Il perimetro delle controversie artistiche: mediazione quando, dove e perchè

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Photo by Beata Ratuszniak on Unsplash

di Alice Trioschi*

Negli ultimi anni i metodi di risoluzione alternativa delle controversie (ADR), quali mediazione ed arbitrato, vengono sempre più utilizzati per risolvere conflitti di natura differente. Si parla, ad esempio, di controversie civili, commerciali, penali o transnazionali che si caratterizzano per la loro multidimensionalità, coinvolgendo non solo tematiche legali di indubbia complessità, ma anche il fattore umano, le emozioni, gli aspetti etici, morali e politici che richiedono un approccio più creativo rispetto al giudizio ordinario. In tale contesto, la mediazione si pone come metodo rapido, riservato e professionale per gestire un conflitto. Il suo scopo è quello di facilitare il dialogo tra le parti grazie alla presenza di un mediatore, terzo e imparziale, che si occupi del conflitto nella sua complessità fino all’eventuale conciliazione (accordo risolutivo valente quale titolo esecutivo). La mediazione è particolarmente efficace sia in forza della sua volontarietà, essendo necessario il consenso delle parti per l’apertura del procedimento, sia per la sua flessibilità. Per questa seconda caratteristica, la Camera Arbitrale di Milano (CAM) sta sperimentando l’utilizzo di pratiche di mediazione in campi specifici quali arte, ambiente, contenzioso online e controversie italo-cinesi.
Nell’ottica di tale specializzazione, dal 2016 è attivo in CAM il servizio ADR Arte che propone l’utilizzo del Fast Track Mediation Rules “FTMR” come regolamento (svincolato dal D.Lgs. n. 28/2010) flessibile da applicare alle controversie nascenti in campo artistico. Le conflittualità d’arte sono, infatti, molteplici e riguardano tematiche specifiche che richiedono l’intervento di professionisti del campo. Parte delle liti nasce da transazioni concluse nel mercato dell’arte e dei beni culturali. Ad esempio, quelle tra casa d’aste e collezionista relative l’autenticità dell’opera comprata all’incanto o quelle tra musei e compagnie assicurative per i contratti d’assicurazione d’arte. Altre dispute sono invece extra-contrattuali, come quelle tra artista e galleristi relative i diritti di seguito o di riproduzione non autorizzata delle proprie creazioni.
Rimane però un problema di base: quando una controversia può effettivamente essere definita “artistica”? Quali sono gli elementi che ne delimitano la fattispecie?

