Mediazione e negoziazione assistita nel 2015: i primi dati statistici

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numeri di Giovanni Matteucci

Tra il 2013 ed il 2015 le iscrizioni di cause civili in Tribunale sono diminuite dell’ 8%, quelle nell’ambito della mediazione del 16%. E, si potrebbe aggiungere, “tutto il resto è noia”.
Il numero delle mediazioni avviate nel 2015 è cresciuto a 19.625 (+9% rispetto al 2014), il tasso di successo delle procedure dove le parti proseguono oltre il primo incontro si attesta su un più che soddisfacente 43%, ma il deludente minuetto, che troppe volte va in scena proprio nel primo incontro, mantiene il tasso “di realizzo” delle mediazioni (numero di accordi raggiunti / numero di procedure avviate) ad un misero 10%.
La materia in cui si registra il maggior numero di procedure (che influisce pesantemente sul risultato di tutto l’universo mediazione) è quella bancaria (23% del totale), con un valore medio per procedura tra i più alti (euro 50.000) ma con un tasso “di realizzo” miserrimo : 7%.

Tra le cause principali:
– le mediazioni avviate dopo che la banca ha ottenuto il decreto ingiuntivo contro il cliente, e questo si è opposto, intervengono in una fase in cui i rapporti sono ormai troppo deteriorati o il cliente ha una quasi totale carenza di liquidità;
– preponderanti le controversie basate su anatocismo ed usura, settori dove c’è un eccesso di interventi normativi (a vari livelli), pronunce giurisdizionali contrastanti, più che consistenti guadagni da parte delle banche;
– autoreferenzialità di troppi uffici che, all’interno delle aziende di credito, gestiscono le procedure di mediazione con quasi nulla attenzione all’aspetto commerciale banca – cliente.
Nel 2014 e 2015 si è registrata un’esplosione delle mediazioni delegate da parte dei magistrati, passate da 489 nel 2013 (0,5% del totale) a 18.062 nel 2015 (10% del totale). Peccato che non siano disponibili dati globali relativi al numero di controversie giudiziali avviate, cui le parti hanno rinunciato, a seguito di mediazione delegata e conciliazione endoprocessuale (sempre più utilizzate in maniera creativa da parte della magistratura). Considerate le statistiche rilevate da alcuni singoli giudici, relative al proprio lavoro, i risultati evidenzierebbero ancor di più l’utilità delle tecniche ADR.
Continua il processo di assestamento del mercato, con un’ulteriore riduzione del numero degli organismi di mediazione: 986 nel 2013, 938 nel 2014, 894 nel 2015. Le Camere di commercio, che ai nastri di partenza (21.3.2011) erano favorite dalla presenza al loro interno di camere di conciliazione fin dal 1993 (e dall’esperienza maturata), vedono fortemente diminuita la percentuale del numero di procedure gestite (27% nel periodo 21.3.2011 / 31.3.2012; 16% nel 2013; 12% nel 2014, 11% nel 2015) nonché del tasso “di realizzo” (50%, 40%, 23% e 22%). Cresce invece la quota di pratiche gestite dagli organismi forensi (24%, 29%, 33% e 35%) ma rimane costante fanalino di coda, con accentuata flessione, il tasso “di realizzo” (34%, 30%, 21% e 19%); pare che essere divenuti mediatori con il “18 politico – 15 ore di formazione” abbia favorito la quantità del lavoro e non la qualità degli esiti.
In aumento il numero dei giorni per la conclusione delle mediazioni: 65 nel 2012, 82 nel 2013, 83 nel 2014, 103 nel 2015. Le cause possono essere molteplici e controverse: maggiore complessità delle pratiche gestite; ricerca pervicace da parte del mediatore nel raggiungere un accordo (anche con più rinvii nell’ambito del primo incontro ! ); maggior burocratizzazione degli organismi.

La durata delle procedure giudiziali rimane non comparabile: 902 giorni nel 2015 .

