Bail-in e Decreto “Salva banche”: arbitrato e/o mediazione?

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di Giovanni Matteucci

Al fine di gestire in maniera uniforme nei Paesi membri le crisi bancarie, senza ricorrere all’intervento degli Stati, l’Unione Europea ha approvato la BRRD Bank Recovery and Resolution Directive, Direttiva 2014/59/UE .
Se una banca è in situazione di dissesto, si possono:
– vendere parte delle sue attività ad un acquirente privato;
– trasferire i NPL (non performing loans) ad un veicolo (bad bank) che provveda alla loro liquidazione;
– attribuire attività e passività ad un veicolo (bridge bank) che ne assicuri la gestione; tale veicolo andrà messo in vendita in tempi ragionevoli;
– da ultimo, attuare il bail-in (salvataggio interno alla banca), tramite svalutazione / azzera-mento di azioni e crediti per assorbire le perdite, senza costi per i contribuenti.

L’intervento pubblico è previsto in situazioni assolutamente eccezionali, nel caso di rischi sistemici.
Le attività passibili di svalutazione / azzeramento sono, in ordine di priorità:
– azioni e strumenti di capitale;
– obbligazioni subordinate (junior debt);
– obbligazioni non subordinate (senior debt);
– depositi oltre i 100.000 euro.
Esclusi : depositi con saldo fino a 100.000 euro; obbligazioni garantite (es., certificati di deposito coperti dal Fondo di garanzia); debiti verso dipendenti, fisco, enti previdenziali e fornitori.
L’iter di recepimento della Direttiva 2014/59/Ue nell’ordinamento giuridico italiano si è concluso con l’approvazione dei decreti legislativi 18/2015 e 181/2015.

Decorrenza del bail-in, 1.1.2016.
Da alcuni anni, in Italia, quattro banche (Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio della provincia di Chieti) presentavano accentuati elementi di criticità. La piena operatività del bail-in, dall’ inizio del 2016, avrebbe comportato conseguenze nefaste per la loro sopravvivenza, per la stragrande maggioranza dei loro clienti e per i territori di appartenenza. Con estrema urgenza, quindi, il 22 novembre 2015 è stato il D.L. 183/2015 , da subito denominato “Salva banche” da alcuni, “Ammazza obbligazionisti” da altri.

Infatti:
– i NPL , svalutati di oltre l’80 %, sono stati trasferiti ad una bad bank;
– la liquidità, le posizioni di rischio non critiche ed altre attività sono state assegnate a quat-tro bridge banks, da rivendere al miglior offerente in tempi non lunghi;
– le obbligazioni subordinate in mano a 12.459 clienti, per un valore complessivo di euro 431 milioni di euro, sono state azzerate (unitamente alla totale perdita di valore delle azioni)
http://www.repubblica.it/economia/2015/12/13/news/salva_banche_ci_sono_12_500_obbligazionisti_coinvolti-129410220/?ref=HRER1-1
Clienti nella stragrande maggioranza piccoli risparmiatori, convinti di aver investito il loro denaro in maniera sicura: guadagni modesti ma garanzia del capitale. Per di più, nella maggior parte dei casi, sembra senza adeguata informazione sul rischio cui andavano incontro da parte egli istituti di credito che vendevano loro i prodotti finanziari. Molte di queste persone hanno perso i risparmi di una vita, una si è suicidata. Ben poco ancora si legge di eventuali aziende, cui erano stati concessi fidi contestualmente alla sottoscrizione di quei titoli; i loro affidamenti verranno confermati ?
Il Governo italiano aveva pensato ad una soluzione indolore per gli obbligazionisti, censurata dalla Commissione europea come aiuto pubblico e, quindi, contraria alla direttiva da poco entrata in vigore. Rimpallo di attribuzione di responsabilità tra Governo e Commis-sione, che ha portato anche ad un’inusuale pubblicazione della lettera con cui i commissari ai Servizi finanziari e alla Concorrenza ribadivano l’impossibilità di ricorrere ad aiuti di Stato http://it.reuters.com/article/bondsNews/idITL8N14C1IB20151223 .
In Italia le proteste, anche di piazza, sono state numerose e si prospettano molte mi-gliaia di controversie legali. Il governo, con la Legge di Stabilità per il 2016 (commi dall’855 all’861) ha dato vita ad un fondo massimo di 100 milioni di euro (alimentato principalmente dal ceto bancario) ed ha preannunciato la costituzione di un organismo arbitrale, che analizzi le situazioni una per una e, lì dove riscontri non osservanza della normativa, deliberi un ristoro totale / parziale delle perdite. Considerato il forte divario tra le somme perse e quelle disponibili, è altamente probabile che l’intervento dell’arbitro non sarà risolutivo e che le cancellerie dei tribunali verranno intasate, ancor di più rispetto all’esistente. Inoltre, non è improbabile che le bridge banks perdano clienti e depositi, con una riduzione degli effetti positivi dell’azione di risanamento. Arbitrato tra i clienti che reclamano i loro soldi e quale controparte ? in pratica lo Stato. Last but not least, le elezioni amministrative alle porte (primavera 2016), per cui il problema di migliaia di persone sarà utilizzato come clava politica e non analizzato in maniera razionale.
Ben difficile, quindi, che l’arbitrato possa risolvere la questione. Ad esso si potreb-be affiancare un altro strumento, la MEDIAZIONE, anche perché la Legge di Stabilità 2016, all’ art. 1, comma 857, lettera d, stabilisce che con decreto ministeriale saranno definite “le procedure da esperire, che possono essere in tutto o in parte anche di natura arbitrale”.
Le parti in questa controversia sono :
– gli obbligazionisti subordinati, che vogliono rivedere i loro denari;
– le bridge banks, che (al fine di mantenere appetibilità nei confronti di potenziali acquirenti) hanno interesse a mantenere i depositi e recuperare reputazione; la “buona fama” perduta non la si riacquista solo con la pulizia dei bilanci ed il cambio dell’alta direzione perché, come ammoniva Einaudi, “I risparmiatori hanno gambe da lepre e memoria da elefante” ;
– la bad bank, che ha interesse a liquidare in maniera redditizia i propri assets, peraltro in carico a valori di ultra-saldo;
– gli scheletri delle vecchie banche, gusci ormai vuoti.
Controversa, da un punto di vista giuridico, la responsabilità civile delle bridge banks e della bad bank ; in altre parole, superfetazione del numero delle controversie giudi-ziali, compresa l’eccezione di costituzionalità.
Per cui, “focus on interest, not position”.
L’arbitrato può giungere ad un’unica soluzione: ragione o torto (e non ci saranno denari sufficienti per tutti coloro che risulteranno aver ragione). Non prende in considera-zione scelte alternative, che tengano conto di eventuali altre necessità dei soggetti contrapposti. Possibilità, invece, realizzabile con la procedura di mediazione.
Per esempio :
– se qualcuno ha perso i soldi che aveva messo da parte per comprare la casa per sé o per il figlio, oltre ad un ristoro parziale della perdita, in mediazione si potrebbe concordare un mutuo ventennale (da parte della bridge bank) a tasso particolarmente contenuto e spese zero; oppure potrebbe esserci qualche immobile, collegato ad una posizione in carico alla bad bank, che potrebbe essere ceduto al cliente ad un prezzo particolarmente vantaggioso: soddisfatto quest’ ultimo e guadagno per la bad bank;
– se qualcuno ha perso denari, che gli sarebbero serviti per integrare la pensione futura, oltre ad un ristoro parziale, in mediazione si potrebbe convenire per un fondo individuale pensionistico (che attualmente rende ben di più dei tassi correnti e gode di agevolazioni fiscali consistenti) con un versamento iniziale di vari anni da parte della bridge bank (onere annuo modesto e spalmato nel tempo, fidelizzazione del rapporto);
– se qualcuno ha perso risparmi accantonati per eventuali spese mediche, o per l’assistenza sanitaria in vecchiaia, oltre ad un ristoro parziale, la bridge bank potrebbe offrire una polizza sanitaria o una long term care pagando i premi per i primi dieci anni (anche qui, onere annuo modesto e spalmato nel tempo, fidelizzazione del rapporto);
– se si tratta di un’impresa (in buona parte escluse dal provvedimento del governo – Il ricorso la Fondo di solidarietà “è riservato agli investitori che siano persone fisiche, imprenditori individuali, nonché imprenditori agricoli o coltivatori diretti” ; Legge di Stabilità 2016, c.855), oltre ad un ristoro parziale, in mediazione si potrebbe convenire un finanziamento pluriennale a tasso molto modesto, erogato dalla bridge bank, e l’assistenza gratuita da parte di quest’ultima per partecipare alla selezione per un finanziamento europeo (compresi i fondi destinati dalle regioni italiane alle aree in crisi);
– oltre al ristoro parziale nei confronti di obbligazionisti subordinati, la bridge bank potreb-be offrire loro obbligazioni (NON subordinate !) per esempio a cinque anni, con opzione, alla scadenza, di restituzione del capitale o conversione in azioni (in pratica, l’alternativa alla firma di cambiali da parte di un debitore con carenza di denaro).
In una controversia dove una delle parti è un fornitore di più prodotti o più servizi, quale una banca, le possibilità di trovare una soluzione aumentano in maniera esponenziale. E, scandagliando le varie necessità dei soggetti, si può giungere ad un accordo, se non ottimale, quanto meno soddisfacente per tutti. E con un beneficio, indiretto, per i territori in cui costoro vivono ed operano.
La mediazione, inoltre, potrebbe essere utile anche alla bad bank : la “mediation in bankruptcy” è utilizzata da decenni negli Usa e sta per entrare nella normativa italiana per la gestione della crisi di impresa e dell’insolvenza
http://www.mondoadr.it/cms/articoli/mediation-bankruptcy-prossima-ventura-italia.html .
Il tutto su base volontaria e gestita tra privati. Per cui la Commissione europea non si opporrebbe. Anzi ! E l’esperienza italiana potrebbe divenire caso di studio per altri Paesi membri, dove si stanno riscontrando problematiche analoghe .

22 COMMENTI

  1. http://www.lastampa.it/2016/01/18/economia/i-cinque-motivi-per-cui-mps-crolla-in-borsa-FfqkCnXWYJMcRmn50k0FlK/pagina.html

    La Stampa, 18.01.2016

    I cinque motivi per cui Mps crolla in Borsa

    A Piazza Affari è un lunedì nero per i titoli bancari. La peggiore, ancora una volta, è Monte dei Paschi di Siena, … . Ecco perché, secondo gli analisti, il titolo dell’istituto viaggia ai minimi storici.
    1. La fragilità della banca, … .

    1. Sul titolo pesa anche il ritardo nella bad bank, il tanto atteso «parcheggio» per i crediti de-teriorati del sistema bancario italiano. Su questo fronte Mps sta tentando dei passi avanti an-che per migliorare il proprio appeal nei confronti di un possibile acquirente. A fine anno, Mps ha ceduto sofferenze per un miliardo di euro. … .

    1. Tuttavia alcuni analisti temono che operazioni di questo genere possano riservare sorprese in termini di svalutazione.

    1. Nel frattempo non pare ci siano acquirenti all’orizzonte …. ..

    1. Le polemiche e le tensioni dopo il fallimento delle quattro banche portano una parte dei correntisti a considerare lo spostamento dei depositi verso banche percepite come più solide.

  2. Il Tirreno, 20.01.2016, pag. 9

    Banca Etruria – A Grosseto 101 risparmiatori fanno domanda di mediazione

    Farsi carico dei risarcimenti (non degli indennizzi) invitando rapidamente il presidente delle 4 good bank – nate dopo il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti – Roberto Nicastro, a voler istituire con le associazioni dei consumatori delle commissioni di conciliazione. E’ la richiesta avanzata da Confconsumatori all’incontro organizzato dai vertici delle nuove banche nel corso della quale l’associazione ha ribadito che tutti gli obbligazionisti faranno causa alle good bank. Giaà stamani, a Grosseto, Confconsumatori depositerà la prima domanda di mediazione contro NUOVA Banca dell’Etruria per 101 risparmiatori per un totale di circa 2,4 milioni di euro. ….. .

    http://www.milanofinanza.it/news/banche-codacons-ricorre-al-tar-lazio-contro-bail-in-201601191236001681
    Milano Finanza, 20.01.2016

    Banche Codacons ricorre al Tar Lazio contro bail-in

    ROMA (MF-DJ)–E’ stato notificato questa mattina al Tar del Lazio il ricorso del Codacons e di 250 risparmiatori rappresentati dall’associazione contro i provvedimenti della Banca d’Italia adottati in attuazione della legge sul bail-in, che hanno portato all’azzeramento del valore dei titoli a danno degli investitori di Banca Marche, BancaEtruria, Carichieti e Carife.
    Col ricorso notificato oggi, si legge in una nota, il Codacons intende portare il decreto dinanzi la Corte Costituzionale, al fine di ottenerne l’annullamento per manifesta incostituzionalità, e giungere a rimborsi integrali dei titoli in favore dei risparmiatori. “Ora il Tar dovrà sollevare questione di costituzionalità e portare le norme sul bail-in dinanzi la Consulta – spiega il presidente Carlo Rienzi – Se i giudici riterranno fondati i nostri rilievi, verrebbe annullato in automatico l’azzeramento del valore dei titoli, e i risparmiatori tornerebbero in possesso dei soldi persi”. …… .

