Sassari, studiare oggi per mediare domani

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Si dice spesso quanto sia fondamentale sviluppare una solida cultura della mediazione. Perché questa si crei e si consolidi è necessario che le istituzioni deputate allo scopo recitino un ruolo determinante. Ci riferiamo, in modo particolare, alle università. I lettori di questo blog ben conoscono la realtà della Competizione Italiana di Mediazione (CIM), un evento che ha contribuito a sollecitare l’interesse nei confronti delle ADR in molti atenei italiani.

Abbiamo incontrato Maria Antonietta Foddai, docente dell’Università di Sassari e Direttrice del  Centro Universitario di Mediazione e della squadra di Mediazione dell’Università di Sassari proprio per osservare da vicino questa esperienza così particolare e interessante.

Da dove nasce l’idea di creare un Centro Universitario di Mediazione?

Maria Antonietta Foddai

L’idea della creazione di un centro Universitario di Mediazione nasce dopo dieci anni di ricerche e sperimentazioni sul tema della giustizia alternativa e della mediazione. Alla fine degli anni Novanta presso il Dipartimento di Scienze giuridiche abbiamo avviato un progetto interdisciplinare sul tema della mediazione. Si trattava di un tema poco conosciuto e soprattutto escluso dalle ricerche dei giuristi. Come filosofi del diritto, eravamo interessati all’efficacia di questa pratica informale di gestione dei conflitti e al suo impatto sul nostro sistema giuridico. Per questo abbiamo considerato con attenzione le esperienze straniere.
Nel 2003 abbiamo pubblicato un volume con i risultati delle prime ricerche, dal titolo “Lo spazio della mediazione”, al quale è seguita la sperimentazione delle nostre elaborazioni teoriche. Nello stesso anno è stato attivato, al quarto anno della laurea magistrale in Giurisprudenza, il corso fondamentale di “Mediazione e conciliazione” di sei CFU. Il corso è strutturato con una parte di lezioni frontali e una di esercitazioni pratiche. Nel 2005 ho diretto il primo Master universitario sulle tecniche extragiudiziali di risoluzione dei conflitti al quale è seguita una seconda edizione l’anno successivo. Nel 2010 abbiamo aperto il Centro Universitario. È stata molto importante l’esperienza di confronto con l’Università Complutense di Madrid e il loro centro di mediazione, così come l’esperienza presso l’Instituto de resolución de conflictos (UCLM) dell’Università di Castilla – La Mancha (Toledo) e il lavoro svolto con l’Universidad de Cantabria.
Nel 2012 abbiamo attivato una collaborazione con l’Università di Montréal, sul tema dell’arbitrato e della mediazione, attraverso scambi di docenti e ricerche comuni.
Nel 2015 il Dipartimento di Giurisprudenza, dietro impulso della cattedra di Filosofia del diritto, ha attivato il laboratorio giuridico di gestione dei conflitti che viene aperto ogni anno alla conclusione del corso di mediazione. Solo gli studenti interessati si iscrivono. La frequenza è obbligatoria e rappresenta la condizione per poter essere selezionati per la squadra di mediazione che andrà alla CIM.

Quali sono le finalità che si propone il CUM?

Il nostro Centro nasce con tre distinte finalità che collegano la ricerca universitaria, la formazione professionale e i servizi al territorio. In particolare questi sono i nostri obiettivi:
a) ricerca sulle forme di giustizia alternative al giudizio b) formazione di mediatori in ambito civile, familiare, penale c) servizi giuridici offerti alla cittadinanza.
Finora abbiamo realizzato i primi due. La ricerca si è sviluppata attivando programmi di ricerca con altre Università italiane e straniere, Associazioni di mediatori, Ordini professionali e Scuole pubbliche.
La formazione si è concentrata sui corsi per mediatori civili e mediatori familiari. Il percorso di formazione dei mediatori è regolato dalla legge che fissa le materie e le ore divise in teoriche e pratiche, ma noi lo integriamo, aggiungendo ore di filosofia del diritto, tecniche di comunicazione e approfondimenti su temi giuridici rilevanti per i mediatori, che vengono continuamente aggiornati sulle attività del Centro, grazie alla nostra newsletter. I corsi di formazione vengono modificati in base ai risultati raggiunti. Anche il corso obbligatorio nel corso di laurea magistrale viene aggiornato annualmente e rinnovato in base alle ricerche e sperimentazioni del Centro.

