad ogni modo, un percorso più lungo e articolato non sarebbe comunque sufficiente a colmare le caratteristiche naturali necessarie per condurre in maniera ottimale una mediazione.

Nella mia esperienza ho conosciuto mediatrici e mediatori che con la prima formazione hanno scoperto l’importanza di intraprendere un percorso personale per allenare le abilità personali e negli anni (anche grazie all’esperienza e ad ulteriori approfondimenti) sono riusciti a diventare molto bravi.

Le soft skills sono le basi su cui si sostengono più solidamente i contenuti del percorso formativo ma questo a sua volta aiuta a prendere consapevolezza dei propri punti di forza e degli aspetti su cui lavorare.

E qui la motivazione gioca un ruolo decisivo, perché determina la possibilità di trasformarsi, di cambiare sguardo, di riuscire ad orientarsi e riorientarsi, di persistenza e di miglioramento continuo, una sfida con sé stessi.

Carlo Riccardi: Come in molte cose della vita mi viene da pensare che ci sia un giusto mix di entrambe. La formazione aiuta ad avere uno schema di riferimento, a comprendere i significati di alcune modalità d’intervento e a potersi sperimentare e migliorare in un ambiente protetto. Formarsi significa apprendere strumenti nuovi ma anche acquisire un diverso approccio rispetto a quello quotidiano e della propria professione abituale. Le caratteristiche naturali certamente servono e sono l’elemento che, a parità di formazione, consente a qualcuno di cogliere quel particolare specifico o di relazionarsi in modo maggiormente empatico. Ritengo però che le caratteristiche naturali senza un’adeguata guida rischino di rendere troppo soggettive le modalità di condurre una mediazione. Senza un modello di riferimento è evidente che tutto perderebbe di senso dato che ognuno potrebbe comportarsi come vuole e sarebbe complesso stabilire una linea di discrimine tra una buona e una cattiva mediazione che, dal mio punto di vista, non dipende solo dall’accordo finale.

Maurizio Di Rocco: Per dirla come Auguste Gusteau, il famoso cuoco del film Disney “Ratatouille”, tutti possono fare il cuoco ma, aggiungerei io, cucinare bene non è per tutti!
Quello che voglio dire è che certamente chiunque abbia le caratteristiche giuste può svolgere egregiamente il ruolo del mediatore, indipendentemente dal fatto che abbia ricevuto o meno una formazione ad hoc, ma, d’altro canto, una formazione adeguata aiuta non poco a sviluppare le doti naturali di ciascuno, consentendogli di sfruttare a pieno le proprie capacità.
In base alla mia esperienza ritengo, comunque, che l’importante sia essere consapevoli che mediare non è una cosa facile. Affrontare un negoziato facendo conto solo ed unicamente sul proprio istinto o sulle proprie doti comunicative non è un atteggiamento molto prudente, perché a lungo andare arriva sempre il momento in cui le cose si complicano, specie quando si tratta di condurre negoziati a cui partecipano dei legali o dei consulenti molto ben strutturati dal punto di vista professionale.
Insomma, l’improvvisazione può andare bene spesso ma non sempre e, comunque, una buona preparazione non guasta di certo la nostra naturale predisposizione al negoziato.

Sappiamo che esistono diversi modelli di mediazione (facilitativa, valutativa, trasformativa) e anche diverse mediazioni (civile commerciale, familiare, ecc.). Partendo da tanta varietà è possibile immaginare comunque un percorso base comune e condiviso per tutti i mediatori?

Ana Uzqueda: Rispetto ai diversi ambiti della mediazione (civile commerciale, familiare, sociale ad esempio) ritengo che si possa prevedere una base comune che contenga lo studio del conflitto, della negoziazione, degli aspetti relativi alla comunicazione, lo studio delle emozioni e della consapevolezza emotiva, per citarne soltanto alcuni, che poi vada declinata e approfondita per ogni tipologia. Per me è interessante riflettere anche dal punto di vista dei diversi obiettivi che ha la mediazione in ognuno di questi ambiti perché ciò determina ulteriori scelte dei contenuti programmatici.
Credo, inoltre, che per il mediatore sia importante conoscere i modelli di mediazione più diffusi a livello internazionale, tra cui il modello di Harvard, il circolare-narrativo e il trasformativo, per avere uno sguardo più ampio degli approcci, filosofia e modalità di intervento.
Io non ho una visione dogmatica rispetto ai modelli e penso che quanti più strumenti abbia il mediatore, più sarà in grado di costruire (e ricostruire) il suo intervento in base alle esigenze specifiche del caso.