In sintesi, lo strumento funziona, ma ha margini amplissimi di miglioramento; la spinta verrà dalla magistratura (e, si spera, da una migliore formazione; gli esiti delle competizioni alla mediazione, organizzate tra squadre di studenti universitari dalla Camera Arbitrale di Milano, lasciano molto ben sperare).
Per quanto riguarda la negoziazione assistita nel 2015, l’unico dato disponibile a livello nazionale è stato fornito dal Ministro della Giustizia Orlando il 3.3.2016 all’inaugurazione dell’anno giudiziario del CNF :
“ I dati comunicati dal Consiglio Nazionale su un campione di 3019 accordi andati a buon fine attestano … un buon utilizzo dei nuovi strumenti, specie della negoziazione assistita, con particolare incidenza in materia di separazione, divorzio e modifica delle relative condizioni. Essi rappresentano da soli il 75% di tutti gli accordi di negoziazione conclusi con successo, di cui ben il 62% è relativo a coppie senza figli.
“ Il dato di notevole flessione delle iscrizioni dei procedimenti in materia di separazione e divorzio, che nel 2015 risulta inferiore del 20% rispetto all’anno prima, conferma la validità della scelta verso una forte introduzione di meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie ”.

Tuttavia, per quanto riguarda la “notevole flessione delle iscrizioni dei procedimenti in materia di separazione e divorzio”, – 20% nel 2015 rispetto al 2014, va considerato che :
– le separazioni ed i divorzi non contenziosi possono essere gestiti anche dai dirigenti comunali, e pare che questa opzione sia risultata gradita al pubblico ;
– almeno per quanto riguarda il circondario del Tribunale di Roma, solo il 18% delle coppie ricorrerebbe alla negoziazione assistita.
Per un primo giudizio sull’efficacia di questo strumento ADR, quindi, è opportuno attendere dati statistici esaustivi. Nel frattempo, però, si può sottolineare che nei primi dodici mesi di utilizzo della mediazione obbligatoria (2° trim. 2011 / 1° trim. 2012) le controversie risolte con accordo furono 14.772 e che i settori di riferimento di tale istituto sono in numero di gran lunga inferiore a quelli cui, per legge, è riservata la negoziazione assistita.

4 COMMENTI

  1. IL tasso di partecipazione non è il 43.5%. Tale percentuale riguarda le procedure in cui il chiamato viene al primo incontro (di dichiari disponibile a procedere o no, fa lo stesso).
    È un dato che serve a poco (forse solo a farsi belli).
    Il tasso reale, che pure al Ministero è disponibile in base ai dati trasmessi dagli organismi, dovrebbe essere intorno al 20-25%

  2. Questa la metodologia che ho usato.
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    ……………………………………………………………PROCEDURE DI MEDIAZIONE………………………………………………………
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    …………………Attivate……………..Presenti………………..Accordo presenti………………………..Accordo………………………
    ………………………………………..tutte le parti……………….tutte le parti………………………………………………………………..
    ………………………………………………………………………(tasso di successo)………………….(tasso di realizzo)………………
    ……………………A……………………….B……………………………….C……………………………BxC=D………………AxD=E………..
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    2011………….60.810…………………31%…………………………….54%…………………………….17%………………..9.912…………
    2012………..154.879………………..26%…………………………….42%…………………………….11%……………….16.727…………
    2013…………41.604…………………31%…………………………….49%…………………………….15%………………..6.365…………
    2014……….179.587…………………42%…………………………….23%…………………………….10%……………….17.958…………
    2015……….196.237…………………45%…………………………….23%…………………………….10%……………….19.625………..
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    A : Ministero della Giustizia : Iscrizioni di mediazioni
    B e C : Ministero della Giustizia : Esito delle mediazioni
    D e E : mie elaborazioni.
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    “Tasso di realizzo” del 7% relativo alle mediazioni in campo bancario e finanziario: corrisponde molto alla mia esperienza operativa.
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    Ben disponibile a confrontare e analizzare i dati che ho elaborato, e le relative conclusioni, con dati ed esperienze di altri, in modo da meglio comprendere i punti di forza e di debolezza della procedura ed individuare cosa fare (a livello di operatori) per renderla più efficace.