Che riscontro si ha dagli studenti che si avvicinano allo studio della mediazione?

Tutti questi obiettivi riguardano la formazione dei nostri studenti. Obiettivo primario del centro non è infatti quello di sviluppare le ricerche dei docenti, che potrebbero essere svolte attraverso i normali canali universitari, ma di inaugurare un nuovo modo per formare i giuristi, attraverso la partecipazione diretta alle ricerche (la dispensa del Corso universitario di mediazione cambia tutti gli anni, in base agli aggiornamenti normativi, ma soprattutto in base alle ricerche concluse), e alle esperienze di mediazione, che prevedono un contatto diretto con i mediatori, gli avvocati e i giudici. Insomma, gli studenti devono vedere come funziona la giustizia, come lavorano tutti gli operatori della giustizia, fin dagli anni dell’università, in modo da essere preparati al mondo delle professioni. Gli studenti più anziani e formati sono invitati a partecipare ai progetti di ricerca che abbiamo attivato nelle scuole, sul tema del bullismo e della gestione dei conflitti.
I nostri studenti sono estremamente interessati. Anzi, posso dire che molti di loro manifestano un vero e proprio entusiasmo per questi temi. Il corso di mediazione ha una frequenza altissima e un gradimento molto alto nelle loro valutazioni. Rappresenta un punto di passaggio importante nella loro maturazione, perché sono chiamati a mettere a frutto la preparazione pregressa e le loro competenze acquisite negli anni di studio. Per poter essere selezionati nella squadra, lavorano duramente, si impegnano con passione e rigore: la competizione Italiana di Mediazione per loro è il coronamento di un percorso in cui compare l’aspetto ludico e lo spirito di squadra. Come ogni gioco, esige il rispetto rigido delle regole, l’impegno e la collaborazione fra i membri della squadra, una grande intesa con il coach e il direttore. Tutti ingredienti fondamentali nella vita.

Nelle università italiane la mediazione sembra ancora un tema marginale. Come si può cambiare la situazione?

Credo che la situazione stia cambiando, anche se si tratta di un processo lento che in Italia ha impiegato molti anni a svilupparsi. Non esistono formule magiche, ma il primo elemento su cui ritengo si debba lavorare è la cooperazione tra Università nello sviluppo di progetti sul tema, avviare un discorso con il Ministero per mostrare le risorse di questa pratica, che può essere una risorsa sociale preziosa nella prevenzione dei conflitti, anche al di fuori del recinto della disputa giuridica. Inoltre occorre far presente che la formazione alla mediazione, ma anche al diritto collaborativo e alle altre forme di risoluzione extragiudiziali delle dispute, può aprire nuove prospettive professionali che all’estero sono considerate con grande attenzione e che le nostre università dovrebbero cominciare a sviluppare nell’ottica del diritto globale con cui i nostri studenti ormai si confrontano.

Quali sono i progetti futuri del CUM?

Nel futuro del Centro vi è il perseguimento del terzo obiettivo: l’attivazione di una serie di servizi giuridici offerti a tutte le persone, cittadini e non, che non possono o riescono, per varie ragioni, a informarsi sui loro diritti, e sul modo più adeguato di tutelarli. Quest’ultimo passaggio che speriamo di compiere nel 2018, prevede l’attivazione di un servizio di informazione giuridica e di un servizio di mediazione, che si coordinerà con la clinica legale di prossima attivazione presso il Dipartimento di Giurisprudenza.

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