  3. http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2016/01/21/news/etruria-i-beffati-ora-passano-al-contrattacco-1.12815978
    Il Tirreno, 21.1.2016, pag. 2 – Giovanni Mezzana

    Etruria, i beffati ora passano al contrattacco

    ….. Grosseto, Camera di Commercio, ore 11 di mercoledì 20 gennaio. Marco Festelli, avvocato grossetano, incaricato da Confconsumatori di occuparsi a livello nazionale degli effetti della debacle Etruria, deposita un’istanza per la mediazione obbligatoria, primo passo per le controversie finanziarie. È il primo procedimento che dal fronte dei beffati parte contro l’istituto aretino. Punta a tutelare 101 risparmiatori grossetani; 2 milioni e 463.000 euro è il valore – bruciato – delle obbligazioni subordinate che detenevano; il 90% di loro possiede anche qualche azione, ma i legali hanno deciso di rimandare la partita (più complicata) dei titoli azionari a quando ci sarà l’esito dell’indagine penale.
    In 85 hanno comprato obbligazioni in occasione delle ultime tre emissioni di Banca Etruria, quelle di giugno-dicembre 2013, per cui l’istituto toscano sfornò titoli per 180 milioni complessivi. Quattro risparmiatori dei 101 si sono presi le subordinate nel 2010 quando Etruria fece un’emissione light. In dodici le hanno opzionate nel 2006: era l’esordio del piazzamento. …. .
    È pensionato l’80% della carica dei 101; il resto, sono imprenditori. … In media ciascuno di questi risparmiatori ha investito 25.000 euro: si oscilla da punte minime di 3.000 euro a una punta massima da 300.000 euro, è il caso di una famiglia di tre persone, cointestatari dei titoli tossici.
    … Con l’istanza di mediazione, l’associazione chiede «un risarcimento pari al capitale investito» e cioè 2 milioni e 463.000 euro «più i frutti non goduti dell’investimento dal novembre 2015 fino alla naturale scadenza dei titoli: il 2016 o il 2018 o il 2023». Confconsumatori chiede «il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale perché quei titoli non erano adeguati alla clientela».
    «Le obbligazioni subordinate sono strumenti finanziari strutturati – dice il legale – equiparabili ai derivati» … . L’associazione dei consumatori chiede che sia la nuova banca – Nuova Banca Etruria – a rispondere, secondo l’articolo 2.555 del Codice civile che riguarda il trasferimento di azienda, tant’è che alla good bank sono state messe in capo sia le attività (portafoglio-clienti e dunque conti correnti, mutui) che le passività: …. . La Nuova Etruria risponderà «se in sede di vendita dei titoli – precisa Festelli – ci sono stati errori e inadempimenti e non è stata rispettata la necessaria prudenza, perizia e diligenza previste dal Testo Unico in materia di intermediazione finanziaria». … .

  4. http://www.banchedati.ilsole24ore.com/EstrazioneDoc.do?product=BIG&doctype=HTML&iddoc=FM20160312018ACRWt4kC

    Plus24 – Il Sole 24 Ore, 12.03.2016, pag. 18; Nicola Borzi

    Crediti fiscali, il nodo delle banche “risolte”

    Sarà difficile evitare le cause di azionisti, bondisti subordinati e creditori: il passato di CariFerrara, CariChieti, Etruria e Banca Marche tornerà a colpire chi gestisce e chi acquisterà le quattro nuove banche sorte dalla risoluzione decisa dal decreto “salva banche”. Nonostante le rassicurazioni sulla “non aggredibilità” delle nuove banche, si accumulano le prove che i quattro nuovi istituti non solo gestiscono rapporti giuridici coi clienti (conti correnti, conti titoli, mutui) che non hanno segnato soluzione di continuità, ma sono anche collegati a livello patrimoniale e fiscale alle quattro banche “risolte”. Basta osservare l’effetto patrimoniale del trattamento delle sofferenze delle “banche risolte” che il 22 novembre sono stati svalutate al 17,5% circa.
    .
    La svalutazione delle sofferenze in fase di risoluzione non ha per ora consentito di trasferire dalle vecchie alle nuove banche circa 700 milioni di crediti d’imposta che consentiranno ai futuri acquirenti delle nuove banche di ridurre a lungo termine il carico fiscale. Lo ha rilevato il primo marzo Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Banca d’Italia, nella sua audizione alla commissione Finanze della Camera sul decreto per la riforma delle Bcc e la garanzia statale per le sofferenze (Gacs). Il capo della vigilanza rilevava infatti che: «L’articolo 15 disciplina il regime fiscale della cessione di diritti, attività e passività di un ente sottoposto a risoluzione a un ente ponte, escludendo che tali cessioni implichino realizzo di plusvalenze o minusvalenze a fini fiscali e permettendo il subentro dell’ente ponte nella posizione dell’ente in risoluzione in relazione ai diritti, attività e passività cedute, nonché il trasferimento delle perdite fiscali pregresse. La norma si applica dalla data di entrata in vigore del decreto; ciò non consente l’applicazione della stessa ai quattro interventi di risoluzione già adottati nel novembre 2015, ma solo a eventuali interventi futuri. Tale aspetto andrebbe sanato in sede di conversione», auspicava infine il capo della Vigilanza. Sono intanto spuntati due emendamenti al di Dl proposti da Marco Causi (Pd) che chiedono di modificare il testo come indicato da Barbagallo.
    .
    Dunque la valutazione provvisoria delle nuove banche per la loro cessione è stata fatta recuperando i crediti di imposta delle vecchie banche, calcolati sui bilanci a fine 2014, ma non i benefici fiscali sulla nuova svalutazione delle sofferenze che per le quattro banche “risolte” varrebbe 700 milioni. Basterebbe dunque modificare il decreto Bcc per generare una sopravvenienza attiva per gli acquirenti di pari importo. Le attività per imposte anticipate (Dta) si commutano in crediti d’imposta in rapporto di uno a uno quando si azzera il capitale sociale. «Con la risoluzione, la nuova svalutazione monstre dei non performing loans fatta da Banca Italia ha generato crediti di imposta per altri 700 milioni», afferma Alvise Aguti, consulente del comitato Risparmiatori vittime del “salva banche”. «In sede di risoluzione si è passati da un importo netto di sofferenze di 4 miliardi (8,5 miliardi lordi) a 1,5 miliardi, con una svalutazione quindi di 2,5 miliardi pari a un nuovo credito di imposta di 750 milioni. A questo si somma la quota del 30% dell’ azzeramento dei beni immateriali (avviamento eccetera) per 50 milioni circa. Per la sola Etruria al 22 novembre c’era un tesoretto di crediti d’imposta per 320 milioni passato alla nuova banca», conclude Aguti.
    .
    Lo conferma Banca Italia nelle risposte sulla risoluzione: «La materia dei crediti d’imposta è oggetto di una disciplina recente, contenuta nell’articolo 3 del decreto legge del 22 novembre 2015. Per effetto di tale disposizione, la quasi totalità delle attività fiscali anticipate presenti nei bilanci delle banche oggetto di risoluzione è stata convertita, con effetto immediato (anziché al momento dell’approvazione del bilancio dell’amministrazione straordinaria), in credito d’imposta e trasferita ai nuovi enti ponte». Un appiglio non da poco per chi punta a dimostrare la completa continuità aziendale e societaria a favore da risparmiatori “azzerati”.

  5. http://www.investireoggi.it/economia/bail-in-prima-banca-fallita-con-le-nuove-regole-tagliati-pure-i-bond-senior/

    Investire Oggi, 11.4.2016, Giuseppe Timpone

    Austria – Bail in, prima banca fallita con le nuove regole, tagliati pure i bond senior

    Bail-in, primo caso di applicazione delle nuove norme in Europa. L’Austria impone anche sui creditori senior perdite per il 54% del valore dei bond, dopo avere azzerato le obbligazioni subordinate.

    Mentre in Italia, il Tesoro è al lavoro per trovare una soluzione concertata tra banche e Cdp per smaltire le elevate sofferenze delle prime e finanziare i loro aumenti di capitale con modalità non tali da fare drizzare le antenne della Commissione europea sugli aiuti di stato, ai suoi confini si sta dando vita al primo caso europeo di “bail-in”. Come dire, finora abbiamo scherzato e parlato, adesso arrivano i fatti.
    La Consob di Vienna, la Finanzmarktaufsicht, ha annunciato nelle scorse ore che sottoporrà alle nuove regole previste dalla Bank recovery and resolution directive (Brrd) la Heta Asset Resolution AG, la banca della Carinzia, che eredita le spoglie della Hypo Alpe-Adria Bank. In seguito a tale decisione, le obbligazioni subordinate sono state azzerate, mentre i bond senior sono stati tagliati del 53,98%. Cancellati anche tutti gli interessi a decorrere dall’1 marzo del 2015, data del salvataggio della vecchia banca. Inoltre, tutte le scadenze sono state armonizzate e rinviate al 31 dicembre del 2023.
    L’authority ha spiegato, infatti, che le dispute legali si chiuderanno presumibilmente entro il 2023 e solo per allora sarà possibile la distribuzione degli assets bancari tra i creditori. I due co-chief dell’authority, Helmut Ettl e Klaus Kumpmueller, hanno dichiarato che “una risoluzione ordinata appare più vantaggiosa di una dichiarazione di insolvenza”.
    Il caso austriaco, però, è più complicato di quanto si pensi, come ammette il ministro delle Finanze, Hans Joerg Schelling, che pure pone l’accento sul fatto che il “bail-in” sia in attuazione, pur con tutte le criticità sul piano legale. Infatti, la provincia della Carinzia aveva garantito gli assets della vecchia Hypo per 11 miliardi di euro, per cui la stessa Vigilanza ritiene che vi sarebbero in vista contestazioni da parte dei creditori per ottenere dall’ente locale 6,4 miliardi, ovvero il valore cancellato dei bond senior. La posizione del governo sul punto è ferma: nessun rimborso è possibile, perché ciò sarebbe incompatibile con le nuove regole europee, entrate in vigore lo scorso 1 gennaio.

  6. http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-05-03&atto.codiceRedazionale=16G00076&elenco30giorni=true

    Decreto legge 3 maggio 2016, n. 59
    Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione
    (16G00076) (GU Serie Generale n.102 del 3-5-2016) in vigore dal 04/05/2016
    ………………..

    Capo II 


    Misure in favore degli investitori in banche in liquidazione

    Art. 8 – Definizioni

    1. Ai fini del presente capo si intendono per:
    a) «investitore»: la persona fisica, l’imprenditore individuale, anche agricolo, e il coltivatore diretto, o il suo successore mortis causa, che ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati indicati nell’articolo 1, comma 855, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (di seguito: «Legge di stabilità per il 2016»), nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con la Banca in liquidazione che li ha emessi;
    b) «Banca in liquidazione» o «Banca»: la Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca delle Marche S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Cassa di risparmio di Chieti S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa;
    c) «Nuova Banca»: la Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a., la Nuova Banca delle Marche S.p.a., la Nuova Banca popolare dell’Etruria e del Lazio S.p.a., la Nuova Cassa di risparmio di Chieti S.p.a., istituite dall’articolo 1 del decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183;
    d) «Fondo di solidarietà»: il Fondo istituito dall’articolo 1, comma 855, della legge di stabilità per il 2016;
    e) «Fondo»: il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi quale gestore del Fondo di solidarietà di cui alla lettera d);
    f) «prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione o al collocamento degli strumenti finanziari subordinati»: la prestazione di ciascuno dei servizi ed attività di cui all’articolo 1, comma 5, e all’articolo 25-bis del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo del 24 febbraio 1998, n. 58, ove nella prestazione di tale servizi o attività sono stati in qualsiasi forma e con qualsiasi modalità acquistati o sottoscritti dall’investitore i suddetti strumenti finanziari subordinati, nell’ ambito di un rapporto negoziale con la Banca in liquidazione;
    g) «MTS»: il Mercato telematico all’ingrosso dei titoli di Stato (MTS) gestito dalla Società per il Mercato dei Titoli di Stato – MTS S.p.A.

