Un mediatore alla scoperta dell’America

2
1184

Ancora una volta Blogconciliazione guarda agli USA. Abbiamo in più occasioni intervistato mediatori e avvocati, italiani e americani, per cercare di meglio cogliere una prospettiva USA. Un punto di vista importante, considerato che si parla della culla della mediazione intesa in senso contemporaneo. Questa volta, però, l’occasione è particolare. Vittorio Indovina, legale e mediatore bergamasco, ha infatti deciso di fare una vera e propria full immersion, partecipando a seminari e corsi, incontrando avvocati e mediatori.

Vittorio, come mai hai deciso di intraprendere un ADR tour? Proprio nei mesi più bui della mediazione in Italia, la cosa può apparire a tutti un’impresa particolarmente coraggiosa.

Seguo la mediazione dal 2007, dopo aver partecipato ad un workshop organizzato dalla Camera di Commercio di Bergamo, ente per cui opero come mediatore dal 2009. Il mio interesse per questa materia, così come la decisione di diventare mediatore , ha prescisso già allora dall’esistenza di un quadro legislativo di forte impatto per l’utilizzo dello strumento, ovvero il D.Lgs n. 28/2010.
Quindi, il periodo di incertezza sul futuro della mediazione non ha condizionato la mia scelta di recarmi per un periodo di studio negli USA, lo scorso giugno.
Sono personalmente convinto, al di là delle singole vicende legislative nostrane in materia di mediazione, che anche il nostro Paese dovrà, prima o poi, far propria la c.d. visione integrata del sistema di risoluzione delle controversie già menzionata da qualche accademico italiano.

Quali tappe hai toccato e cos’hai fatto nel concreto?

Nell’arco di un mese ho avuto la possibilità di frequentare i programmi estivi in materia di negoziazione base e avanzata offerti nell’ambito del Program on Negotiation della Harvard Law School e quelli in materia di mediazione tenuti dallo Straus Institute For Dispute Resolution della Pepperdine University School of Law, da dieci anni la prima università statunitense per i suoi corsi e i master in materia di Alternative Dispute Resolution. Sono tutti corsi tenuti da docenti di primo livello, con una significativa esperienza pratica nelle materie ora menzionate. A Harvard ho seguito due workshops di una settimana ciascuno. Da lunedì a venerdì, mattina e pomeriggio, non solo lezioni teoriche ma anche numerose esercitazioni pratiche, di gruppo e individuali, continui brainstorming stimolati dai docenti e compiti da svolgere dopo il corso quasi ogni giorno. I corsi sono stati seguiti primariamente da managers e avvocati, ma anche professori universitari, psicologi, impiegati federali, trainer, consulenti aziendali o professionisti di cui ignoravo l’esistenza come il negoziatore di ostaggi della polizia di Los Angeles.
Tra la decina di corsi in mediazione della durata di tre giorni ciascuno offerti ogni estate dalla Pepperdine ho scelto “advanced mediation”. Corso interessante per il fatto che alcune fasi del processo di mediazione(e di pre-mediazione) vengono molto approfondite da docenti che sovente richiamano la propria esperienza personale di 25-30 anni di mediazioni. Un corso seguito da e offerto a soli mediatori con una esperienza di almeno 40-50 mediazioni. Pochi giorni prima di tornare in Italia ho avuto la possibilità di visitare il Dispute Resolution Center di Los Angeles della Jams. Qui mi ha colpito molto l’organizzazione interna di un centro con 6 case managers e 12 impiegati al servizio di una ottantina di mediatori e arbitri. Infine, grazie all’invito dell’avvocato Barrie Roberts, conosciuta a Harvard e che è la responsabile del programma di mediazione del Tribunale di Riverside, ho avuto la fortuna di assistere una mattina intera all’interazione tra giudici e mediatori nell’ambito delle note court annexed mediations. Qui un mediatore e le parti di una controversia in materia di incidenti stradali mi hanno permesso di assistere alla loro mediazione ordinata dal giudice.

Che cosa ti ha colpito di più del mondo ADR statunitense?

Sapere che esistono mediatori full-time! Alcuni li ho incontrati alla Pepperdine University. Erano quasi tutti ex avvocati e che alcuni di loro, per così dire “pentiti”, denunciavano il loro personale basso livello di soddisfazione professionale negli anni in cui approcciavano al conflitto in modo esclusivamente avversariale, sebbene con successo.
Un’altra cosa che mi ha colpito è stato vedere al Tribunale di Riverside alcuni giovani studenti di legge della locale università, accompagnati dal proprio professore di mediazione, che potevano mediare controversie di piccolo valore nelle court annexed mediation. Credo che il coinvolgimento sostanziale dei giovani sia importante per il futuro dell’ADR.

La mediazione americana: mito o realtà?

Ho visto troppo poco per esprimermi al riguardo. Tuttavia, dai confronti che ho sovente avuto con alcuni dei professionisti ADR incontrati ai vari corsi e in altri contesti, è emerso  che nell’ambito del diritto di famiglia e del diritto del lavoro la mediazione è una realtà ben rodata da molti anni ormai. La bibliografia esistente al riguardo lo conferma.

Cosa dovremmo importare dagli USA in tema di mediazione?

In Italia siamo molto concentrati sul tema dell’obbligatorietà della mediazione. Secondo la mia personale opinione dovremmo cominciare a concentrarci anche su soluzioni legislative diverse e prendere spunto da quelle normative statunitensi che incentivano la mediazione in modo indiretto, ad esempio quelle che obbligano le p.a. e i tribunali ad adottare delle ADR policies. Molto interessante è sapere che in California molti dei mediation programs adottati dai tribunali sono gratis per le parti in quanto finanziati da una parte di quello che per noi in Italia è il contributo unificato. Tale parte confluisce in uno speciale fondo gestito centralmente dallo Stato californiano, fondo che è specificamente destinato a finanziare i mediation programs dei singoli tribunali che ne fanno richiesta ogni anno.

2 COMMENTI

  1. Dopo aver letto questa vostra intervista al Dott. Indovina, sono ancora più entusiasta. Condivido appieno la parte finale dell’intervista. Anche io credo che in Italia ci si stia troppo concentrando sulla “obbligatorietà”, che anziché agevolare la diffusione della culturale della mediazione ha acceso e alimenta dibattiti(?), a mio modesto giudizio, fuorvianti e inutili. Bisogna invece incentivare la mediazione e, in Italia, diffondere la conoscenza e la cultura dell’ADR, ancora scarsa e parziale. Grazie per il contributo grandissimo che date!

  2. Caro Carmine,
    sono contento di non essere l’unico a pensare che insistere ad ogni costo sulla mediazione obbligatoria può rivelarsi un “boomerang” per l’istituto stesso.
    Mi piacerebbe che in futuro circolassero proposte di legge diverse creando occasioni per un dibattito.
    A presto.
    Vittorio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here