Quattro anni di mediazione in Camera Arbitrale di Milano

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statistichedi G. Nicola Giudice*

Prima ancora della conclusione dei quattro anni di sperimentazione, il nostro legislatore ha stabilizzato la normativa in materia di mediazione, togliendo quel carattere di sperimentalità, assegnatole con il Decreto del Fare del 2013. In questi quattro anni, il fenomeno della mediazione si è ulteriormente evoluto ed oggi ha raggiunto risultati per certi versi insperati fino a qualche tempo fa. In Camera Arbitrale di Milano abbiamo fotografato i risultati raggiunti dal Servizio di conciliazione in questo ultimo quadriennio e li proponiamo per una riflessione condivisa. Sui tanti dati, alcuni spiccano particolarmente evidenti. La percentuale di accordi raggiunti è cresciuta dal 14,9% del 2013-2014 al 23,2% del 2016-2017. Un aumento significativo, indizio della ulteriore competenza acquisita dai mediatori e dal Servizio, per il quale non possiamo che dirci soddisfatti. Va qui segnalata anche la maggiore sensibilità di alcuni avvocati e dei loro clienti che arrivano al tavolo della mediazione più preparati e consapevoli delle possibilità offerte dallo strumento. Un altro elemento estremamente significativo è rappresentato dall’aumento del valore delle controversie, con il dato particolarmente apprezzabile di ben 57 procedimenti gestiti negli ultimi 12 mesi di valore uguale o superiore a 250.000 Euro. Si conferma così la tendenza già registrata in passato di veder sfatare il mito secondo cui la mediazione sia adatta alla gestione delle sole controversie bagatellari. Resta stabile la percentuale di parti che decidono di non sedersi al tavolo, intorno al 45%. Il dato per certa parte deriva da una prescrizione normativa che convoglia in mediazione (obbligatoria) anche casi del tutto inadatti alla mediazione, non ultimi quelli in cui la parte invitata è del tutto irreperibile. Al tempo stesso è innegabile che in questa ampia fetta di controversie ci sia ancora molto lavoro da fare nei confronti di parti e legali. Un altro dato oggetto di riflessione è l’aumento della durata dei procedimenti, come se la tendenza ai tempi lunghi del processo avesse in un qualche modo contaminato il campo della mediazione. O forse, contagiati dal diffuso efficientismo dei nostri tempi, abbiamo iniziato a capire che anche le controversie hanno un proprio tempo e talvolta è meglio adeguarsi al detto latino festina lente?

 

*Responsabile Servizio di conciliazione

1 COMMENTO

  1. “abbiamo iniziato a capire che anche le controversie hanno un proprio tempo”: forse è proprio così. Forse c’è una diretta relazione tra il prolungarsi nel tempo della mediazione e il maggior valore economico delle mediazioni e la complessità dei contenuti della controversia. Le Parti hanno evidentemente iniziato ad apprezzare lo spazio della mediazione per cercare di risolvere controversie complesse, delicate e di valore. E’ il caso delle divisioni ereditarie o della responsabilità medico sanitaria in cui può essere necessario svolgere diverse attività e coinvolgere più soggetti (anche estranei alla controversia stessa come tecnici, notai, commercialisti, assicurazioni e medicilegali).Forse dovremmo iniziare a pensare che la durata della mediazione sia in diretta relazione con l’impegno profuso dalle Parti nel cercare di trovare una soluzione. Sono loro a scandire il tempo della mediazione adattandone la durata ai loro tempi: al tempo che si sentono di dedicare ed investire nella ricerca di un accordo.

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