Carlo Riccardi: Potrebbe esserci un percorso comune che dovrebbe partire dal definire le peculiarità di ciascuna mediazione non solo nel senso del suo oggetto ma anche della filosofia di base dell’intervento mediativo nei vari contesti. Questo è il punto che ritengo essere il più deficitario per la mediazione civile e commerciale. Mi pare manchi una riflessione compiuta che dia un’identità definita e definitiva alla mediazione in questo settore. Solo così si potrebbe arrivare a un preliminare confronto serio e costruttivo tra le mediazioni, segnandone i confini ma anche trovando le aree di tangenza.

Maurizio Di Rocco: Per riprendere la risposta che ho dato alla precedente domanda, così come accade per la cucina, anche per la mediazione ci sono degli ingredienti di base che sarebbe opportuno conoscere per poterli poi utilizzare al meglio. In questo senso, non vedo quali contro indicazioni ci siano ad immaginare un percorso base comune per i mediatori, fermo restando, ovviamente che alcuni tipi di approccio negoziale ed alcune tipologie di mediazione richiedono degli approfondimenti specifici.
Personalmente sono sempre stato del parere che più si conosce meglio è, ma non ho nulla in contrario rispetto ad un approccio più settoriale, pur nella consapevolezza che la realtà dei singoli casi a volte mal si presta ad essere inquadrata solo all’interno di un unico modello o di una sola materia.

Si conclude qui la prima parte della tavola rotonda. La seconda parte sarà pubblicata a breve, sempre su Blogmediazione.com.

Maurizio Di Rocco*, avvocato e mediatore, è docente a contratto presso l’Università di Trento (Risoluzione alternativa delle controversie) dal 2014. Dal 2019 insegna nell’ambito della “Clinica in Alternative Dispute Resolution” presso la stessa Università di Trento. Formatore in materia di mediazione e A.D.R., è socio fondatore e vicepresidente dell’associazione “RESOLUTIA – Gestione delle controversie”.

Carlo Riccardi,** Giurista, dal 1997 si occupa di mediazione e gestione dei conflitti in ambito penale, sociale, scolastico, lavorativo e commerciale. Dal 2001 in Camera Arbitrale di Milano dove responsabile delle attività formative. Dal 2010 è mediatore civile e commerciale. Criminologo e Mediatore penale. Già giudice esperto al Tribunale di Sorveglianza di Milano.
Dal 2014 collabora col governo dello Stato della Bolivia per l’implementazione della giustizia riparativa in ambito penale. Ha collaborato con il Ministero della Giustizia – Osservatorio per la giustizia riparativa.

Ana Uzqueda,*** socia fondatrice e Responsabile Scientifico dell’Ass. Equilibrio & R.C. (dal 1996), mediatrice. Docente riconosciuta dalla Federazione Svizzera degli Avvocati SAV/FSA. Docente di Tecniche di Mediazione Commerciale, negoziazione, workplace mediation e Supervisore di Mediatori Commerciali in Svizzera dal 2004. Docente di Mediazione presso diverse università e ordini forensi spagnoli dal 1998. Insegna negoziazione, mediazione e Advocy Mediation presso il Seminario organizzato dall’Università di Bologna dal 2013.

 

 

1 COMMENTO

  1. Grazie a tutti e tre.
    E rispondendo al caro Maurizio … è anche vero che per cucinare qualcosa di buono (non so perché mi vengono in mente le pizze 🤔) forse non serve nemmeno essere un bravo cuoco (tipo anche senza saper preparare un risotto …), ma serve la passione e la determinazione di mettere a disposizione tutto quello che si riesce a mettere …. e continuare a tenere aperto il cervello alla conoscenza e alla formazione, per capire chi siamo e quali sono i nostri talenti!

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