La Statale sbaraglia gli avversari e arriva alle semifinali della ICC mediation competition di Parigi

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FullSizeRender (1)di  Elisabetta Colombo, Elena Dainotto, Greta Munari e Oksana Oleneva

Quante volte nella vita capita di potersi fermare e capire che quello è il momento della svolta, quel momento che è destinato a lasciare un segno per tutta la vita? Per noi quel momento è stato quindici giorni fa, a Parigi. Nella ville lumière ad inizio febbraio si è svolta presso la Camera di Commercio Internazionale l’undicesima International Commercial Mediation Competition, che ha visto la partecipazione di 66 squadre provenienti dalle università di tutto il mondo; noi siamo state il team che ha rappresentato l’Università degli Studi di Milano. Partiamo dalla fine: non abbiamo vinto, ma ci sentiamo lo stesso un po’ vincitrici. Siamo tre futuri avvocati ed una studentessa di Scienze Cognitive, guidate da Nadia Milone e Maria Francesca Francese, socie dello studio legale Milex e preziose coaches, e ispirate dai corsi universitari del Professor Luigi Cominelli per Giurisprudenza e della Professoressa Chiara Guglielmetti per Scienze Cognitive. Grazie al loro supporto, abbiamo attraversato quasi tutti i rounds della competizione per fermarci nella semifinale, aggiudicandoci uno storico quarto posto, prima volta per una squadra italiana, proprio contro gli ottimi avversari della squadra australiana dell’Università del New South Wales che si è aggiudicata il primo premio.

Partecipare alla competizione di Parigi è stata per noi l’occasione per compiere il salto dalla teoria alla pratica, mettendo alla prova le nostre abilità, superando i nostri limiti e acquisendo nuove competenze. Molti ci chiedono cosa ci abbia lasciato questa competizione, ed è difficile comprimere tutto in poche parole. Potremmo dilungarci a parlare dell’ascolto attivo, dell’empatia, della necessità di conoscere e comunicare i propri sentimenti, senza mai dimenticare il realismo commerciale delle richieste e delle soluzioni, oppure descrivere lo stimolante ambiente internazionale in cui ci siamo calate o – perché no? – l’importanza di abituarsi a vedere opportunità dove c’è un conflitto; davvero tante e importanti sono le lezioni che abbiamo tratto da questa nostra esperienza. Una cosa però pensiamo che valga proprio la pena dirla: lo spirito di squadra e la flessibilità sono i due elementi che hanno fatto la differenza. Grazie ad un consolidato team work, ci siamo rese conto di quanto sia stata importante la grande intesa che si è creata all’interno della squadra, che ci ha permesso di dare sempre il giusto sostegno e supporto reciproco al tavolo della mediazione, ma, soprattutto, si è rivelata fondamentale durante il momento della preparazione dei casi, dove le nostre capacità individuali sono riuscite a fondersi ed integrarsi. Siamo rimaste molto sorprese dalla facilità con cui siamo riuscite a connetterci sia a livello personale che durante le sessioni di lavoro e questi momenti rimarranno certamente tra i più importanti e significativi. Ci rendiamo conto che, per certi aspetti, ormai la mediazione fa parte della nostra vita.
Inoltre, abbiamo rilevato come la chiave del successo sia stata la flessibilità. La capacità di reagire adattandosi a qualsiasi situazione e la rapidità nel modificare la strategia direttamente al tavolo ci hanno permesso di non perdere di vista il nostro obiettivo distinguendoci da squadre molto preparate, ma rigide nell’impostazione.
Concludendo, pensiamo che la competizione internazionale di Parigi sia stata per noi l’occasione per iniziare un percorso di crescita personale, e siamo molto felici di aver intrapreso questo cammino tutte insieme.

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