  3. http://www.repubblica.it/cronaca/2016/04/01/news/un_anno_in_coda_per_dirsi_addio_cosi_si_allunga_il_divorzio_breve-136660194/
    la Repubblica, 1.4.2016, pag. 26, Maria Novella De Luca
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    UN ANNO IN CODA PER DIRSI ADDIO, COSì SI ALLUNGA IL DIVORZIO BREVE
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    Grande richiesta per la procedura a 16 euro davanti al sindaco. Da Genova a Bari, ingorgo negli uf-fici: “Mancano i funzionari”.
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    ROMA. Un ingorgo di pratiche. Da Nord a Sud. Un anno a Genova e 7 mesi a Torino. Costa poco, è vero, 16 euro per la fine di un amore, ma il paradosso è che il divorzio breve, anzi quello “facile”, è diventato lungo. Lunghissimo in alcuni casi, come a Bari, dove il primo ap-puntamento per separarsi non in tribunale, ma davanti all’ufficiale di stato civile, è per Natale del 2016. “Non ci aspettavamo una tale affluenza”, dicono nelle anagrafi dei Comuni, “le ri-chieste aumentano ogni giorno”. È la contraddizione delle cose che funzionano: partita in sordina all’inizio dello scorso anno, la rivoluzione del divorzio senza giudici né avvocati, de-cisa per snellire gli arretrati monstre della giustizia civile, sta diventando sempre più impor-tante.
    Un fiume di coppie, età media 30 o 60 anni, che si mette in fila nei nuovi uffici “Di-vorzi e Separazioni” dei Comuni italiani, per concludere il proprio matrimonio fuori dalle aule della giustizia. Con il risultato che questa formula facile e low cost sta diventando invece lun-ga tanto quando un addio davanti al giudice. “Non ce la facciamo – ammette Angelo Toma-sicchio, assessore ai Servizi demografici di Bari – Da noi l’ufficio è composto da una sola unità…La verità è che trasferendo le competenze ai Comuni si sono svuotate le aule giudizia-rie e riempiti i nostri uffici”. Non va meglio a Milano, dove i primi appuntamenti vengono fissati per il prossimo autunno. Più celere Roma, 60 giorni per essere convocati, veloce Napo-li, con 30 giorni di lista d’attesa, e Firenze, dove il divorzio è davvero “fast” visto che per comparire davanti all’ufficiale di stato civile ci vogliono “soltanto” 25 giorni.
    Proviamo a fare chiarezza. Da quasi un anno in Italia è in vigore il “divorzio breve”, la legge 55 del 2015, che ha portato i tempi di attesa tra la separazione e il divorzio da tre anni a sei mesi. Ma oltre ad essere cambiati i tempi, sono cambiati anche i luoghi e i modi per la-sciarsi. Non più soltanto in tribunale, ma anche, appunto, nei Comuni, con o senza avvocati. E all’anagrafe dirsi addio costa, unicamente, 16 euro. Un abbattimento di costi notevole, una procedura totalmente semplificata.
    Un divorzio non per tutti, però, spiega Maria Rosaria Della Corte, presidente di “Fa-mily Help”, neonata associazione di avvocati matrimonialisti. “Possono lasciarsi così soltan-to coppie che siano consensuali, non abbiano figli minori, figli disabili, o figli maggiorenni non autosufficienti. E soprattutto non abbiano patrimoni da dividere. E quindi coppie molto giovani, o al contrario di età avanzata”. Un segmento stretto dunque, gli amori che naufraga-no quando è ancora tutto da costruire, o alla fine di un matrimonio, quando l’atto di addio è soltanto una formalità.
    Racconta Teresa, 28 anni, romana, due piercing e molti tatuaggi, davanti al palazzo-ne dell’anagrafe di Roma in via Petroselli, cercando di sovrastare il rumore del traffico: “Marco e io ci siamo fidanzati a 16 anni, sposati a 22, ma poco dopo abbiamo capito che era tutto finito. Eravamo cresciuti e cambiati, non ci siamo più riconosciuti. Per fortuna non ab-biamo fatto bambini. Siamo stati tra i primi a Roma a presentarci in Comune, l’anno scorso, nemneno i funzionari sapevano ancora cosa fare. E adesso abbiamo divorziato, è stato faci-lissimo, ancora quasi non me ne rendo conto”.