    Art. 9 – Accesso al Fondo di solidarietà con erogazione diretta

    1. Gli investitori che hanno acquistato gli strumenti finanziari di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a) entro la data del 12 giugno 2014 e che li detenevano alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione possono chiedere al Fondo l’erogazione di un indennizzo forfettario dell’ammontare determinato ai sensi del comma 3, al ricorrere di una delle seguenti condizioni:
    a) patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore di valore inferiore a 100.000 euro;
    b) ammontare del reddito lordo dell’investitore ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nell’anno 2015 inferiore a 35.000 euro.
    2. Il valore del patrimonio mobiliare di cui al comma 1, lettera a), risulta dalla somma di:
    a) patrimonio mobiliare posseduto al 31 dicembre 2015, esclusi gli strumenti finanziari di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), calcolato secondo i criteri e le istruzioni approvati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Direzione generale per l’inclusione e le politiche sociali di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento delle finanze 29 dicembre 2015, n. 363, recante approvazione del modello tipo di dichiarazione sostitutiva unica (DSU), nonché delle relative istruzioni per la compilazione, ai sensi dell’ articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159;
    b) il corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), detenuti alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione, al netto degli oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto.
    3. L’importo dell’indennizzo forfetario è pari all’80 per cento del corrispettivo pagato per l’ acquisto degli strumenti finanziari di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), acquistati entro il 12 giugno 2014 e detenuti alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione, al netto di:
    a) oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto;
    b) la differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un Buono del Tesoro poliennale in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di Buoni del Tesoro Poliennali in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina.
    4. Ai fini del calcolo della differenza di cui al comma 3, lettera b), il rendimento degli strumenti finanziari subordinati è rilevato alla data di acquisto o di sottoscrizione, mentre il rendimento del Buono del Tesoro Poliennale di durata finanziaria equivalente o dei BTP usati per l’interpolazione è determinato sulla base della loro quotazione di chiusura, alla medesima data, nel mercato regolamentato dei titoli di Stato MTS.
    5. L’importo di cui al comma 3, lettera b), è calcolato moltiplicando tra loro:
    a) la differenza tra i rendimenti di cui al comma 4;
    b) gli anni e la frazione d’anno trascorsi dalla data di acquisto o di sottoscrizione degli strumenti finanziari subordinati e la data del provvedimento di risoluzione delle Banche in liquidazione;
    c) il corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari subordinati al netto di oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto.
    6. L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario deve essere presentata, a pena di decadenza, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. La presentazione di tale istanza non consente il ricorso alla procedura arbitrale di cui all’articolo 1, commi da 857 a 860 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
    7. L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario è indirizzata al Fondo. Nell’istanza sono indicati:
    a) il nome, l’indirizzo e l’elezione di un domicilio, anche digitale;
    b) la Banca in liquidazione presso la quale l’investitore ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati;
    c) gli strumenti finanziari subordinati acquistati, con indicazione della quantità, del controvalore, della data di acquisto, del corrispettivo pagato, degli oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto e, ove disponibile, del codice ISIN.
    8. L’investitore allega all’istanza i seguenti documenti:
    a) il contratto di acquisto degli strumenti finanziari subordinati;
    b) i moduli di sottoscrizione o d’ordine di acquisto;
    c) attestazione degli ordini eseguiti;
    d) copia della richiesta di pagamento, alla Banca in liquidazione, del credito relativo agli strumenti finanziari subordinati;
    e) una dichiarazione sulla consistenza del patrimonio mobiliare, calcolato ai sensi del comma 2, ovvero sull’ammontare del reddito di cui al comma 1, lettera b), resa ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, contenente espressa dichiarazione di consapevolezza delle sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni non veritiere e falsità negli atti a norma dell’articolo 76 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000.
    9. Il Fondo verifica la completezza della documentazione e, sulla base di questa, la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1, calcola l’importo dell’indennizzo ai sensi del comma 3 e procede alla liquidazione entro il termine di sessanta giorni dalla richiesta.
    10. Gli investitori che intendono accedere alle risorse del Fondo di solidarietà e che non hanno presentato l’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario di cui ai commi da 1 a 9, possono esperire, in via alternativa a tale istanza, la procedura arbitrale di cui all’articolo 1, commi da 857 a 860 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. L’attivazione della procedura arbitrale preclude la possibilità di esperire la procedura di cui ai commi da 1 a 9. Ove questa sia stata già attivata la relativa istanza è improcedibile. L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario di cui ai commi da 1 a 9 in relazione a strumenti finanziari acquistati entro la data del 12 giugno 2014 non preclude l’accesso, da parte dei medesimi investitori, alla procedura arbitrale in relazione a strumenti finanziari acquistati oltre la suddetta data.

    Art. 10 – Disposizioni transitorie ed abrogazione di norme

    1. All’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 sono apportate le seguenti modifiche:
    a) il comma 856 è sostituito dal seguente: «856. Il Fondo di solidarietà è alimentato, sulla base delle esigenze finanziarie connesse alla corresponsione delle prestazioni dal Fondo interbancario di tutela dei depositi istituito ai sensi dell’articolo 96 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.»;
    b) al comma 857, le parole: «novanta giorni» sono sostituite dalle seguenti: «centottanta giorni».

  7. Plus 24 – Il Sole 24 Ore, 21.5.2016 pag. 6
    Nicola Borzi

    Banche “risolte”, strada in salita per la vendita

    “Saremmo non logici a non riconoscere che questo non è un momento facile. Anche perché ci sono altre sei-sette banche in vendita, oltre alle quatto” ‘risanate’. “E’ più un mercato del compratore che del venditore”. Se lo dice Roberto Nicastro, il presidente delle ‘nuove’ Banche Marche, Etruria, Carife e Carichieti, c’è da credergli. Non a caso le offerte per le good bank emerse dalla ‘risoluzione’ del 22 novembre non sono fioccate: Nicastro ha ben da dire che “le quattro banche sono pulite” e “sono ripartite” con quasi 5 miliardi di fidi e 400 milioni di mutui. Ma, ammette, “della decina di offerte è vero che c’è stato meno interesse dall’Italia di quanto sperato”. Le offerte hanno fatto emergere interesse di fondi di private equity, che andranno valutati “con l’attenzione che siano soggetti serie A”. Rispetto alle 26 manifestazioni di interesse presentate nei mesi scorsi, le offerte, tutte non vincolanti, sono una decina: l’obiettivo resta quello di vendere entro la scadenza recentemente prorogata dalla UE dal 30 aprile al 30 settembre, ma il percorso è dunque tutto in salita.
    ……… Per Morando ”se avessimo accettato o accettassimo di mettere in capo alle quattro banche per legge vincoli sul trattamento dei vecchi azionisti oppure sulle ‘clausole sociali’, creeremmo oggettivamente l’impossibilità di vendere le quattro banche”. Le clausole sociali vincolerebbero la vendita alla tutela dei livelli occupazionali e delle relazioni economiche con i territori. Nicastro ha però ribadito che “possiamo e vogliamo aggiungere alla leva del prezzo anche un patto con il territorio, cioè richiedere (al compratore) un impegno sull’occupazione” e di destinazione delle risorse al territorio. Sono oltre seimila le famiglie dei bancari e dei lavoratori dell’indotto, ma sono 130mila i clienti del territorio in cerca di tutele: 10.500 investitori retail che avevano acquistato bond subordinati e 120mila azionisti. Senza rispondere alle loro richieste, anche in termini di moral suasion sugli acquirenti, per le nuove banche ipotizzare di tenere o aumentare la raccolta sarà molto difficile.

  8. http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-07-02&atto.codiceRedazionale=16A04966&elenco30giorni=false
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    L. 119/2016 – Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione.
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    GU Serie Generale n.153 del 2-7-2016, in vigore dal 3.7.2016

    Capo II – Misure in favore degli investitori in banche 
in liquidazione
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    Art. 8 – Definizioni
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    1. Ai fini del presente capo si intendono per:
    a) «investitore»: la persona fisica, l’imprenditore individuale, anche agricolo, e il coltivatore diretto, o il suo successore mortis causa, che ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati indicati nell’art. 1, comma 855, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (di seguito: «Legge di stabilità per il 2016»), nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con la Banca in liquidazione che li ha emessi;
    b) «Banca in liquidazione» o «Banca»: la Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca delle Marche S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Cassa di risparmio di Chieti S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa;
    c) «Nuova Banca»: la ((Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a.,)) la Nuova Banca delle Marche S.p.a., la Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.a., la Nuova Cassa di risparmio di Chieti S.p.a., istituite dall’art. 1 del decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183;
    d) «Fondo di solidarietà»: il Fondo istituito dall’art. 1, comma 855, della legge di stabilità per il 2016;
    e) «Fondo»: il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi quale gestore del Fondo di solidarietà di cui alla lettera d);
    f) «prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione o al collocamento degli strumenti finanziari subordinati»: la prestazione di ciascuno dei servizi ed attività di cui all’art. 1, comma 5, e all’art. 25-bis del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo del 24 febbraio 1998, n. 58, ove nella prestazione di tale servizi o attività sono stati in qualsiasi forma e con qualsiasi modalità acquistati o sottoscritti dall’investitore i suddetti strumenti finanziari subordinati, nell’ ambito di un rapporto negoziale con la Banca in liquidazione;
    g) «MTS»: il Mercato telematico all’ingrosso dei titoli di Stato (MTS) gestito dalla Società per il Mercato dei Titoli di Stato – MTS S.p.A.
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    Art. 9 – Accesso al Fondo di solidarietà con erogazione diretta
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    1. Gli investitori che hanno acquistato gli strumenti finanziari di cui all’art. 8, comma 1, lettera a) entro la data del 12 giugno 2014 e che li detenevano alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione possono chiedere al Fondo l’erogazione di un indennizzo forfettario dell’ammontare determinato ai sensi del comma 3, al ricorrere di una delle seguenti condizioni:
    a) patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore di valore inferiore a 100.000 euro;
    b) ammontare del reddito complessivo dell’investitore ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nell’anno 2014 inferiore a 35.000 euro.
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    2. Il valore del patrimonio mobiliare di cui al comma 1, lettera a), risulta dalla somma di:
    a) patrimonio mobiliare posseduto al 31 dicembre 2015, esclusi gli strumenti finanziari di cui all’art. 8, comma 1, lettera a), calcolato secondo i criteri e le istruzioni approvati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Direzione generale per l’inclusione e le politiche sociali di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento delle finanze 29 dicembre 2015, n. 363, recante approvazione del modello tipo di dichiarazione sostitutiva unica (DSU), nonché delle relative istruzioni per la compilazione, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159;
    b) il corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari di cui all’art. 8, comma 1, lettera a), detenuti alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione, al netto degli oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto.
    .
    3. L’importo dell’indennizzo forfetario è pari all’80 per cento del corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari di cui all’art. 8, comma 1, lettera a), acquistati entro il 12 giugno 2014 e detenuti alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione, al netto di:
    a) oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto;
    b) la differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un Buono del tesoro poliennale in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di Buoni del tesoro poliennali in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina.
    .
    4. Ai fini del calcolo della differenza di cui al comma 3, lettera b), il rendimento degli strumenti finanziari subordinati è rilevato alla data di acquisto o di sottoscrizione, mentre il rendimento del Buono del tesoro poliennale di durata finanziaria equivalente o dei BTP usati per l’interpolazione è determinato sulla base della loro quotazione di chiusura, alla medesima data, nel mercato regolamentato dei titoli di Stato MTS.
    .
    5. L’importo di cui al comma 3, lettera b), è calcolato moltiplicando tra loro:
    a) la differenza tra i rendimenti di cui al comma 4;
    b) gli anni e la frazione d’anno trascorsi dalla data di acquisto o di sottoscrizione degli strumenti finanziari subordinati e la data del provvedimento di risoluzione delle Banche in liquidazione;
    c) il corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari subordinati al netto di oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto.
    .
    6. L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario deve essere presentata, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. La presentazione di tale istanza non consente il ricorso alla procedura arbitrale di cui all’art. 1, commi da 857 a 860 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
    .
    7. L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario è indirizzata al Fondo. Nell’istanza sono indicati:
    a) il nome, l’indirizzo e l’elezione di un domicilio, anche digitale;
    b) la Banca in liquidazione presso la quale l’investitore ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati;
    c) gli strumenti finanziari subordinati acquistati, con indicazione della quantità, del controvalore, della data di acquisto, del corrispettivo pagato, degli oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto e, ove disponibile, del codice ISIN.
    .
    8. L’investitore allega all’istanza i seguenti documenti:
    a) il contratto di acquisto degli strumenti finanziari subordinati;
    b) i moduli di sottoscrizione o d’ordine di acquisto;
    c) attestazione degli ordini eseguiti;
    d) (soppressa) ;
    e) una dichiarazione sulla consistenza del patrimonio mobiliare, calcolato ai sensi del comma 2, ovvero sull’ammontare del reddito di cui al comma 1, lettera b), resa ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, contenente espressa dichiarazione di consapevolezza delle sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni non veritiere e falsità negli atti a norma dell’art. 76 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000.
    .
    8-bis. Ai fini del reperimento dei documenti, anche in copia, di cui alle lettere a), b) e c) del comma 8, le banche di cui all’art. 8, comma 1, lettere b) e c), sono tenute a consegnarne copia all’investitore, entro quindici giorni dalla data della sua richiesta.
    .
    9. Il Fondo verifica la completezza della documentazione e, sulla base di questa, la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1, calcola l’importo dell’indennizzo ai sensi del comma 3 e procede alla liquidazione entro il termine di sessanta giorni dalla richiesta.
    .
    10. Gli investitori che intendono accedere alle risorse del Fondo di solidarietà e che non hanno presentato l’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario di cui ai commi da 1 a 9, possono esperire, in via alternativa a tale istanza, la procedura arbitrale di cui all’art. 1, commi da 857 a 860 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. L’attivazione della procedura arbitrale preclude la possibilità di esperire la procedura di cui ai commi da 1 a 9. Ove questa sia stata già attivata la relativa istanza è improcedibile. L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario di cui ai commi da 1 a 9 in relazione a strumenti finanziari acquistati entro la data del 12 giugno 2014 non preclude l’accesso, da parte dei medesimi investitori, alla procedura arbitrale in relazione a strumenti finanziari acquistati oltre la suddetta data.