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Tre sono le risposte principali e più immediate. Una prima definisce la controversia artistica come quella avente a oggetto un bene d’arte. Quadri, sculture, disegni, fotografie ma anche collectibles minori, quali gioielli, orologi, auto d’epoca e vini. Tale elenco deve inoltre considerare come beni di interesse artistico anche quelli intangibili come spettacoli e arte performativa. Una seconda identifica l’elemento artistico della controversia nei soggetti coinvolti: galleristi, artisti, collezionisti, restauratori, art advisors, case d’asta, musei, fondazioni ed associazioni culturali. Una terza, infine, definisce artistiche le controversie inerenti specifiche materie: restituzione di opere d’arte, certificati di provenienza e autenticità, diritto di seguito, restauro e contraffazione. La CAM ha più volte affrontato casi in cui l’aggettivo “artistico” ben si coniugava con oggetto, soggetto o materia. Tra questi, un esempio interessante è quello in cui una fondazione d’arte richiedeva congiuntamente ad un rinomato quotidiano e ad un artista di rettificare le affermazioni fatte in merito all’attività della fondazione stessa ed il suo catalogo ragionato, causa diffamazione a mezzo stampa. Un secondo caso riguardava, invece, la lite tra una casa editrice, una casa d’aste ed il legittimo proprietario di un dipinto. La casa editrice proponeva azione di rivendicazione dell’opera, da lei comprata all’asta ma sottratta con furto al precedente proprietario.
Dagli esempi riportati, risulta tuttavia evidente che oggetto, soggetto e materia non esauriscono l’ambito delle controversie d’arte. Essi sono elementi che ci aiutano a riconoscerle anche all’interno di macro-categorie di diritto più ampie e ricorrenti, affrontate giornalmente in via giudiziale e stragiudiziale. Si parla in particolare di successioni ereditarie, divisioni, locazioni, diritti reali e patti di famiglia. In tutti questi casi, il confine tra la categoria giuridica e fattispecie artistica è labile. Non solo; spesso, infatti, l’elemento artistico non è oggetto diretto del contendere ed emerge come caratterizzante e distintivo solo durante il contraddittorio tra le parti.
A conferma di questa teoria, possono essere citati due casi trattati da ADR Arte. Il primo riguarda una controversia relativa un presunto contratto di locazione. L’immobile, pur comprato e abitato dalla parte invitata, era stato da questa intestato all’istante in forza del rapporto sentimentale intercorrente tra le due. Al termine della relazione, la parte istante richiedeva il pagamento del canone di locazione non corrisposto negli ultimi anni. È poi emerso in mediazione che la parte invitata non solo era storico dell’arte, ma custodiva anche una biblioteca contenente i sui scritti e opere d’arte, di valore non quantificato, proprio nell’immobile conteso. Il secondo caso rientra invece nel genus delle successioni ereditarie. La parte istante richiedeva un nuovo inventario dei beni mobili ed immobili del padre, il de cuius, temendo che la parte invitata, seconda moglie del de cuius, avesse compiuto atti volti ad estromettere l’istante dal reale valore dell’asse ereditario. Solo in mediazione è emerso che il de cuius possedeva quadri e oggetti da collezione di grande valore, spariti tra il decesso e la redazione dell’inventario da parte del notaio.
Entrambi gli esempi risultano al nostro scopo rilevanti perché delineano due trend principali. Il primo è quello già anticipato, ovvero che l’elemento artistico della controversia spesso emerge all’interno di una fattispecie giuridica più ampia senza tuttavia esaurirla. Il secondo, invece, si estrinseca nel fatto che le parti in lite non abbiano sempre presente il valore dell’elemento artistico della controversia, oppure solo una di esse vi sia interessata in forza del proprio lavoro, cultura o passioni. Infatti, come è ormai evidente, negli esempi analizzati l’elemento arte è emerso solo al tavolo di mediazione: nel primo caso con la scoperta dell’esistenza della biblioteca d’arte, nel secondo con quella di opere di grande valore. Ma non solo. Si è manifestata anche la diversa percezione del valore artistico tra le parti. Nel primo esempio, l’invitato vedeva l’immobile non solo come la propria casa, ma anche come il luogo che custodiva la propria produzione intellettuale e i suoi beni da collezione, a cui non poteva dare un valore quantificabile meramente in modo economico. Differentemente la parte istante vedeva il suo centro di interesse nell’immobile e nei frutti da esso derivanti, non dando peso al suo contenuto.

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La mediazione può essere dunque un valido metodo di risoluzione alternativo delle controversie d’arte, siano esse intese nel loro senso più stringente (avente oggetto, soggetto o materia artistica) oppure in senso lato (quando un elemento artistico è presente in una lite avente ad oggetto una macro-categoria giuridica). Essa può risultare ancora più incisiva qualora si consideri il numero ridotto di casi d’arte affrontati in giudizio. La tendenza in questo campo è infatti quella di risolvere le controversie con rapporti di forza, vista l’importanza della riservatezza e della reputazione nel mondo dell’arte. Si pensi ad esempio alla situazione pregiudizievole di una casa d’aste che abbia venduto erroneamente un quadro rubato, o ad un curatore che non ottenga i pagamenti dovuti in forza di un contratto di lavoro stipulato con una famosa galleria, al fine della realizzazione di un’esibizione. La mediazione è in grado di offrire un campo neutrale in cui le parti possano dare sfogo ai propri pensieri e interessi in modo riservato, risolvendo un problema senza intaccare i rapporti personali e lavorativi precedentemente creati, ma soprattutto senza ledere la propria reputazione davanti a clienti e professionisti.

*collaboratrice progetto ADR Arte in Camera Arbitrale di Milano

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