    Appunto, così facile e semplice che le liste sono tanto lunghe da mandare in crisi gli uffici comunali. (A Milano 480 coppie in attesa). Perché, per adesso, a Torino come a Napoli, le “unità” distaccate ai divorzi e alle separazioni sono affidate a pochissimi funzionari. “La verità è che se questi sono i tempi – dice l’avvocato Della Corte – l’unico vero vantaggio è quello economico. Perché soprattutto se si passa alla formula con l’assistenza dei legali, le at-tese sono purtroppo ormai uguali a quelle dei tribunali”. Eppure il divorzio low cost piace, come conferma Angelo Ottavianelli, direttore dell’Anagrafe di Roma. “A ricorrere a questo istituto sono perlopiù coniugi intorno ai 30 anni, oppure intorno ai 60. E il consenso è cre-scente: sono in aumento le coppie che, dopo aver ottenuto la separazione, si ripresentano nei nostri uffici per chiedere il divorzio”.
    Per Francesca Zanasi, avvocato matrimonialista milanese, nonostante i problemi, il divorzio facile è una rivoluzione all’interno della rivoluzione del divorzio breve. “Sì, nelle grandi città i Comuni sono ingolfati, ma nei piccoli centri invece il servizio funziona benissi-mo. La verità è che, alla partenza della legge le anagrafi si sarebbero dovute riorganizzare, era evidente che la formula avrebbe avuto successo. Ma in un Paese come il nostro, dove divor-ziare era lungo, difficile e costoso, potersi lasciare quasi gratis, o comunque accorciando dra-sticamente i tempi, è davvero un grande servizio ai cittadini”.
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    Bari – Una montagna di carte per una persona sola – Anche a Bari il divorzio è “facile”, ma solo sulla carta. Le prenotazioni per le separazioni davanti all’ufficio di stato civile arrivano fino a novembre, per i divorzi addirittura fino a dicembre 2016: l’ufficio preposto alla trascrizione degli atti è composto da una sola persona e il Comune per far fronte al boom di richieste ha aumentato le ore di straordina-rio. Da gennaio sono state portate a termine 21 pratiche di separazione e 38 di divorzio. Per ora resta-no in lista 35 separazioni (fino a novembre) e 64 divorzi (entro dicembre).
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    Bologna – Attese fino a sei mesi per un appuntamento – Da giugno 2015 a gennaio 2016, in sei mesi, sono 142 le coppie che sono riuscite a divorziare davanti all’ufficiale di Stato civile del Comune di Bologna. Per ottenere il primo appuntamento col funzionario comunale hanno comunque dovuto at-tendere sei mesi, dal momento in cui hanno fatto domanda. Questo il tempo “medio” secondo lo stesso Comune per essere convocati per il primo incontro, quello preliminare. Il secondo incontro, quello de-finitivo per la separazione, viene invece fissato di solito un mese dopo.
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    Firenze – Qui il record positivo, bastano 20 / 25 giorni – Nel 2015 i divorzi facili sono stati comples-sivamente 432 ( a fronte di 680 matrimoni). Di questi 103 sono stati meri recepimenti di accordi già fatti da avvocati con apposita procedura, mentre 239 sono stati fatti direttamente di fronte all’ufficiale di stato civile. Al momento il primo appuntamento viene dato entro 20 / 25 giorni dalla richiesta. Il se-condo, per perfezionare il divorzio, viene fissato già al termine del primo incontro: in genere si tratta di pochi giorni dopo i 30 previsti dalla legge, normalmente il 35 giorno.
