Identikit di un mediatore: Valentina Cortivo

25

Valentina Cortivo
Nata a:
Padova
Professione:
Avvocato, mediatrice ed arbitro

1) Ti occupi di mediazione perché:
Nel 2009 ho partecipato ad un corso formativo in materia di mediazione e ne sono rimasta
immediatamente affascinata.
Credo di esserne rimasta così colpita perché ho sempre esercitato l’attività tipica dei
cosiddetti “avvocati d’affari”, al di fuori quindi dalla logica giudiziale dell’avvocato
tradizionale che ragiona e si muove, spesso, per posizioni contrapposte: ero abituata a
sedermi a un tavolo e a negoziare con le altre parti tenendo ben presente gli interessi in
gioco. Per quanto mi resi conto sin da subito che il mediatore era un mestiere
completamente diverso da quello di avvocato, per indole mi sono sentita molto vicina a
quel mondo. Questo mi ha spinto a fare gli sforzi necessari per ritagliarmi degli spazi per
approfondire la materia e diventare un mediatore professionista iscritto, ad oggi, presso
alcuni organismi camerali. A quel tempo lavoravo presso un importante studio milanese e,
come potete immaginare, non c’erano sabati né domeniche; non è stato, quindi, affatto
semplice portare avanti quella che si è rivelata per me una grande passione.
Da quel famoso primo corso non ho più smesso di interessarmi alla mediazione e di
approfondire la materia. L’attività/La professione di mediatore è sempre stimolante, non c’è
mai una situazione, una controversia identica ad un’altra: praticarla mi gratifica e mi dà un
enorme soddisfazione poter mettere le mie competenze e la mia esperienza al servizio
delle parti in lite per aiutarle a ridurre le distanze e, nella migliore delle ipotesi, a trovare
un’intesa satisfattiva degli interessi di tutte.

2) La vicenda più curiosa che ti è capitata in mediazione:
Devo ammettere che rimango sempre stupita ogni qual volta chi si siede al tavolo di
mediazione inizia l’incontro con atteggiamenti “belligeranti”, dichiarando fermamente di
non volere procedere con il tentativo di mediazione e di voler esperire azione giudiziale nei
confronti dell’altra parte, e poi, dopo che si inizia a dialogare e lavorare un po’ insieme, in
modo naturale e fluido – quasi senza nemmeno accorgersene – cambia opinione,
diventando sempre più collaborativo e convinto nel continuare il percorso intrapreso.
Proprio qualche giorno fa si è conclusa positivamente – dopo alcuni mesi e diverse
sessioni di lavoro – una mediazione, al termine della quale le parti erano così compiaciute che, dopo la firma dell’accordo, si sono fermate a bere uno spritz insieme di fronte
all’organismo camerale. La potenza della mediazione!

3) Hai avuto paura quando:
Paura, fortunatamente mai. Sicuramente però ci sono state situazioni di disagio,
soprattutto quando tra le parti al tavolo vi è una profonda disistima reciproca, una tensione
e una conflittualità così radicata da sfociare in atteggiamenti violenti ed aggressioni verbali
tra le stesse. Mi è capitato proprio di recente di dover gestire una situazione di questo tipo.
Purtroppo, in quel caso, nonostante il grande supporto e lavoro anche degli avvocati
coinvolti, l’astio e il rancore personale tra le parti interessate non ha permesso a
quest’ultime di valutare obiettivamente l’opzione che con molta fatica e sforzo di tutti era
stata elaborata e che avrebbe potuto quantomeno diminuire i motivi di conflittualità e
scontro.

4) La soddisfazione più grande in mediazione l’hai avuta quando:
ogni volta che riesco ad aiutare le parti a creare o a ricreare un link tra di loro, un canale di
comunicazione, e ogni volta che un avvocato o una parte che non crede nell’utilità dello
strumento della mediazione con riferimento alla controversia in questione, poi mi ringrazia
soddisfatto/a perché non avrebbe mai immaginato che la lite potesse concludersi con un
accordo.