  9. http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2016/07/12/news/etruria-tutto-rinviato-se-ne-riparla-a-natale-1.13806710?ref=search

    Il Tirreno, 12.7.2016, Cronaca di Grosseto, pag. I – Giovanni Mezzana

    Etruria tutto rinviato, se ne riparla a Natale
    Slittano due udienze, LA BANCA CHIAMA IN CAUSA L’ASSICURAZIONE

    GROSSETO. Colpo di scena nell’affaire Etruria: la Nuova Banca, la good bank, chiama in causa la compagnia assicurativa del vecchio istituto andato in default. Scarica così sulle spalle del garante l’onere di rimpinguare le tasche dei risparmiatori gabbati, qualora venissero accer-tate responsabilità a carico della bad bank naufragata. Rientra anche questa azione nella tattica difensiva dell’istituto di credito, nato sulle ceneri della banca aretina che per finanziare il pro-prio aumento di capitale aveva emesso e piazzato titoli rischiosi – le famigerate obbligazioni subordinate – nel portafoglio di piccoli risparmiatori. La mossa ha un effetto (immediato) sul fronte di chi ha perso soldi. Per consentire la chiamata in causa dell’assicuratore, slittano a fi-ne anno due udienze che si sarebbero dovute svolgere a luglio di fronte al Tribunale di Gros-seto: riguardano i casi di 113 correntisti maremmani – da Follonica a Grosseto, dall’Amiata all’Argentario – rimasti con il cerino in mano e che hanno chiesto tutela ai legali di Confcon-sumatori; tre milioni di euro il valore complessivo dei risparmi andati in fumo, incluso quanto perso da un’altra decina di clienti, per i quali l’udienza, che probabilmente verrà anche in questo caso rinviata, è fissata a settembre.
    .
    La buona notizia. In questa dilatazione dei tempi c’è un aspetto positivo per chi ha mandato al macero il proprio tesoretto frutto dei sacrifici di una vita. «Nuova Banca Etruria – osserva-no gli avvocati di Confconsumatori Grosseto – chiede che paghi la compagnia assicurativa del vecchio istituto di credito. Significa – osservano gli avvocati – che c’è continuità (tra bad bank e good bank, tra vecchia e nuova, ndr) sia nella fase assicurativa che in quella della vendita». Fino ad ora la strategia di Nuova Banca Etruria, chiamata a rispondere dell’operato di chi l’ha preceduta, è stata quella di prendere le distanze dalla bad bank, che non esiste più: e rifarsi su di essa sarebbe come chiedere soldi a un morto. Se la nuova banca è estranea alle vicende della vecchia Etruria perché chiama in causa la compagnia assicuratrice del vecchio istituto, che (per inciso) fa parte di una società internazionale con sede italiana a Milano, quo-tata alla Borsa di New York? «O è estranea o non lo è – valutano i legali dei 113 correntisti beffati – Con la chiamata in causa sconfessa la sua posizione precedente».
    .
    L’attesa. Il 1° luglio e il 12 luglio si sarebbero dovute svolgere le udienze relative ai casi di 113 associati a Confconsumatori titolari di obbligazioni subordinate, per tre milioni di euro di risparmi finiti in cenere. Entrambi gli appuntamenti sono stati posticipati al 16 dicembre pro-prio per consentire la chiamata in causa dell’assicuratore.
    Opzione indennizzo. Nel frattempo, c’è un’altra possibilità per i risparmiatori: c’è la chance dell’indennizzo forfettario (circa l’80% del maltolto) messa sul piatto dal Governo con il de-creto legge 59/2016, approvato recentemente dalla Camera e diventato legge, dato che a inizio giugno aveva già incassato il via libera del Senato. E perché gli obbligazionisti possano rien-trare anche della quota restante (il 20%), Confconsumatori andrà avanti con le carte bollate.

  10. http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-07-19/la-corte-ue-boccia-ricorso-slovenia-bail-in-e-legittimo-110157.shtml?uuid=ADg9vuu

    Il Sole 24 Ore, 19.7.2016 – Beda Romano

    La Corte Ue boccia il ricorso della Slovenia, il bail-in è legittimo
    OK alla ripartizione degli oneri

    BRUXELLES – In una decisione relativa a un caso bancario sloveno, la Corte europea di Giustizia ha pubblicato stamani una sentenza in cui la magistratura comunitaria dà ragione alla Commissione europea quando impone perdite agli azionisti e agli obbligazionisti subordinati, in occasione di un salvataggio pubblico di una istituzione di credito. La presa di posizione giunge mentre il governo italiano sta negoziando con Bruxelles un delicato pacchetto di aiuti al settore creditizio.
    .
    «La comunicazione della Commissione sugli aiuti al settore bancario è valida – riassume in un comunicato la Corte -. In particolare, non viola il diritto dell’Unione la ripartizione degli oneri tra azionisti e creditori subordinati in vista dell’autorizzazione, da parte della Commissione, degli aiuti di Stato a favore di una banca sottocapitalizzata». La sentenza riguarda il salvataggio nel 2013 di cinque banche slovene da parte dello Stato, con il contributo degli investitori – come previsto dalle regole comunitarie.
    .
    Alla luce della legislazione europea e a seguito dell’operazione decisa da Lubiana, la Corte costituzionale slovena ha chiesto tempo fa alla magistratura comunitaria di pronunciarsi sulla validità e sull’interpretazione delle disposizioni della comunicazione della Commissione sul settore bancario (del 2013). In primis, la magistratura comunitaria fa notare che le linee-guida non vincolano direttamente il paese membro, ma solo la Commissione europea.
    .
    A proposito del contributo degli investitori al salvataggio, la Corte ritiene che le norme comunitarie siano in linea con i Trattati. «Le misure di ripartizione degli oneri mirano a garantire che, prima della concessione di qualsivoglia aiuto di Stato, le banche in carenza di capitale operino, con i propri investitori, una riduzione del deficit, in particolare attraverso la raccolta di capitale nonché attraverso contributi dei creditori subordinati, essendo tali misure idonee a limitare l’entità dell’aiuto di Stato concesso».
    «Una diversa soluzione – sempre secondo la Corte – rischierebbe di provocare distorsioni della concorrenza, in quanto le banche, i cui azionisti e creditori subordinati non avessero contribuito alla riduzione del deficit di capitale, riceverebbero un aiuto di Stato maggiore rispetto a quanto sarebbe stato sufficiente per colmare il residuale deficit di capitale (…). Nell’adottare la comunicazione, la Commissione non ha sconfinato nell’area delle competenze affidate al Consiglio dell’Unione europea»
    .
    Alcuni osservatori in Italia speravano che la sentenza di oggi avrebbe dato ragione al governo italiano nella sua trattativa con Bruxelles (si veda Il Sole 24 Ore del 9 luglio). L’esecutivo vorrebbe in un modo o nell’altro sospendere le regole di burden sharing, ossia il principio secondo il quale gli investitori di una banca sono chiamati a contribuire a un salvataggio pubblico. Una fetta dell’establishment italiano si interroga anche sulla costituzionalità del principio comunitario.
    La sentenza di oggi precisa invece che il principio è valido e che la Commissione ha il potere di imporne l’applicazione. La decisione di giustizia non prende posizione su eventuali sospensioni. Le regole europee prevedono eccezioni al burden sharing in caso di impatto sproporzionato o rischi finanziari. La commissaria alla concorrenza Margrethe Verstager ha già fatto notare che dal suo punto di vista il secondo fattore non è in questo momento presente (si veda Il Sole 24 Ore del 15 luglio).
    Nel contempo, però, la stessa Commissione europea ha spiegato che è pronta a evitare un impatto eccessivo per gli investitori non istituzionali, nel caso di salvataggio pubblico. Da alcuni giorni, si fa strada l’idea che l’esito del negoziato tra Roma e Bruxelles possa imporre una qualche forma di burden sharing per gli investitori istituzionali, mentre quelli non istituzionali potrebbero recuperare l’investimento ex post, per esempio denunciando forme di raggiro al momento della vendita.

    http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-07-08/slovenia-indagato-banchiere-centrale-063726.shtml?uuid=ADdO6wp

    Il Sole 24 Ore, 8.7.2016 – Vittorio Da Rold

    Ricorso di detentori di bond subordinati
    Slovenia, indagato il banchiere centrale

    Il procuratore sloveno ha messo sotto inchiesta il governatare della Banca centrale slovena, Bostjan Jazbec, per un possibile «abuso penale d’ufficio» in relazione al salvataggio del sistema bancario avvenuto nel 2013. La decisione ha provocato la vibrata protesta della Bce che ha chiesto alla magistratura di restituire i documenti sequestrati nella sede dell’istituto centrale sloveno.
    .
    La polizia slovena ha confiscato dei documenti in una perquisizione svolta presso la Banca di Slovenia, atti del governatore Jazbec e di altri i membri del personale. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha condannato l’azione, chiedendo al presidente della Commissione Ue,Jean-Claude Juncker di intervenire minacciando azioni legali in caso di violazione dell’immunità garantita alla Bce dai Trattati.
    Il sequestro di materiali di competenza della Bce, «indipendentemente da dove ciò avvenga viola il protocollo su privilegi e immunità dell’Ue – ha affermato Draghi -. Protesto contro l’illegale sequestro e richiamo le autorità slovene a porvi rimedio». Il procuratore generale sloveno Zvonko Fiser ha risposto che la perquisizione era legale. Harij Furlan, capo della Procura speciale, ha aggiunto che la banca centrale aveva in precedenza rifiutato varie richieste di consegnare i documenti.
    .
    La procura ha respinto la richiesta di Draghi, sostenendo che i dipendenti della banca centrale non godono di privilegi che li esonera dalle indagini e che le quattro persone in questione non agivano per conto della Ue.
    La Banca di Slovenia ha confermato che il governatore Jazbec è uno dei quattro indagati e ha respinto le accuse di illeciti. Lo scontro è raro ma non è senza precedenti. Le autorità cipriote sequestrarono i computer dalla banca centrale nel corso d i un’indagine lo scorso anno. I computer vennero poi restituiti dopo la protesta della Bce.
    .
    L’indagine slovena si riferisce ad un salvataggio pubblico della Nova Ljubljanska bankai nel 2013, che ha portato a cancellare il valore di detentori di bond e debito subordinato per 257 milioni di euro. Nel 2013 Lubiana ha messo sul piatto 3 miliardi di euro per le banche locali ed impedire il loro crollo a causa delle sofferenze. La mossa ha evitato un salvataggio internazionale.
    Nell’ambito del salvataggio bancario circa 600 milioni di euro di obbligazioni subordinate sono state azzerate in cinque banche.
    Nel 2014, l’Associazione slovena dei piccoli azionisti ha presentato vari ricorsi contro la Banca di Slovenia e banche locali, sostenendo che le obbligazioni subordinati e il capitale degli azionisti non avrebbero dovuto essere colpiti. L’assoziazione sostiene che all’epoca non c’erano gli estremi per procedere in quanto il “buco” nel settore bancario sloveno, indicato dalla Banca centrale, non era fondato su dati credibili.
    Secondo la stampa il governo di Lubiana sembra si sia difeso affermando che la richiesta di azzerare i bond subordinati era giunta dalla Commissione Ue, ma Bruxelles a sua volta avrebbe sostenuto che all’epoca aveva parlato solo di «semplici indicazioni di indirizzo».

  11. 5.8.2016 – BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA – N. 33
    pag.3
    .
    Legge Regionale 2 agosto 2016, n. 49
    ASSISTENZA PER GLI OBBLIGAZIONISTI TOSCANI DANNEGGIATI DALLE CRISI BANCARIE
    .
    Il Consiglio regionale ha approvato
    Il Presidente della Giunta promulga
    la seguente legge:
    …..
    Art. 1
    ….
    1. La Giunta regionale è autorizzata a destinare la somma di euro 200.000,00 per contributi a sostegno delle persone fisiche residenti in Toscana che abbiano contratto obbligazioni subordinate e siano state danneggiate dalle situazioni di crisi in cui sono incorsi gli istituti bancari interessati dal riordino operato con il decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183 … .
    .
    2. Con deliberazione della Giunta regionale, da adottare entro trenta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate le modalità di erogazione dei contributi di cui al comma 1, attraverso le associazioni dei consumatori e degli utenti … quale rimborso per le spese sostenute per avviare, in qualsiasi forma, l’azione risarcitoria o di tutela legale a seguito dei danni subiti per gli eventi di cui al comma 1.
    .
    3. All’onere di spesa di cui al comma 1, pari ad euro 200.000,00 per l’anno 2016, si fa fronte con gli stanziamenti della Missione 12 “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia”, Programma 05 “Interventi per le famiglie”, Titolo 1 “Spese correnti” del bilancio di previsione 2016-2018, annualità 2016.”.

    La Vicepresidente – Barni

  12. Banca Etruria, come ottenere i 100 euro per i risparmiatori
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    Confconsumatori Grosseto : «Rimborso automatico per i nostri associati. Intanto, avanti con le cause e con le domande di indennizzo»
    .
    Confconsumatori ha siglato un protocollo d’intesa con le altre associazioni dei consumatori e la Regione Toscana per l’erogazione dei 100 euro di rimborso forfettario stabilito dall’ente per tutti i titolari di subordinate bancarie Etruria.
    «Per gli associati a Confconsumatori – fanno sapere dall’associazione di categoria – il rimborso sarà automatico, tramite la stessa associazione, già in possesso di tutti i dati. L’erogazione della somma, che dipende dalla Regione, dovrebbe avvenire entro aprile 2017. Nel frattempo, ormai dal mese di agosto, Confconsumatori ha invitato tutti i propri associati, anche quelli che hanno già proposto azioni risarcitorie in capo alla pseudo nuova banca, di chiedere l’indennizzo forfettario tramite il Fondo di solidarietà».
    Le domanda già proposte tramite Confconsumatori, in tutta la Toscana, sono un centinaio. E l’associazione sta fissando per tutti gli interessati degli appuntamenti per l’invio via web della domanda di rimborso.
    «Ricordiamo – spiegano – che le condizioni per l’accesso al fondo sono un reddito complessivo, nell’anno 2014, non superiore a 35 mila euro o, in alternativa, un patrimonio mobiliare non superiore a 100mila euro da calcolarsi secondo i parametri Isee) al 31 dicembre 2015. Per chi comunque accede al Fondo – concludono da Confconsumatori – la perdita del 20% potrà comunque essere fatta valere con apposita azione risarcitoria nei confronti della nuova banca».