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    Genova – Chi chiede udienza oggi sarà ricevuto nel 2017 – Chi oggi si rivolge agli sportelli dei Servi-zi civici del Comune e chiede un appuntamento, se lo vedrà fissare a marzo 2017. Un’attesa dovuta a due fattori: la carenza di personale e l’aumento di richieste, che da giugno, da quando è stato attivato il servizio , son passate da 26 a 67 al mese (anche se in tribunale non si è registrato un particolare calo di domande). A passare dal Comune per separazioni e divorzi sono per lo più coppie giovani senza figli o coppie avanti con l’età, che di fatto vivono già separate e voglio formalizzare la cosa.
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    Milano – Con 480 coppie in fila ci si rivede ad ottobre – Dall’11 novembre del 2014 sono 200 le sepa-razioni avvenute davanti all’Ufficiale di Stato civile del Comune di Milano, 461 i divorzi (i dati più aggiornati arrivano alla fine di febbraio). Attualmente la prima data utile disponibile è il 14 ottobre: oltre sei mesi di attesa. Significa che per un divorzio, per il quale sono necessari due colloqui a distan-za di non meno di trenta giorni, bisogna attendere più di sette mesi. In questo momento sono 480 le coppie in coda che hanno fissato un appuntamento e aspettano di essere ricevute.
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    Napoli – Maratona per rispettare i ritmi della nuova legge – Per ottenere il divorzio e firmare davanti all’ufficiale di stato civile occorrono 30 giorni. Nel 2015 ci sono stati 385 accordi conclusi davanti all’ufficiale di stato civile e 312 registrazioni dei casi di negoziazione assistita dall’avvocato. “Da quando riceviamo la richiesta –spiega Luigi Loffredo, responsabile dell’Ufficio Anagrafe- entro 30 giorni fissiamo un appuntamento, in cui si manifesta la volontà della coppia. Poi devono passare, per legge, altri 30 giorni per concludere e registrare l’istanza, che ha validità retroattiva al primo appun-tamento”.
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    Palermo – Un’accelerata nel 2016 con 4 dipendenti in più – Per dirsi addio davanti ad un dipendente di Palazzo delle Aquile ci vogliono quattro o cinque mesi, in tribunale più o meno sei. Anche a Paler-mo il divorzio in Comune non è poi così breve: l’amministrazione ha distaccato 4 dipendenti che nel 2015 hanno definito 40 divorzi e 50 separazioni. Il 2016 è iniziato meglio: già definiti 35 divorzi e 10 separazioni. In attesa ci sono 91 coppie. Secondo i dati degli uffici, tra la richiesta della coppia e la convocazione per il primo appuntamento trascorrono 2 / 3 mesi, tra la stesura del primo atto e la con-ferma 35 / 40 giorni.
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    Roma – Il boom di domande ha prolungato i tempi – Dall’entrata in vigore del divorzio facile, gli uf-fici del Campidoglio sono stati presi d’assalto. Fino ad oggi sono state avviate 1.539 pratiche e nel 2016 è boom di richieste. Così i tempi si sono allungati: se all’inizio bastavano 80 gironi, oggi ne pos-sono servire anche 120, metà per il primo appuntamento. Peggio è andata ad Alessandro de Camelia: “Ci siamo sposati nel 2009 –racconti lui- ed ora abbiamo deciso di chiudere . Abbiamo già avuto un primo appuntamento il 15 dicembre, uno il 30 marzo e l’ultimo sarà il 16 giugno”. Totale sei mesi.
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    Torino – In arrivo 15 impiegati per potenziare il servizio –Il Comune di Torino ha attivato il servizio per il divorzio low cost il 15 gennaio 2015 ed ha dedicato tre soli dipendenti all’ufficio che riceve le richieste e fissa prima e seconda convocazione. Così in breve si è arrivati ad un’attesa media di sette mesi mentre il tribunale civile ne impiega al quattro, al massimo cinque. Il costo all’Anagrafe è di soli 16 euro mentre di fronte al giudice è di 40 più la parcella dell’avvocato. Il responsabile del servizio annuncia che saranno dedicate d’ora in poi 15 persone in più per potenziare il servizio.

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