5) La delusione più significativa è stata:
Delusione in senso proprio forse è un pò eccessivo, ma sicuramente provo dispiacere
ogni qual volta che le parti coinvolte presenziano all’incontro di mediazione solo come un
passaggio formale obbligatorio per poter promuovere le iniziative giudiziali, senza mettersi
in gioco ed approfittare dello strumento della mediazione per provare fattivamente con
l’ausilio del mediatore a risolvere/superare la loro lite o ad almeno ridurre gli elementi di
distanza.

6) Cosa vorresti migliorare di te stessa come mediatore:
c’è sempre da migliorare, in tutto: nella conoscenza di nuove tecniche, nella capacità di
gestione delle emozioni e delle parti in conflitto. Per questo non ho mai smesso di
frequentare corsi formativi, anche di più di quelli richiesti dalla normativa per mantenere
l’iscrizione all’albo dei mediatori, e considero utilissimo anche partecipare ad incontri
gestiti da altri colleghi mediatori o che loro partecipino ai miei di modo da poter poi avere
un confronto e un arricchimento personale e professionale.
Sicuramente però un aspetto fondamentale su cui lavorare è la capacità di smaltire la
tensione che inevitabilmente come mediatore accumulo ad esito di un incontro
particolarmente intenso per le emozioni coinvolte o per la natura del conflitto. In questo la
pratica yoga mi aiuta, ma non è sempre facile.
Mi piacerebbe, inoltre, fornire il mio contributo ed approfondire la mia esperienza di
mediatore anche in settori più di “nicchia” – in ambito di controversie ambientali e in
materia di arte, ad esempio – e in contesti internazionali.
E un domani vorrei dedicarmi anche all’attività divulgativa e formativa in materia di
mediazione, magari come relatore di un seminario o di un corso all’università o in qualche
istituto scolastico.

7) Gli avvocati in mediazione sono:
importantissimi e il più delle volte decisivi per il proseguo della mediazione. Del resto la
parte fa affidamento sul proprio avvocato e su quanto gli consiglia di fare. Quando
l’avvocato si toglie l’armatura del “litigator”, abbandona la logica giudiziale e “posizionale” che farebbe valere in giudizio, per approcciare una via negoziale concentrandosi sugli
interessi in gioco, lavorando insieme al mediatore e alle altre parti sedute al tavolo, quello
che ne esce è sempre sorprendente.

8) I magistrati per la mediazione sono:
un’opportunità quando valorizzano l’importanza che le parti possano decidere
autonomamente della loro lite per soddisfare i loro reali interessi, considerando il ricorso
alle iniziative giudiziali come rimedio residuale.

9) La qualità della mediazione in Italia oggi:
Posso parlare solo degli organismi camerali di cui sono mediatore e dei mediatori che ne
fanno parte. A tale proposito, credo – anche sulla base di quello che spesso mi riferiscono
gli avvocati dopo gli incontri di mediazione – che la qualità della mediazione e il servizio
offerto in tali organismi sia molto alto.

10) Tra dieci anni la mediazione sarà:
Mi auguro che tra dieci anni la mediazione sarà il normale modo per affrontare una lite,
come accade negli USA o nel sistema anglosassone, e che la professione di mediatore sia
sempre più riconosciuta.

11) Che suggerimento daresti a chi vuole avvicinarsi alla mediazione:
Leggere un libro o partecipare ad un corso sull’argomento potrebbe essere utile, ma
ritengo che l’iniziativa più efficace, per far capire a chi ancora non la conosce di cosa si
tratti, sia quella di partecipare alla prima occasione ad una mediazione, di modo da poter
constatare di persona le sue dinamiche, la sua diversità rispetto alle iniziative giudiziali ed
agli altri strumenti a disposizione delle parti per dirimere le controversie, ed affinché possa
rendersi conto di persona dei suoi molteplici benefici e degli effetti positivi che può portare
alle parti interessate, spesso anche nel medio-lungo termine.