    Il Giunco, 27.9.2016
    http://www.ilgiunco.net/2016/09/27/banca-etruria-come-ottenere-i-100-euro-per-i-risparmiatori-traditi/

  13. Anche i nobel sono vittime del bail-in.

    Ancor prima della sua entrata in vigore a gennaio scorso, il bail in ha fatto vittime tra i risparmiatori. Ad esempio tra i clienti delle quattro banche “salvate” il 22 novembre 2015. Si trattava per lo più di risparmiatori poco sofisticati, non sufficientemente informati e traditi dalle banche che in molti casi li hanno spinti a sottoscrivere prodotti a rischio di bail in. Meno noto ma significativo è che tra le vittime del bail in vi sono anche persone che non ci si aspetterebbe.
    Un caso di scuola è quello di Chris Pissarides che ha perso una parte cospicua dei soldi che aveva accantonato per la pensione.
    Pissarides è professore di economia alla London School of Economics, già Sir e premio Nobel per l’Economia nel 2010. È cipriota e pensava di tornare nella sua isola. Per questo aveva trasferito una parte rilevante dei suoi risparmi in un deposito nella Bank of Cyprus, la più grossa banca commerciale di Cipro. Con la crisi finanziaria, il salvataggio del Paese ha comportato la chiusura della seconda più grossa banca di Cipro e la perdita dei depositi superiori ai 100mila euro (la soglia per la copertura dell’assicurazione sui depositi), come richiede la normativa sul bail in, colpendo i risparmi di Pissarides.
    Questa vicenda è interessante perché se ne possono trarre almeno tre lezioni.
    La prima: l’errore commesso da Pissarides è di non aver diversificato. Ci sono strumenti esenti dal bail in, come le obbligazioni corporate; se esiste un rischio di bail in lo si può attutire non mettendo tutto in strumenti emessi dalla banca.
    La seconda lezione, anche un Nobel può commettere errori. In questo caso ha commesso l’errore più diffuso: mettere tutti i risparmi nello stesso strumento. Trattandosi di un Nobel per l’economia l’errore non nasce dal fatto che non capisce i benefici della diversificazione e i rischi di non diversificare, ma dal non essere informato della nuova normativa e dei (nuovi) rischi che essa comporta.
    La terza lezione è che se del bail in era mal informato un Nobel per l’Economia figurarsi i risparmiatori normali.
    .
    Luigi Guiso, Plus24-Il Sole 24 Ore, 22.10.2016, pag. 9
    http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/vetrina/art.php?t=S24&i=20161022&artid=3.0.1390856475

  14. https://www.bancaditalia.it/compiti/risoluzione-gestione-crisi/provvedimenti-crisi/2015/provv-rilevanti/banca-pop-etruria-lazio/Banca_Etruria_cessione_sofferenze_a_REV.pdf
    .
    29.01.2016
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    Banca d’Italia
    Eurosistema
    Provvedimenti rilevanti relativi ai soggetti sottoposti a risoluzione
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    Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A.
    Cessione dei crediti in sofferenza a
    REV – Gestione Crediti s.p.a. , ai sensi del D.Lgs. 180/2015
    .
    La Banca d’Italia, con provvedimento del 26 gennaio 2016, ha disposto che i crediti in sofferenza risultanti dalla situazione contabile individuale di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio Società Cooperativa al 30 settembre 2015, detenuti da Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A. per effetto del provvedimento n. 1241114 del 22 novembre 2015 di cessione delle attività e passività, siano ceduti a REV – Gestione Crediti S.p.A., ai sensi degli artt. 46 e 47 del D. Lgs. 180/2015.
    Restano esclusi dalla cessione e, in conformità al programma di risoluzione, saranno oggetto di successivi trasferimenti alla REV – Gestione Crediti S.p.A. i crediti in sofferenza, risultanti dalla situazione contabile individuale di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – Società Cooperativa al 30 settembre 2015, interessati da operazioni di cartolarizzazione.
    La cessione ha efficacia a far tempo dalle ore 00.01 del 1° febbraio 2016.

  15. http://www.agenziaimpress.it/rimborsi-boom-banche-lavorate-quasi-8mila-istanze-tanti-risparmiatori-ancora-in-attesa/
    9.12.2016

    Rimborsi boom. Lavorate quasi 8mila istanze. Tanti risparmiatori ancora in attesa.

    Boom di domande e smaltimento che sta andando un po’ a rilento perché spesso da una istanza nascono 3 o 4 pratiche distinte per le cointestazioni o gli acquisti multipli. A spiegarlo è Salvatore Paterna, vicedirettore generale del Fondo interbancario, soddisfatto comunque del lavoro fatto finora dal Fitd, che ha portato a trattare quasi 8mila pratiche (7.670) e a liquidarne 2.300 per un controvalore di quasi 28 milioni di euro. L’83% degli indennizzi liquidati finora ai risparmiatori delle 4 banche “sono per importi sotto i 20mila euro”. Il Fondo finora ha «lavorato 7.670 istanze» da parte dei risparmiatori delle vecchie Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti, con poco meno di 400 sospensioni o interruzioni per integrare la documentazione e «circa una ottantina di istanze rigettate per mancanza dei requisiti».
    .
    Le pratiche su Banca Etruria e non solo – Da metà settembre ad oggi «sono state liquidate oltre 2.300 pratiche» per «un totale di indennizzi già erogati di 26 milioni 868 mila euro». Si tratta sempre di bonifici di entità ridotta, visto che i rimborsi «inferiori ai 10mila euro si attestano al 62,7%, che salgono all’83% considerando anche quelli tra i 10mila e i 20mila euro». «Dal nostro punto di vista – spiega Paterna – stiamo andando bene. Certo, per chi da esterno attende il rimborso» qualche giorno di ritardo rispetto ai 60 giorni indicati dalla legge oramai si registra. Il problema è che «la quantificazione iniziale delle richieste, una stima di circa 6.500» risparmiatori che rispondevano ai requisiti per richiedere l’indennizzo forfettario, «risultata assolutamente sottostimata rispetto alle pratiche effettive che tendono a raddoppiare. Il numero delle cointestazioni e degli acquisti multipli hanno preso una consistenza inattesa, e questi per esigenze amministrative e di calcolo devono essere trattate separatamente».
    .
    Tutti saranno rimborsati – «Coloro che avranno diritto – assicura – saranno rimborsati fino all’ultimo centesimo previsto dalla legge” ma “a questo punto la macchia sta lavorando alla massima potenzialità ma fatichiamo a rispettare i 60 giorni. Non è tanto un problema di risorse disponibili (il Fitd ha già aumentato l’organico ad hoc per gestire i rimborsi, ndr) perché c’è una fase non comprimibile di controllo delle liquidazioni, per essere certi che le siano fatte nel modo corretto e i rimborsi vadano nelle percentuali giuste e alle persone giuste». Ogni settimana vengono liquidate «tra le 200 e le 250 pratiche», che si possono portare «al massimo a 400» aggiungendo un flusso di bonifici ma si tratterebbe comunque di «un ritmo che non consentirebbe di restare entro» i termini di legge, che tra l’altro «non sono perentori», e non prevedono sanzioni se non sono rispettati. Il Fondo ha comunque «segnalato il problema al ministero dell’Economia a inizio dicembre, chiedendo di intervenire sul piano normativo con un allungamento dei tempi fissati per la liquidazione delle pratiche, almeno raddoppiandole».

  16. Il Sole 24 Ore, 29.12.2016, pag. 1 – 3

    Decreto “Salva-risparmio”, Monte Paschi di Siena
    Padoan, basta con l’opacità della vigilanza BCE

    Uno dei motivi per cui c’è questo risarcimento importante è il rischio contenzioso. Siccome c’è l’evidenza che anche altri investitori retail hanno comprato altre obbligazioni subordinate, per loro non è previsto nulla? Non c’è il rischio che anche loro facciano causa?
    .
    “Quegli obbligazionisti riceveranno in cambio le azioni, per cui non è vero che non è previsto nulla per loro. Non c’è l’offerta di scambio con bond senior. A noi risulta che le altre emissioni sono in grandissima parte detenute da investitori istituzionali. Altre emissioni disponibili anche al retail hanno tagli minimi intorno ai 50mila euro, che indicano implicitamente che l’acquirente è un soggetto che sa quello che fa. Per i casi specifici di chi ritiene di aver subito un torto ricordo che esiste il RICORSO ALLA GIUSTIZIA ORDINARIA ”.

  17. http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-06-13&atto.codiceRedazionale=17G00100&elenco30giorni=true

    Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 28.4.2017, n.82

    Regolamento recante criteri e modalità di nomina degli arbitri, supporto organizzativo alle procedure arbitrali e modalità di funzionamento del collegio arbitrale per
    l’erogazione, da parte del Fondo di solidarietà, di prestazioni in favore degli investitori,
    a norma dell’articolo 1, comma 859, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
    (17G00100) (GU Serie Generale n.135 del 13-06-2017)
    note: Entrata in vigore del provvedimento: 28/06/2017

    IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
    DEI MINISTRI

    Visto l’articolo 1, commi da 855 a 861, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016), in materia di erogazione di prestazioni in favore degli investitori che alla data di entrata in vigore del decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, detenevano strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca delle Marche S.p.a., dalla Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa, dalla Cassa di risparmio di Ferrara S.p.a. e dalla Cassa di risparmio della Provincia di Chieti S.p.a.;
    Visti gli articoli 8 e 9 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119, recanti misure in favore degli investitori in banche in liquidazione;
    Visto, in particolare, l’articolo 9, comma 10, del citato decreto-legge n. 59 del 2016 con cui, in relazione agli investitori che non abbiano inteso accedere alla misura di ristoro semplificata, è prevista la possibilità alternativa di ricorrere alla procedura arbitrale di cui ai commi da 857 a 861 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
    Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 1, comma 857, lettera d), della legge 28 dicembre 2015, n. 208, disciplinante la procedura di natura arbitrale di accesso al fondo di solidarietà per l’erogazione di prestazioni in favore degli investitori in banche in liquidazione;
    Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri;
    Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del 24 novembre 2016;
    Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 15 dicembre 2016;
    Acquisiti, ai sensi dell’articolo 1, comma 859, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, i pareri della Commissione 6° Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica in data 14 febbraio 2017 e della Commissione VI Finanze della Camera dei deputati in data 16 febbraio 2017;
    Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del 28 aprile 2017;
    Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze;

    Adotta
    il seguente regolamento:

    Art. 1 – Oggetto
    1. Il presente decreto disciplina i criteri e le modalità di nomina degli arbitri, il supporto organizzativo alle procedure arbitrali e le modalità di funzionamento del collegio arbitrale per l’erogazione da parte del Fondo di solidarietà di prestazioni in favore degli investitori, come definiti all’articolo 2.

    Art. 2 – Definizioni
    1. Ai fini del presente decreto, conformemente, per le lettere da a) a d), alle definizioni contenute all’articolo 8 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, in legge 30 giugno 2016, n. 119, si intendono per:
    a) investitore: la persona fisica, l’imprenditore individuale, anche agricolo, e il coltivatore diretto, o il suo successore mortis causa, che ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati indicati nell’articolo 1, comma 855, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con la Banca in liquidazione che li ha emessi; il coniuge, il convivente more uxorio, i parenti entro il secondo grado in possesso dei predetti strumenti
    finanziari, a seguito di trasferimento con atto tra vivi;
    b) Banca in liquidazione o Banca: la Cassa di risparmio di Ferrara S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca delle Marche S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa, la Cassa di risparmio di Chieti S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa;
    c) Fondo di solidarietà: il Fondo istituito dall’articolo 1, comma 855, della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
    d) Fondo: il Fondo interbancario di tutela dei depositi quale gestore del Fondo di solidarietà di cui alla lettera c);
    e) procedura arbitrale: la procedura di natura arbitrale di accesso al Fondo di solidarietà di cui al decreto adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 857, lettera d), della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
    f) Camera arbitrale: la Camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture, di seguito Camera arbitrale, di cui all’articolo 210 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

    Art. 3 – Criteri e modalità di nomina degli arbitri
    1. Il Collegio arbitrale è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ed è formato da un presidente, nella persona del Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione o di un suo delegato, e da due componenti scelti, rispettivamente, dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell’economia e delle finanze tra persone di comprovata imparzialità, indipendenza, professionalità e onorabilità, nonché tra magistrati ordinari, amministrativi, contabili, avvocati dello Stato, collocati in quiescenza non anteriormente al 31 dicembre 2013. Per ogni componente è nominato un membro supplente, scelto con le medesime modalità. Il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione designa a sua volta un supplente. I membri supplenti possono costituire collegio autonomo, ove il Presidente dell’Autorità ne ravvisi la necessità. A ogni collegio è assegnato un segretario. I collegi arbitrali possono avvalersi della cooperazione di organismi pubblici nazionali, qualificati da specifica competenza, che assicurano la propria collaborazione a titolo istituzionale senza oneri aggiuntivi.
    2. Qualora, avuto riguardo al numero dei ricorsi pervenuti, si renda necessaria la costituzione di altri collegi, si provvede alla relativa nomina, anche progressivamente, con le forme e le modalità di cui al comma 1.

    Art. 4 – Modalità di funzionamento dei collegi arbitrali
    1. All’assegnazione dei ricorsi ai Collegi provvede il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione o un suo delegato secondo criteri oggettivi ed automatici nel rispetto di quelli stabiliti dalla Camera arbitrale ai sensi del comma 2.
    2. La Camera arbitrale, al fine di rendere omogenea, da parte dei collegi arbitrali, l’applicazione degli indici e degli elementi di valutazione della sussistenza delle violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento degli strumenti finanziari subordinati, elabora linee guida entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Nel caso di costituzione di più collegi arbitrali, la Camera arbitrale disciplina, altresì, i criteri per la distribuzione dei procedimenti tra i singoli collegi in ragione dell’omogeneità oggettiva o soggettiva delle questioni o, ancora, dell’identità della banca emittente gli strumenti finanziari subordinati.

