Buon 10° compleanno!

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Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Probabilmente non è proprio il primo pensiero che vi attraversa la mente in questa travagliata e spiazzante epoca, quindi ci penso io a ricordarvi una ricorrenza: tra un paio di mesi la mediazione compie i suoi primi 10 anni.
Tranquilli, non lo dico perché il mio cervello ha rimosso il traumatico 2020 o perché i botti di capodanno mi hanno confuso sulla data di nascita del nostro amato e odiato decreto legislativo 28 (come dimenticare che condivide il compleanno con i due immensi Lucio della musica italiana e ha fatto capolino all’alba degli anni ’10). Chi come un’ostetrica ha assistito al parto ricorda certamente le norme transitorie, quell’articolo 24 spazzato via dal Decreto del Fare che posticipava di 12 mesi l’entrata in vigore della mediazione obbligatoria.
Mentre scrivo “mediazione obbligatoria” ho un sussulto e un rigurgito di memoria; perdonatemi, noi anziani siamo così e amiamo parlare dei tempi andati. Pensate che c’è stato un periodo, dal 2010 a qualche anno fa che pronunciare quelle parole davanti ad un mediatore aveva lo stesso effetto di dire Voldemort a Hogwarts (per le 3 persone che non sapessero, sto parlando di Harry Potter), e quindi si utilizzavano accorgimenti linguistici al pari di “Signore Oscuro” o “tu sai chi”. Io stessa – lo ammetto perché ancora circolano le prove – ben prima che la scure della Consulta si abbattesse sull’articolo 5 mi ero opposta a quella semplificazione ingannevole, armata della spada della volontarietà e con lo scudo forgiato dalla sostanziale differenza tra “improcedibilità” della domanda prevista dalla norma e “improponibilità” della domanda che – quella sì, perbacco – sarebbe stato un vero e proprio ostacolo all’accesso alla giustizia. «Signori della Corte, illuminati giurati, come si può parlare di obbligo se è legittimo “proporre” la domanda giudiziale anche prima di svolgere la mediazione, se il procedimento di mediazione può essere interrotto per espressa volontà di chiunque presente e in qualsiasi momento senza dover giustificare alcunché, e se non esiste, nella pratica, un impianto sanzionatorio in tutto il decreto legislativo?»
Poi è arrivato il “primo incontro” e con esso tanto lavoro gratis; così abbiamo smesso con gli esercizi di semantica.
Si sono sgonfiate le preoccupazioni legate alla proposta del mediatore e agli effetti dell’articolo 13 (davvero qualcuno ha pensato che il comma 1 avrebbe trovato terreno fertile per mettere radici?), abbiamo digerito la competenza territoriale e accettato di caricarci sulle spalle il gratuito patrocinio, ignoriamo con benevolenza il termine di 3 mesi e con malizia il combinato disposto dell’articolo 5, comma 2 bis, e dell’articolo 17, comma 5 ter; abbiamo rinunciato da subito a protestare perché il credito d’imposta diventasse realtà. Con il tempo, mediazione, mediatori e avvocati hanno trovato un assestamento.
Ma torniamo al punto iniziale: fintanto che non sono trascorsi i 12 mesi previsti dall’articolo 24 e la condizione di procedibilità non è entrata in vigore, la mediazione non se l’è filata nessuno. Nell’anno di sospensione del comma 1 dell’articolo 5 per mano della Consulta, la mediazione non se l’è filata più nessuno: nessun effetto traino sulle volontarie che poche erano e poche sono rimaste, impercettibile (se c’è stato) il cambio culturale rispetto alla risoluzione dei conflitti. Ergo, la mediazione in Italia è quella obbligatoria e il 4 marzo 2021 compie 10 anni!
È stato interessante osservarla nell’anno della pandemia: un breve stop primaverile prima di adeguarsi senza battere ciglio al nuovo modo di comunicare utilizzando una delle frecce disponibili nella sua faretra, cioè l’ODR. Quelle mediazioni telematiche che fino ad un anno fa erano gradite prevalentemente alle banche, alle compagnie telefoniche e ai fornitori di gas ed energia, sono diventate protagoniste e lentamente – ma non troppo – sono state digerite da tutti gli operatori, anche i più restii.
