I conflitti nel mondo dell’arte: la parola all’esperta

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Photo by Clem Onojeghuo on Unsplash

Con il progetto ADR Arte, Camera Arbitrale di Milano promuove l’utilizzo della mediazione per la gestione delle controversie d’arte e beni culturali. Grazie ai molti colloqui avuti con attori del mondo dell’arte, ci siamo resi conto che ognuno di loro affronta specifiche problematiche conflittuali, che spesso rimangono interne alla propria organizzazione e vengono risolte tramite rapporti di forza. Qui i professionisti d’arte agiscono nel ruolo di mediatori, talvolta non del tutto consapevolmente, cercando la migliore soluzione al problema nato tra più soggetti con caratteristiche ed interessi differenti. Ci sembra dunque opportuno dare voce a coloro che, sul campo, si occupano a modo loro di mediazione “artistica”.

Abbiamo incontrato Marika Lion, professionista con lunga esperienza nel settore della comunicazione istituzionale per l’arte e la cultura. Fondatore e direttore di MANIFESTO12 Arts | Culture | Wealth, realtà specializzata nello sviluppo di programmi personalizzati per la valorizzazione delle collezioni d’arte private che opera in collaborazione di professionisti nel mondo della cultura, del mercato di riferimento, dell’editoria, dell’informatica e della tecnologia, ma anche con studi legali e fiscali.

In base alla sua esperienza nel mercato dell’arte, che genere di situazioni conflittuali sono più frequenti?
Generalmente tali situazioni si possono dividere in due categorie, la prima è generata da passaggi ereditari per cambio generazionale, dove ci si trova di fronte a collezioni ereditate a sua volta o acquisite negli anni da un collezionista che poi passano di proprietà agli eredi; la seconda invece, è quella relativa ad opere che un artista ha prodotto nel corso della sua carriera e  che devono seguire l’iter successorio a favore degli eredi legittimi o altri indicati dallo stesso artista in atti testamentari. Aggiungerei anche un’altra categoria, magari meno frequente ma che genera anch’essa spesso conflitti, ossia quella che prevede – in caso di liquidazione di un socio o quote di una società – la divisione delle opere acquistate e contabilizzate dall’azienda nel periodo di attività precedente.

Perchè nascono questi conflitti?
La natura non è sempre la stessa, dipende molto dal fatto che il collezionista o l’artista abbiano condiviso con gli eredi la storia della collezione o il lavoro svolto. Ma per la maggior parte non è così. Spesso il patrimonio è ritenuto come qualcosa di materialmente reale ma assolutamente dormiente ai fini successori, si tende a viverlo come appartenesse alla storia più che alla famiglia e così, a voler rinviare continuamente la questione. Poi nel momento in cui viene a mancare il capostipite o risulta necessaria la vendita per altri motivi, gli eredi si trovano spesso confusi o poco consapevoli del reale patrimonio che li riguarda ma vantando dall’altra parte un diritto. Lo stesso accade in caso dell’opera di un artista. Le parti interessate sono coinvolte più emotivamente che razionalmente al punto tale da far emergere situazioni psicologiche di vecchia data, insoddisfazioni e incomprensioni assopite. Da lì nasce la pretesa di avere non un’equa soluzione al conflitto,  ma qualcosa di più personalizzato e tagliato sui propri interessi. In breve, non è sempre il valore economico delle opere che crea conflitto ma la sua spartizione psicologico-oggettiva. Questo atteggiamento porta solo a dispute che spesso si trasformano in lunghe cause legali, dove anche i professionisti incaricati, faticano a convincere le parti a razionalizzare il problema.

Esistono dei modi per gestire in maniera efficace le controversie nate in ambito artistico?
Sicuramente. Oggi più che mai, grazie anche la tecnologia, le collezioni in seno a Patrimoni non devono essere solo “possedute” ma è necessario che vengano catalogate e archiviate con metodi innovativi, perciò fruibili per diversi scopi quale il loro collocamento sul mercato. Poter aggiornare costantemente il valore complessivo o di parte della collezione è oggi indispensabile. Ormai ben si sa che certe tipologie di opere dipendono dalle mode e perciò possono subire anche notevoli oscillazioni di mercato, e ciò che ieri valeva molto può non avere più domanda e improvvisamente valere poco. Quando non è possibile avviare questa precisa procedura di catalogazione prima della nascita del conflitto, sarebbe interessante far partecipare alla successione dei beni il mediatore, in modo da aprire il dialogo tra i diversi partecipanti più o meno interessati.

Che ruolo vede per il mediatore in ambito artistico?
Come ho detto, in un processo di valorizzazione del patrimonio, diventa strategico far partecipare da subito un mediatore “artistico-patrimoniale”, una figura con conoscenze giuridiche – che può avvalersi di altre figure specialistiche in ambito culturale – capace di dialogare tra i professionisti impegnati alla valorizzazione del patrimonio e gli eredi interessati. Ciò consentirebbe la partecipazione di questi ultimi alla valorizzazione prima che ci si trovi davanti ad effettive controversie. Nel contempo questa precisa figura, sarebbe di grande aiuto anche a rendere più brevi i processi di studio e archiviazione e arrivare a concludere l’iter successorio nella forma migliore, conciliando tutti i partecipanti.

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