    Art. 5 – Sede dei collegi arbitrali
    1. I collegi arbitrali hanno sede presso la Camera arbitrale e si avvalgono delle risorse strumentali e materiali dalla medesima messe a disposizione, ivi compreso un contingente di personale non superiore a due unità di personale per gli adempimenti amministrativi e di segreteria dei collegi. Per eventuali ulteriori necessità di funzionamento dei collegi connesse alla procedura arbitrale le spese sono a carico del Fondo di solidarietà.

    Art. 6 – Copertura dei costi del procedimento
    1. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Autorità nazionale anticorruzione, è stabilito il compenso massimo spettante ai componenti del collegio arbitrale. I relativi oneri sono posti esclusivamente a carico del Fondo di solidarietà e sono liquidati dal Fondo interbancario di tutela dei depositi quale gestore del Fondo di solidarietà.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

    Roma, 28 aprile 2017

    Il Presidente del Consiglio dei ministri Gentiloni Silveri

    Il Ministro dell’economia e delle finanze Padoan

    Visto, il Guardasigilli: Orlando

    http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-06-13&atto.codiceRedazionale=17G00101&elenco30giorni=true

    Ministero dell’Economia e delle Finanze
    Decreto 9 maggio 2017, n. 83

    Regolamento disciplinante la procedura di natura arbitrale di accesso al
    Fondo di solidarietà, di cui all’articolo 1, comma 857, lettera d),
    della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
    (17G00101) (GU Serie Generale n.135 del 13-06-2017)
    note: Entrata in vigore del provvedimento: 28/06/2017

    IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
    di concerto con
    IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

    Visto l’articolo 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
    Visto l’articolo 1, commi da 855 a 861 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», che ha istituito il Fondo di solidarietà per l’erogazione di prestazioni in favore degli investitori che alla data di entrata in vigore del decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, detenevano strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca delle Marche S.p.a., dalla Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa, dalla Cassa di risparmio di Ferrara S.p.a. e dalla Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.a., come modificato dall’articolo 10 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119;
    Visto, in particolare, l’articolo 1, comma 857, lettera d) della legge di stabilità 2016, che elenca, tra le materie oggetto di definizione con uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, «le procedure da esperire, che possono essere in tutto o in parte anche di natura arbitrale»;
    Visti gli articoli 8, 9 e 10 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119, che prevedono misure in favore degli investitori in banche in liquidazione;
    Visto, in particolare, l’articolo 9, comma 10, del citato decreto-legge n. 59 del 2016 con cui, in relazione agli investitori che non abbiano inteso accedere a tale misura di ristoro semplificata, è prevista la possibilità alternativa di ricorrere alla procedura arbitrale di cui ai commi da 857 a 861 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
    Considerata la necessità di disciplinare la suddetta procedura di natura arbitrale di accesso al fondo di solidarietà;
    Visto il parere interlocutorio del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 28 settembre 2016;
    Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 15 dicembre 2016;
    Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri del 13 gennaio 2017;

    A d o t t a
    il seguente regolamento:

    Art. 1 – Oggetto
    1. Il presente decreto disciplina le modalità e le condizioni di accesso al Fondo di solidarietà mediante il ricorso alla procedura arbitrale, le modalità e i termini per la presentazione delle relative istanze di erogazione delle prestazioni e i criteri di quantificazione delle prestazioni.

    Art. 2 – Definizioni
    1. Ai fini del presente decreto e conformemente, per le definizioni di cui alle lettere da a) a f), all’articolo 8 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119, come modificato dall’articolo 26-bis, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15, si intendono per:
    a) «investitore»: la persona fisica, l’imprenditore individuale, anche agricolo, e il coltivatore diretto, o il suo successore mortis causa, che ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati indicati nell’articolo 1, comma 855, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con la Banca in liquidazione che li ha emessi; il coniuge, il convivente more uxorio, i parenti entro il secondo grado in possesso dei predetti strumenti finanziari, a seguito di trasferimento con atto tra vivi;
    b) «Banca in liquidazione» o «Banca»: la Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca delle Marche S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa, la Cassa di risparmio di Chieti S.p.a. in liquidazione coatta amministrativa;
    c) «Nuova Banca»: la Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a., la Nuova Banca delle Marche S.p.a., la Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.a., la Nuova Cassa di risparmio di Chieti S.p.a., istituite dall’articolo 1 del decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183;
    d) «Fondo di solidarietà»: il Fondo istituito dall’articolo 1, comma 855 della legge di stabilità per il 2016;
    e) «Fondo»: il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, quale gestore del Fondo di solidarietà di cui alla lettera d);
    f) «prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione o al collocamento degli strumenti finanziari subordinati»: la prestazione di ciascuno dei servizi ed attività di cui all’articolo 1, comma 5 e all’articolo 25-bis del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo del 24 febbraio 1998, n. 58, ove nella prestazione di tale servizi o attività sono stati in qualsiasi forma e con qualsiasi modalità acquistati o sottoscritti dall’investitore i suddetti strumenti finanziari subordinati, nell’ ambito di un rapporto negoziale con la Banca in liquidazione;
    g) «procedura arbitrale»: la procedura di natura arbitrale di accesso al Fondo di solidarietà di cui all’articolo 1, commi da 857 a 860, della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
    h) «Camera arbitrale»: la Camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture di cui all’articolo 210 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
    i) «Collegio arbitrale»: i collegi arbitrali individuati ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 1, comma 859, della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
    l) codice ISIN: codice internazionale che identifica gli strumenti finanziari («International Securities Identification Number»), attribuito in Italia dalla Banca d’Italia.

    Art. 3 – Accesso al Fondo di solidarietà tramite procedura arbitrale
    1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119, gli investitori che intendono accedere, ai sensi del medesimo comma 10 dell’articolo 9 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, alle risorse del Fondo di solidarietà possono ricorrere al collegio arbitrale, secondo le modalità indicate nel presente decreto.
    2. L’accesso, tramite la procedura arbitrale, al Fondo di solidarietà e le relative prestazioni costituiscono modalità di ristoro del pregiudizio subito dall’investitore in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento degli strumenti finanziari subordinati.
    3. Il Fondo, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, propone agli investitori, nelle forme dell’offerta al pubblico, la facoltà di determinazione della prestazione di cui al comma 2 mediante arbitrato. Assicura, a tal fine, adeguate forme di pubblicità dell’ offerta.
    4. Il ricorso è redatto avvalendosi esclusivamente di apposito modulo reso disponibile nel sito internet istituzionale della Camera arbitrale ed è presentato in via telematica mediante posta elettronica certificata ovvero, a scelta del ricorrente, su supporto cartaceo al Collegio arbitrale individuato ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 1, comma 859, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Il ricorso deve contenere:
    a) il nome, il cognome, la residenza, il codice fiscale e l’elezione di un domicilio, anche digitale;
    b) la Banca in liquidazione tramite la quale l’investitore ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati;
    c) gli strumenti finanziari subordinati di proprietà, con indicazione della quantità, del controvalore, della data di acquisto della proprietà, dell’eventuale corrispettivo pagato, degli eventuali oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto e del codice ISIN;
    d) l’importo del ristoro domandato.
    5. L’investitore nel ricorso fornisce le informazioni necessarie ed espone le circostanze rilevanti a fondamento della pretesa, nonché allega ad esso i seguenti documenti, secondo le modalità specificate nell’apposito modulo di cui al comma 4:
    a) il contratto quadro relativo ai servizi d’investimento nella prestazione dei quali sono stati in qualsiasi forma e con qualsiasi modalità acquistati o sottoscritti dall’investitore gli strumenti finanziari subordinati;
    b) i moduli di sottoscrizione o d’ordine di negoziazione;
    c) l’attestazione degli ordini eseguiti;
    d) gli altri atti e documenti rilevanti per la domanda, tra i quali, ove posseduti:
    – il documento sui rischi generali dell’investimento;
    – la scheda prodotto o altra documentazione informativa relativa ai predetti strumenti finanziari;
    – i rendiconti periodici.
    6. Quando l’investitore non dispone, neanche in copia, di uno o più degli atti e documenti di cui al comma 5, ne fa espressa menzione nel ricorso, specificando se essi non sono stati sottoscritti dall’investitore medesimo o se non ne ha ricevuto copia dalla Banca in liquidazione, ovvero se ne ha perduto la disponibilità. In tali casi gli atti sono trasmessi dalla Banca che ne è in possesso.
    7. La presentazione del ricorso al Collegio arbitrale vale quale accettazione irrevocabile dell’offerta di determinazione arbitrale della prestazione, formulata ai sensi del comma 3.
    8. Il procedimento arbitrale è gratuito per le parti.
    9. Per quanto non previsto dal presente regolamento, si applicano le disposizioni del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (codice dell’amministrazione digitale).

    Art. 4 – Modalità di accesso al fondo tramite procedura arbitrale
    1. Il ricorso al Collegio arbitrale deve essere presentato, a pena di decadenza, entro quattro mesi dalla data dell’offerta di cui all’articolo 3, comma 3. Ricevuto il fascicolo informatico del procedimento dalla segreteria della Camera arbitrale, il Presidente del Collegio dispone la comunicazione delle eventuali difese alla parte ricorrente e convoca senza ritardo né formalità la seduta del collegio destinata alla trattazione ed eventuale decisione della controversia.
    2. Fermo quanto previsto dall’articolo 3, resta salva la facoltà di proporre dinanzi all’autorità giudiziaria azione per il risarcimento del danno nei confronti del soggetto ritenuto responsabile. La proposizione di tale azione è causa di improcedibilità del ricorso di cui al comma 1. La medesima azione, proposta in pendenza del giudizio arbitrale, impedisce la pronuncia o l’efficacia del lodo nei confronti del Fondo.
    3. La presentazione del ricorso avviene secondo le modalità indicate nel modulo di cui al comma 4 dell’articolo 3, e per posta elettronica certificata se il ricorrente si avvale dell’assistenza di soggetto abilitato ovvero di associazione di tutela dei consumatori o dei risparmiatori.

    Art. 5 – Acquisizione di informazioni ed esercizio della difesa
    1. Il Fondo, ricevuta comunicazione da parte del collegio arbitrale della presentazione del ricorso di cui all’articolo 4, chiede senza ritardo alle Banche in liquidazione e alle Nuove Banche interessate le informazioni necessarie e i documenti rilevanti per l’esercizio della difesa, inclusi gli atti relativi concernenti l’adeguatezza dei profili assegnati alla clientela e ai ricorrenti in particolare, rispetto ai rischi inerenti i titoli interessati. Le Nuove Banche hanno facoltà di produrre autonomamente informazioni e documenti rilevanti per l’esercizio della difesa.
    2. In capo alle Banche in liquidazione e alle Nuove Banche grava un dovere di leale collaborazione verso il Fondo. La trasmissione delle informazioni e dei documenti deve avvenire entro quarantacinque giorni dalla richiesta. Ogni ingiustificata omissione di informazioni o documenti può essere valutata nei confronti del Fondo, nell’ambito del procedimento arbitrale, come argomento di prova dell’esistenza di una violazione.
    3. Il Fondo può depositare memoria, unitamente ai documenti acquisiti ai sensi del presente articolo, entro sessanta giorni dalla comunicazione del ricorso di cui al comma 4.
    4. La Banca in liquidazione riceve dal Collegio arbitrale tempestiva comunicazione del ricorso proposto dall’investitore e può presentare atto di intervento entro 20 giorni e depositare memorie e documenti ritenuti rilevanti per la definizione della controversia. In tal caso, l’accertamento della responsabilità per violazione degli obblighi nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione o al collocamento degli strumenti finanziari subordinati contenuto nel lodo è efficace anche contro la Banca in liquidazione intervenuta.

    Art. 6 – Trattazione e definizione del procedimento arbitrale
    1. Nel corso del procedimento arbitrale è assicurato il contraddittorio. Se il Collegio non delibera sul merito della controversia allo stato degli atti, adotta con ordinanza misure per la trattazione e l’eventuale istruzione dell’affare secondo le modalità che ritiene più opportune ai fini del più sollecito svolgimento della procedura.
    2. Non sono ammesse prove diverse da quelle scritte. Le parti possono produrre, sotto la loro responsabilità, dichiarazioni scritte rese da terzi, capaci di testimoniare, e ricevute da notaio o rilasciate dall’eventuale avvocato difensore che, previa identificazione a norma dell’articolo 252 del codice di procedura civile, ne attesta l’autenticità. In quest’ultimo caso, il difensore avverte il terzo che la dichiarazione può essere utilizzata nel procedimento arbitrale e delle conseguenze di false dichiarazioni. Per l’atto di ricezione di tali dichiarazioni da parte di un notaio, da rilasciarsi in originale non soggetto a registrazione né a bollo, non sono esigibili onorari diversi da quelli previsti per l’iscrizione a repertorio di atti di valore indeterminabile. Il collegio arbitrale valuta la necessità di procedere ad audizioni, solo ove lo ritenga indispensabile ai fini della decisione.
    3. Il Collegio, quando accerta l’avvenuta violazione degli obblighi di informazione, diligenza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, pronuncia lodo non soggetto a deposito a norma dell’articolo 825 del codice di procedura civile, con il quale determina la prestazione liquidandone l’ammontare. In caso di determinazione favorevole, il Fondo dà immediata esecuzione al lodo. Il lodo dev’essere pronunciato anche quando le parti convengono espressamente sul contenuto della prestazione dovuta.
    4. Il lodo è pronunciato secondo diritto entro centoventi giorni dalla assegnazione al Collegio arbitrale del ricorso. Tale termine può essere prorogato dal Collegio, per motivate esigenze, fino ad un massimo di novanta giorni.
    5. Per quanto non diversamente stabilito dal presente decreto e da quello adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 859 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni del Libro IV, Titolo VIII, del codice di procedura civile.