È vero, la comunicazione online e la sua gestione sono diverse rispetto agli incontri in presenza, le mediazioni riguardanti alcuni tipi di conflitti sono penalizzate da questa modalità, e i problemi tecnici si sommano alle altre difficoltà; ma che meraviglia assistere ad un cambiamento così repentino, ad un adattamento così efficace! (ho scritto “adattamento” e so che tutti voi avete pensato a “resilienza”. Ecco, empatia e resilienza sono due termini così tanto usati e abusati da un paio di anni a questa parte che ho deciso di fare un fioretto e non pronunciarli per 6 mesi. Riprendo gli esercizi di semantica…)
Vi confesso che ho avuto la tentazione di scrivere questo articolo prendendo bonariamente in giro mediatori ed avvocati sulle difficoltà riscontrate più frequentemente nelle mediazioni online, ma difficilmente avrei potuto essere più originale di Tripp & Tyler nel loro video “A conference call in real life”. Se non lo conoscete, rimediate e fatevi quattro risate guardando quello che è capitato a tutti noi nei mesi passati.
Comunque ci siamo impegnati e abbiamo imparato “cose tecnologiche” che neanche nei nostri sogni più sfrontati; al punto che la CAM ci ha chiamati a raccolta in una stanza virtuale e Nicola ci ha fatto un discorso di quelli del tipo: «ormai siete grandi, avete fatto tanti sforzi e siamo molto orgogliosi di voi. Quindi dall’anno nuovo non vogliamo più mettervi in imbarazzo con la nostra presenza durante i collegamenti. Siamo certi che ve la caverete benissimo!»
Approfittando dell’attimo di smarrimento che ci è piombato addosso, il collegamento è stato chiuso.
Quando Gloria (santa subito) giorni dopo ha aperto un altro collegamento per “raffinare” le nostre già rodate competenze, ci ha trovati ancora tutti lì, nella stessa posizione con il viso impietrito sfregiato da una piccola crepa che partiva dalla fronte, e con lo stesso sguardo smarrito. Così ci ha rassicurato in modo materno, giurando che saremmo rimasti amici e che per noi loro ci sarebbero sempre stati.
Sarà… quello che vi posso dire è che da quel momento Nicola è irreperibile e non risponde nemmeno al cellulare. Alcune voci non accreditate sostengono che prima di natale sia espatriato con un volo Covid Free, portando con sé solo lo sfondo del finestrone della sala 12 della CAM.Uno dei leggendari "finestroni" della CAM
Ne vedremo e ne vedranno delle belle…
Se dovessi dire, per la mia esperienza, ciò che più nella gestione online fa fatica a trovare una propria efficacia, indicherei il giro-firme del verbale.
La scelta è tra restare tutti collegati alla fine dell’incontro mentre il file del verbale viene sottoscritto e magari scansionato da ogni persona presente, annullando tutti i benefici in termini di tempo del non doversi spostare dall’ufficio, per non dire dell’insofferenza dei più svelti nei confronti dei meno avvezzi a queste procedure; oppure chiudere il collegamento e circolarizzare il file del verbale subito dopo.
In questo secondo caso, preferito a mani basse da tutti coloro che possono scegliere, uno dei rischi più comuni è che il verbale perda presto la strada di casa, come un Cappuccetto Rosso qualunque che incontra il lupo. Si narra che nell’etere si trovino innumerevoli verbali che non sono mai giunti a destinazione, orfani di chi se li è dimenticati o ha preferito rifarli anziché andare a cercarli.
Si è anche creato un mercato di appassionati collezionisti di processi verbali; nei mercatini della domenica se ne trovano di molto originali ma, se avete il palato fine, il più prezioso e valutato quanto un Gronchi Rosa perché quasi introvabile è uno solo: quello con tutte le firme digitali valide e dello stesso formato. Che forse sarebbe una buona esca per far tornare a casa Nicola o comunque un degno regalo per festeggiare questo decimo compleanno!

 

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