Tempo, memoria e storia in mediazione

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di Mariaclaudia Perego

A dicembre dello scorso anno ho frequentato un corso sulla fiducia, tenuto da Carlo Riccardi; questo corso è stato, per me, fonte di molte e profonde riflessioni, ma non solo: anche dell’acquisto di numerosi libri.
Un libro, in particolare, ha accompagnato questi lunghi giorni di permanenza a casa: “Puer Aeternus” di J. Hillman. La lettura di questo testo ha portato la mia attenzione alla profonda connessione tra i miti che riguardano alcune divinità, miti sui quali non avevo ancora avuto modo di riflettere: Crono, il dio del tempo e già re degli dei, sua sorella Mnemosine, dea della memoria e Clio, musa della storia, figlia di Mnemosine e nipote di Crono.
Ragionando e lasciando fluire i pensieri ho intravisto alcuni spunti di riflessione che, a mio avviso, possono essere utili per la gestione delle situazioni di conflitto, e che ora vi propongo, anche alla luce di quanto oggi sta succedendo, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.
Crono e Mnemosine per la mitologia greca sono entrambi Titani, fratello e sorella, tempo e memoria, sono così legati dalla stessa origine, hanno la stessa madre, Gea, e lo stesso padre, Urano. Questo legame così profondo mi porta a dire che non c’è memoria senza tempo né tempo senza memoria; sono infatti due elementi intrinsecamente legati e, direi, inscindibili: “esiste, infatti, un tempo senza che qualcuno ne abbia memoria? E qualcuno di noi può dire di avere memoria senza la percezione della profondità temporale?” Emerge così la codificazione di un legame arcaico che si evolve dando vita a qualche cosa di nuovo quando viene a contatto con la nuova generazione di divinità, e quindi con il maturare della consapevolezza dell’essere umano; da questa nuova consapevolezza, espressa dalle nuove divinità, ecco nascere la storia.
Mnemosine, infatti, diviene una delle amanti di suo nipote, Zeus, il nuovo re degli dei che, dopo aver sconfitto il padre Crono, siede sul monte Olimpo. Da questa relazione divina nascono le nove muse “coloro che meditano e che creano con la fantasia”. Ognuna di loro rappresenta e diviene custode di arti o scienze che esprimono i passi dell’essere umano verso una concezione del mondo di maggiore complessità; di queste sorelle, oggi, ce ne interessa una in particolare: Clio, la musa della storia.
E che cos’è la storia nell’ evoluzione della complessità sociale dell’essere umano se non il frutto di una profonda e consapevole elaborazione del rapporto tra tempo e memoria? Zeus è il figlio più giovane di Crono, ed è il portatore di un grande cambiamento, quindi porta in sé il suo seme rinnovato e permette alla memoria di dare vita a un racconto chiamato storia, la cui complessità esprime tutto il percorso di crescita dell’essere umano.
Questo tipo di riflessione può aiutarci ad avere maggiore consapevolezza di quanto avviene in mediazione e, di conseguenza, a migliorare la qualità dei nostri interventi.
Quando le parti arrivano in mediazione ci offrono, ciascuna, la loro storia del conflitto e della relazione che li ha portati a sedersi al nostro tavolo; questa storia è frutto delle loro percezioni, e, in particolare, dell’effetto che il tempo ha sulla loro memoria e la loro memoria sulla profondità del tempo. Ci troviamo quindi di fronte a un’illusione, in apparenza rigida, creata da componenti per propria natura dinamiche. Ecco allora dove e come il mediatore può intervenire lavorando sulle componenti dinamiche.
La prima domanda da porsi è la seguente: quale effetto può avere il tempo della mediazione sulla storia delle parti? Sappiamo tutti che il tempo, e il rispetto del tempo di ciascuna parte, è un elemento fondamentale in mediazione, ma, oltre a questo aspetto, il tempo della mediazione – o il tempo trascorso in mediazione – ha la capacità di permettere alle parti di riportare alla memoria fatti, sensazioni, parole ed emozioni, altrimenti destinate all’oblio.
Questo permette a Crono e Mnemosine di rimodulare il loro rapporto, ed è così possibile una rielaborazione delle storie; quando cambiano le storie cambia anche la prospettiva da cui si vede il conflitto.
A questo punto è il conflitto stesso che a sua volta si modifica e perde, o forse trasforma, alcuni dei suoi elementi, e delle sue dinamiche, per acquisirne di nuovi, magari meno rigidi e che permettono o facilitano la via per trovare una soluzione efficace.
Vorrei lasciarvi con uno spunto di riflessione: in questo tempo di rallentamento forzoso abbiamo l’opportunità di confrontarci con la nostra memoria e, forse, di rielaborare le nostre memorie per costruire nuove storie e, chissà, nuovi futuri possibili, come possiamo farlo?
In un momento di emergenza e difficoltà è bene ricordare anche l’arte di mediare con se stessi; nel ricostruire le nostre memorie, nel far riaffiorare sensazioni dimenticate che ci aiutano a comprendere dove siamo oggi è necessario per tutti usare anche l’arte di essere gentili prima di tutto con noi stessi e con le nostre ferite.

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