    Art. 7 – Criteri di quantificazione delle prestazioni
    1. L’accertamento, all’esito del procedimento arbitrale, della ricorrenza delle condizioni di cui all’articolo 3, comma 2, comporta il riconoscimento della prestazione in favore del ricorrente nella misura ritenuta congrua dal Collegio arbitrale sulla base di una valutazione del caso concreto, fino ad un massimo corrispondente all’intera perdita subita dall’investitore al netto di oneri, spese e differenziale di rendimento, ai sensi del comma 2.
    2. Fermo quanto previsto nel comma precedente, la liquidazione della prestazione avviene a norma dell’articolo 2056, primo comma del codice civile, determinando l’importo al netto di oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto della proprietà degli strumenti finanziari subordinati nonché della differenza, se positiva, tra il rendimento di tali strumenti finanziari percepito dall’investitore e il rendimento di mercato di un Buono del Tesoro poliennale in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure in luogo di quest’ultimo il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di Buoni del Tesoro poliennali in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina, calcolata secondo quanto disposto dall’articolo 9, commi 4 e 5 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119.

    Art. 8 – Esclusività della procedura
    1. Nell’ambito della procedura arbitrale non possono essere fatti valere, nei confronti del Fondo, titoli diversi da quelli accertati all’esito della medesima procedura.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

    Roma, 9 maggio 2017

    Il Ministro dell’economia e delle finanze Padoan

    Il Ministro della giustizia Orlando

    Visto, il Guardasigilli: Orlando

  18. http://www.fitd.it/Comunicazioni/ListaComunicazioni
    .
    Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi
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    Roma, 11 luglio 2017
    .
    Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (“FITD”), quale gestore del Fondo di solidarietà (“Fondo”) istituito per l’erogazione di prestazioni a favore degli investitori (“Investitori”) in strumenti finanziari subordinati emessi da Banca delle Marche S.p.A., Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio Soc. Coop., Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A. e Cassa di Rispar-mio della Provincia di Chieti S.p.A. (ciascuna, la “Banca in Liquidazione”), ai sensi dell’art. 8 del Decreto-Legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giu-gno 2016, n. 119, come modificato dall’articolo 26-bis, comma 1, del decreto-legge 23 di-cembre 2016, n. 237, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15
    .
    COMUNICA
    .
    l’avvenuta pubblicazione, all’indirizzo web sotto riportato, dell’offerta al pubblico (“Offerta al Pubblico”) volta a riconoscere agli Investitori la facoltà di accesso al Fondo tramite proce-dura arbitrale ai fini del ristoro del pregiudizio effettivamente subito in ragione della violazio-ne degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (“Obblighi TUF”) nella prestazione dei servizi e delle attività di inve-stimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento degli strumenti finanziari subordinati.
    .
    L’Offerta al Pubblico contiene i termini e le condizioni per l’accesso alla procedura arbitrale. Il ricorso (“Ricorso”) deve essere presentato esclusivamente al Collegio Arbitrale avente sede presso la Camera Arbitrale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, di cui all’art. 210 del de-creto legislativo n. 50 del 18 aprile 2016.
    .
    Ulteriori dettagli in merito all’Offerta al Pubblico sono disponibili sul sito internet del FITD all’indirizzo http://www.fitd.it/Comunicazioni .

  19. http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Comunicazione/News/_news?id=88a46c890a77804205642d9a2bf92fe2
    Anac, 28.7.2017

    ANAC

    Istituti di credito in liquidazione
    Pubblicate le Linee guida sugli arbitrati a favore dei risparmiatori
    Serviranno a rendere omogenea la valutazione delle richieste di ristoro dei risparmiatori

    La Camera arbitrale dell’Autorità nazionale anticorruzione ha approvato nella seduta del 27 luglio le Linee guida per i giudizi relativi al ristoro dei titolari di strumenti finanziari subordi-nati acquistati dagli istituti di credito in liquidazione (Cariferrara, Banca Marche, Banca Etru-ria e Carichieti), in particolare di coloro che non hanno fatto richiesta di indennizzo forfettario o che non avevano i requisiti per accedervi. Le Linee guida, elaborate anche a seguito di un confronto con le associazioni dei consumatori, hanno l’obiettivo di rendere omogenea la valu-tazione delle eventuali violazioni degli obblighi informativi esigibili dagli istituti bancari in base al Testo unico della finanza.

    Fra i vari indici o elementi che potranno essere oggetto di valutazione da parte dei collegi ar-bitrali vi saranno, per esempio, la presenza di incentivi al personale per far sottoscrivere stru-menti finanziari subordinati o altre prassi commerciali suggestive di tale forma di investimen-to, i dati relativi alla concentrazione dell’investimento in strumenti finanziari o alla consi-stenza dell’informazione desumibile circa i rischi connessi a detto genere di operazioni.

    Si rammenta che nel sito dell’Autorità dal 12 luglio è disponibile il modulo per l’accesso al Fondo di solidarietà tramite procedura arbitrale. Come previsto dal decreto 83/2017, i richie-denti dovranno fornire nel ricorso le informazioni necessarie a valutare la domanda, allegando la documentazione relativa agli strumenti subordinati acquistati (contratto quadro, moduli di sottoscrizione, attestazione degli ordini eseguiti) e ogni altro atto rilevante ai fini della valuta-zione della domanda risarcitoria (ad es. il documento sui rischi generali dell’investimento, la scheda prodotto, i rendiconti periodici).

    http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Autorita/CameraArbitrale/collegioArbitrale
    Anac, 12.7.2017

    Collegio arbitrale – Fondo di solidarietà per gli investitori

    Gli investitori in strumenti finanziari subordinati di banche in liquidazione che vogliono ac-cedere al Fondo di solidarietà tramite la procedura arbitrale possono presentare ricorso esclu-sivamente attraverso l’apposito modulo da trasmettere al seguente indirizzo:
    arbitrato.banche@pec.anticorruzione.it
    In alternativa, ove il ricorrente non risulti assistito, il ricorso può essere presentato su suppor-to cartaceo e inviato al Collegio arbitrale presso la sede dell’ANAC – Via M. Minghetti, 10 – 00187 Roma

    Modulo

    Normativa di riferimento: Decreto del MEF 9 maggio 2017, n. 83; DPCM 28 aprile 2017, n. 82

    Linee guida – formato pdf (98 Kb)

    Camera Arbitrale per i contratti pubblici
    Presso Autorità Nazionale Anticorruzione

    Visto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 28 aprile 2017, n. 82, recante “Regolamento recante criteri e modalità di nomina degli arbitri, supporto organizzativo alle procedure arbitrali e modalità di funzionamento del collegio arbitrale per l’erogazione, da par-te del Fondo di solidarietà, di prestazioni in favore degli investitori, a norma dell’articolo 1, comma 859, della legge 28 dicembre 2015, n. 208”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.135 del 13-6-2017;
    Visto altresì il Decreto del Ministro delle Finanze, di concerto con il Ministro della Giustizia, in data 9 maggio 2017, n. 83, recante “Regolamento disciplinante la procedura di natura arbi-trale di accesso al Fondo di solidarietà, di cui all’articolo 1, comma 857, lettera d), della legge 28 dicembre 2015, n. 208”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.135 del 13-6-2017;
    Visti, in particolare, gli artt. 2, lett. f), e 4, comma 2, del D.P.C.M. 28 aprile 2017, n. 82, per cui questa Camera arbitrale, al fine di rendere omogenea, da parte dei collegi arbitrali, l’appli-cazione degli indici e degli elementi di valutazione della sussistenza delle violazioni degli ob-blighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle di-sposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscri-zione e al collocamento degli strumenti finanziari subordinati, elabora “linee guida” entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto;
    Ritenute, ai fini del presente atto, le “definizioni” di cui alla lettere a) e b) dell’art. 2 del D.P.C.M. 28 aprile 2017, n. 82 nonché alle lettere a) e b) dell’art. 2 del D.M. 9 maggio 2017, n. 83;
    riunito il Consiglio arbitrale in data 6 luglio e 27 luglio 2017;
    considerati i formanti normativi e giurisprudenziali della materia al fine di rilevarne, ancorché non esaustivamente, gli indici ed elementi maggiormente ricorrenti la cui sola omogeneità di applicazione rimane in cura delle presenti Linee guida, senza preclusione verso circostanze ulteriori né diminuzione dei poteri di accertamento e decisione del Collegio arbitrale;
    sentiti i rappresentanti delle associazioni dei consumatori e degli utenti iscritte all’elenco di cui all’articolo 137 del D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 nonché dell’Associazione bancaria ita-liana in data 19 luglio 2017;
    letti l’ Offerta al pubblico del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che contiene i ter-mini e le condizioni per l’accesso alla procedura arbitrale, nonché l’apposito Modulo di ricor-so, reso disponibile nel sito internet della Camera arbitrale in data 12 luglio 2017, tramite la presentazione del quale si realizza l’accettazione irrevocabile dell’offerta di determinazione arbitrale della prestazione, e, infine, l’art. 6, comma 4, del D.M. 9 maggio 2017, n. 83, che prescrive la pronuncia di “lodo […] secondo diritto”;
    stimato opportuno, al fine precipuo di rendere omogenea, da parte dei collegi arbitrali, l’ ap-plicazione degli indici e degli elementi di valutazione della sussistenza delle violazioni da ac-certare nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento degli strumenti finanziari subordinati, censire le principali fattispecie ed elen-carle per aggregati coerenti, caratterizzati da elementi tipici o di diffusa esperienza oltre che di ipotizzabile prossimità ai casi in questione, dove appaiono, pertanto, suscettibili di ulteriore sperimentazione;
    ha elaborato le seguenti linee guida

    1. Indici
    Ai fini dell’accertamento, nell’ambito del procedimento arbitrale di cui al D.M. 9 maggio 2017, n. 83, delle violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparen-za previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di in-vestimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento degli strumenti finanziari subordinati, costituiscono indici presuntivi applicabili, tra gli altri:
    a) la mancanza del contratto scritto relativo alla prestazione dei servizi e attività di investi-mento, ovvero il mancato adeguamento del contratto alle modifiche normative di tempo in tempo vigenti;
    b) per le operazioni di investimento anteriori al 2 novembre 2007, ove del caso, la mancanza di preventiva informativa scritta all’investitore in relazione alla natura ed estensione della si-tuazione di conflitto di interessi connessa all’operazione, ovvero la mancanza della specifica autorizzazione scritta del cliente rilasciata alla Banca per l’effettuazione dell’operazione in conflitto;
    c) per le operazioni effettuate a partire dal 2 novembre 2007, la mancanza di adeguata infor-mativa all’investitore in relazione alla natura ed estensione della specifica situazione di con-flitto di interessi connessa all’operazione;
    d) la mancanza di una chiara, corretta e non fuorviante informativa in merito alla natura dei servizi e attività di investimento prestati, nonché alle specifiche caratteristiche delle obbliga-zioni subordinate e ai rischi ad esse connessi in quanto tali;
    e) la non adeguatezza dell’operazione di investimento, ove del caso effettuata prima del 2 no-vembre 2007, dalla Banca in assenza di specifica informativa sui motivi della non adeguatez-za ovvero in assenza di autorizzazione scritta all’esecuzione dell’operazione, rispetto alle ca-ratteristiche dell’investitore conosciute o conoscibili dalla stessa Banca, avuto riguardo in par-ticolare a: la complessiva situazione patrimoniale, l’esperienza e conoscenza dei mercati fi-nanziari, la propensione al rischio, le pregresse abitudini d’investimento, gli obiettivi d’investimento, l’aspettativa di continuità lavorativa e di vita;
    f) la mancanza di avvertenza all’investitore da parte della Banca, circa la non appropriatezza dell’ operazione di investimento, effettuata a partire dal 2 novembre 2007, nell’ambito della prestazione dei servizi d’investimento diversi dalla consulenza e della gestione di portafogli, rispetto al profilo sintetico di rischio assegnato all’investitore e/o alle sue caratteristiche cono-sciute o conoscibili dalla stessa Banca, avuto riguardo in particolare all’esperienza e cono-scenza dei mercati finanziari;
    g) l’avvenuta modifica determinante, e non altrimenti giustificata, del profilo assegnato dalla Banca al cliente, con una variazione in aumento contestuale alla conclusione dell’ operazione di investimento o nei giorni immediatamente precedenti l’ operazione d’investimento;
    h) la mancanza di rinnovazione della valutazione di adeguatezza a seguito di comunicazioni, da parte del cliente, di rilevanti modifiche concernenti le informazioni già fornite;
    i) l’avvenuta classificazione dell’investitore da parte della Banca come cliente professionale in assenza dei presupposti normativamente previsti.

    2. Elementi di valutazione
    Ai fini dell’accertamento, nell’ambito del procedimento arbitrale di cui al D.M. 9 maggio 2017, n. 83, delle violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparen-za previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di in-vestimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento degli strumenti finanziari subordinati nonché per la determinazione arbitrale della prestazione, possono considerarsi elementi di va-lutazione rilevanti, tra gli altri:
    a) l’attribuzione, non giustificata da criteri oggettivi, da parte della Banca agli strumenti fi-nanziari di sua emissione (o emessi dal Gruppo di appartenenza) di una classe di rischiosità o complessità inferiore rispetto a quella attribuita ad un analogo prodotto emesso da un soggetto terzo;
    b) la adozione di procedure per la profilatura dei clienti strutturate in modo da orientare la classificazione dei medesimi verso i profili più elevati;
    c) la presenza di misure di incentivazione del personale della Banca aventi ad oggetto la di-stribuzione degli strumenti finanziari subordinati di relativa emissione; d) la adozione di poli-tiche o prassi commerciali della Banca volte alla
    distribuzione preferenziale degli strumenti finanziari subordinati di relativa emissione ovvero la loro prospettazione sistematicamente deficitaria di alternative o di equipollenti;
    e) la stipulazione o la rinnovazione di contratti di finanziamento, comunque denominati, con la medesima Banca o con società del Gruppo, contestualmente all’operazione di investimento;
    f) la concentrazione superiore al 25% dell’investimento in strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca rispetto al patrimonio complessivo (rappresentato dalla liquidità e dal por-tafoglio in strumenti finanziari) detenuto per conto dell’investitore alla data di conclusione dell’operazione nel caso in cui il profilo dell’investitore sia, anche di fatto, riconducibile a ca-tegorie basse o medio- basse, ovvero a categorie equivalenti;
    g) la concentrazione superiore al 50% dell’investimento in strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca rispetto al patrimonio complessivo (rappresentato dalla liquidità e dal por-tafoglio in strumenti finanziari) detenuto per conto dell’investitore alla data di conclusione dell’operazione nel caso in cui il profilo dell’investitore sia, anche di fatto, riconducibile a ca-tegorie medie o medio- alte, ovvero a categorie equivalenti;.
    h) per le operazioni effettuate a partire dal 2 novembre 2007 nell’ambito della prestazione del servizio di consulenza, ancorché non formalizzato in uno specifico contratto scritto, ovvero in presenza di un impegno della Banca a procedere alla valutazione di adeguatezza delle opera-zioni aventi ad oggetto strumenti finanziari subordinati, l’ effettuazione in regime di appro-priatezza delle medesime operazioni, altrimenti non adeguate, su richiesta del cliente;
    i) l’avvenuta modifica determinante, e non altrimenti giustificata, del profilo assegnato dalla Banca al cliente, con una variazione in aumento risalente non oltre il mese precedente l’operazione d’investimento;
    h) l’assenza, anteriormente all’effettuazione dell’operazione di acquisito degli strumenti fi-nanziari subordinati, di rapporti di conto corrente o di finanziamento, comunque denominati, tra Banca e cliente e la stipula dei relativi contratti soltanto contestualmente all’operazione.

    3. Ambito di applicazione
    Le superiori Linee guida non modificano la disciplina primaria dell’onere della prova né esau-riscono gli indici presuntivi e gli elementi di valutazione generalmente applicabili, da parte dei collegi arbitrali, al fine di ritenere la sussistenza delle violazioni degli obblighi di infor-mazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in ma-teria di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al colloca-mento degli strumenti finanziari subordinati, nonché per la conseguente determinazione arbi-trale.
    In ogni caso, la “decisione della controversia”, previa “valutazione del caso concreto”, non può ritenersi fondata direttamente sopra le presenti Linee guida, le quali risultano elaborate esclusivamente per i fini di cui all’art. 4, comma 2, D.P.C.M. 28 aprile 2017, n. 82.
    La Camera arbitrale riserva l’elaborazione degli atti ulteriori di propria competenza a norma del D.P.C.M. 28 aprile 2017, n. 82 e D.M. 9 maggio 2017, n. 83, anche in considerazione del-le presenti Linee guida.
    Del presente testo viene disposta la pubblicazione nel sito internet istituzionale della Camera arbitrale e nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

    Roma, 27 luglio 2017

    Il Presidente Ferruccio Auletta

  20. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/09/vittime-del-salva-banche-vittoria-simbolica-ma-sostanziale-dei-risparmiatori-truffati-da-etruria-c/4082878/
    Il Fatto Quotidiano, 9.1.2018
    Paolo Fior

    VITTIME DEL SALVA BANCHE, VITTORIA SIMBOLICA MA SOSTANZIALE DEI RISPARMIATORI TRUFFATI DA ETRURIA & C
    .
    La decisione dell’Arbitro per le controversie finanziarie istituito dalla Consob seppure limitata offre un importante assist agli ex azionisti dei quattro istituti “risolti” nel 2015

    Nel giorno del suo primo “compleanno”, l’Arbitro per le controversie finanziarie istituito dalla Consob ha deciso di fare un bel regalo ai risparmiatori truffati di Banca Popolare dell’Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. L’Arbitro, infatti, ha confermato che le banche acquirenti – vale a dire Ubi Banca e Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper) – sono tenute a risarcire i danni ai risparmiatori per i comportamenti scorretti in materia di investimenti messi in opera dalle precedenti aziende e gestioni, mettendosi così nello stesso solco tracciato dal tribunale civile di Ferrara che lo scorso 7 novembre aveva dato ragione a un piccolo azionista di Carife condannando Bper al risarcimento del danno.
    Le sei decisioni assunte dall’Arbitro e rese pubbliche il 9 gennaio sembrano riferirsi in particolare a piccoli azionisti della Banca Popolare dell’Etruria che a marzo 2012 avevano sottoscritto pro quota l’aumento di capitale dell’istituto, ma la valenza della decisione pare più generale. L’arbitro infatti ritiene che la procedura di risoluzione, pur avendo azzerato l’esercizio dei diritti patrimoniali e amministrativi incorporati nelle vecchie azioni, non esaurisce affatto le “pretese (risarcitorie o altro) relative a rapporti contrattuali tra cliente e intermediario per la prestazione di servizi di investimento, anche ove aventi a oggetto azioni emesse dallo stesso intermediario”. Non solo, questi rapporti contrattuali “in quanto tali risultano unitariamente trasferitidalla Vecchia Banca alla Nuova Banca e ciò proprio coerentemente con l’esigenza di preservare la continuità operativa dell’azienda bancaria”, scrive ancora l’Arbitro.
    La buona notizia è che dunque gli azionisti azzerati possono rivalersi sulle banche acquirenti, tuttavia occorre sgomberare subito il campo da facili illusioni: su sei ricorsi l’Arbitro ne ha respinti tre e ne ha accolti parzialmente tre, stabilendo il risarcimento per la sola parte relativa alle nuove azioni sottoscritte in occasione dell’aumento di capitale del marzo 2012 perché ha riconosciuto che la banca abbia non solo “omesso di rendere noto al pubblico” il contenuto della lettera inviata dalla Banca d’Italia “al fine di non pregiudicare il successo dell’operazione di aumento di capitale”, ma abbia addirittura “pubblicato una lettera aperta sulla stampa locale per rassicurare il pubblico degli investitori sulla solidità dell’emittente”.
    Circostanze documentate che hanno indotto l’Arbitro a ritenere che siano state violate le “regole di correttezza e trasparenza informativa nella prestazione dei servizi di investimento”. Dunque agli azionisti è stata rappresentata una situazione del tutto fuorviante per indurli a sottoscrivere pro quota l’aumento. Questa considerazione, però, si limita appunto al risarcimento per le azioni di nuova emissione sottoscritte e non anche, come invece richiesto dai ricorrenti, a quelle già detenute che avrebbero potuto decidere di vendere se avessero avuto contezza del reale stato di salute dell’istituto. In questo vi è anche un limite derivante dalle competenze in capo all’Arbitro per le controversie finanziarie che non si estendono all’intera materia disciplinata dal Testo unico della Finanza, ma esclusivamente alla “violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza che gli intermediari devono rispettare quando prestano servizi di investimento o il servizio di gestione collettiva del risparmio”.
    Data questa limitata competenza e trattandosi di piccoli azionisti, il valore dei tre risarcimenti stabiliti dall’Arbitro ammonta a poche centinaia di euro, ma a onore del vero è anche possibile che gli azionisti non vedano nulla perché gli intermediari non hanno l’obbligo di uniformarsi alle decisioni dell’Arbitro per le controversie finanziarie e in questo caso è probabile che non diano corso ai risarcimenti per evitare di creare un precedente pericoloso che potrebbe indurre tanti altri azionisti a fare ricorso. Nonostante tutti i limiti, però, la decisione dell’Arbitro segna un punto a favore dei piccoli azionisti i cui diritti – nonostante la procedura di risoluzione – restano insopprimibili.

  21. http://www.archiviostorico.ilsole24ore.com/#/showdoc/31762227/?ref=pullSearch
    Plus24 – Il Sole 24 Ore, 13.1.2018, pag. 16 – Antonio Criscione

    LE TUTELE DOPO LA RISOLUZIONE

    Le banche che hanno inglobato le quattro banche risolte possono essere chiamate a rispondere per i servizi di investimento prestati dalle risolte ai loro clienti. Alcune pronunce rese note negli scorsi giorni dall’Arbitro per le controversie finanziarie (in tutto una decina pubblicate nei giorni 9 e 11 gennaio scorsi, la prima porta il numero 165/2018) hanno stabilito l’importante principio della legittimazione passiva, in termini tecnici, delle nuove banche per rispondere dei comportamenti di quelle che hanno ricevuto a termine della procedura di risoluzione.
    Ma, come avverte l’avvocato modenese Letizia Vescovini: «Lo status di azionista azzerato da solo non è presupposto sufficiente per ottenere un risarcimento; è necessario ci sia la violazione della disciplina in materia di servizi di investimento». Si tratta di un argomento importante da considerare quando si voglia fare un ricorso. E un altro elemento da considerare è quello relativo alle carenze del prospetto informativo. Qui ricorda Vescovini: «Nelle decisioni dello scorso 9 gennaio, l’Acf non si pronuncia sulle carenze del prospetto informativo di cui all’articolo 94 del Tuf proprio perché non rientra nel suo perimetro di competenza». Quindi per un risparmiatore che voglia fare ricorso all’Acf occorre concentrarsi sulle materie di cui quest’ultimo può occuparsi (e che sono riportate nella scheda qui sotto).
    Per avere un esempio delle questioni di cui nelle decisioni relative alle quattro banche risolte, l’avvocato modenese ricorda che nella decisione 165/2018 la violazione per la quale l’Acf ha dato torto all’intermediario è stata individuata nel fatto che la banca emittente avesse offerto proprie azioni sulla base di un set informativo in cui aveva intenzionalmente omesso di riportare notizie rilevanti al fine di valutare l’opportunità e la convenienza dell’investimento; mentre nella decisione 168/2018 è stato negato il risarcimento all’azionista – pur ribadendo al legittimazione passiva della nuova banca – poiché il ricorrente non aveva indicato e provata la sussistenza di una violazione in capo alla vecchia banca. Questo a mostrare che il ricorso non ha successo per il solo fatto che la nuova banca viene riconosciuta titolata a rispondere alle richieste dei clienti della vecchia.
    Come detto non serve neanche – come detto – sottolineare la propria posizione di azionista “azzerato”. Nelle sue pronunce l’Acf afferma: «il Collegio non intende certamente affermare che tutti gli azionisti della Vecchia Banca possano vantare, solo per effetto di tale status, pretese nei confronti della Nuova Banca. Vale, infatti, quanto previsto dall’art. 47, comma 7, del d.lgs. n. 180/2015, come richiamato al punto 3 del sopracitato provvedimento della Banca d’Italia, ove si dispone chiaramente che ‘gli azionisti, i titolari di altre partecipazioni, i creditori della banca in risoluzione e gli altri soggetti, i cui diritti, attività e passività non sono oggetto di cessione, non possono esercitare pretese sui diritti, sulle attività e sulle passività oggetto della cessione…”». In pratica, afferma l’Acf: «I clienti della Vecchia Banca, ai quali quest’ultima abbia collocato azioni di propria emissione ponendo in essere comportamenti violativi del quadro normativo di riferimento in materia di prestazione di servizi d’investimento, così come avrebbero potuto avanzare pretese risarcitorie nei confronti della Vecchia Banca (in modo del tutto indipendente dal loro status di azionisti e quindi, in ipotesi, anche dopo avere rivenduto le azioni sottoscritte), allo stesso modo non possono non ritenersi legittimati a procedere in tal senso anche nei confronti della Nuova Banca». Per l’Acf quella che chiama la Nuova Banca (la subentrata, ovvero Ubi nel caso di Banca Marche -la banca a cui si riferiscono le decisioni dell’Acf -, di Banca Etruria e di Carichieti; Bper nel caso di Cariferrara), essa è «da ritenersi subentrata, senza soluzioni di continuità, nelle situazioni giuridiche attive e passive facenti capo alla Vecchia Banca, con la sola eccezione di quelle specificamente escluse, nel cui novero tuttavia non paiono rinvenibili tipologie di rapporti quali quelli oggetto della presente controversia»

    Le questioni per cui rivolgersi all’Arbitro
    Contratto – La mancanza del contratto scritto relativo alla prestazione dei servizi e attività di investimento di cui all’art. 23 Tuf, ovvero il mancato adeguamento del contratto alle modifiche normative di tempo in tempo vigenti
    Informativa sui servizi – La mancanza di una chiara, corretta e non fuorviante informativa in merito alla natura dei servizi e attività di investimento prestati, nonché alle specifiche caratteristiche dei prodotti finanziari e ai rischi ad esse connessi
    Conflitto di interessi – La mancanza di adeguata informativa all’investitore in relazione alla natura ed estensione della specifica situazione di conflitto di interessi connessa all’operazione normalmente presente in queste ipotesi in quanto le azioni e le obbligazioni erano collocate dalla stessa banca emittente
    Adeguatezza – La omessa o non genuina raccolta delle informazioni dal cliente tramite il questionario di profilatura Mifid; la mancata verifica della appropriatezza o adeguatezza dell’investimento rispetto al profilo del cliente;la concentrazione dell’investimento in violazione della regola di diversificazione

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