Un mediatore per Tsipras?

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tsipdi Stefano Pavletic*

L’invio a Bruxelles della nuova lista delle riforme da parte del Governo Tsipras può essere considerata a tutti gli effetti come la fine del primo step del duro negoziato sulla risoluzione della complicata crisi greca. Come è noto il Governo Tsipras, forte del consenso di 2,2 milioni di voti alle ultime elezioni di Gennaio, ha cercato in un primo momento di riavviare la trattativa su posizioni unilaterali, in radicale discontinuità con gli impegni assunti dai precedenti governi greci nei confronti dell’Eurogruppo. Erano e sono tuttora in campo gli elementi tipici di un conflitto che si presenta ancora tutto da dipanare: scarsità di risorse, divergenza di interessi, difficoltà di comunicazione, rabbia e risentimento. Certo la tattica ha prevalso nelle ultime settimane. Tsipras, insieme al suo controverso ministro Varoufakis, ha dapprima percorso l’Europa in lungo ed in largo ribadendo posizioni “rivoluzionarie”, ha cercato una dura contrapposizione per poi, in una seconda fase del negoziato, rivedere parzialmente le proprie richieste, puntando ad un compromesso che potesse salvaguardare le aspettative fortissime del popolo greco e nel contempo ottenere “tempo, più che denaro”. Anche l’aspetto nominalistico ha avuto la sua rilevanza: i greci non parlano più di Troika ma di “Institutions”, il Memorandum è diventato “l’accordo”.
Dall’altra parte del tavolo l’Eurogruppo che a fatica cerca di compattarsi sul rispetto delle regole e sull’importanza strategica della tenuta dell’area Euro. Il ruolo della Germania, da molti percepito come egemone nel consesso europeo, deve convivere con le insofferenze di Paesi meno rilevanti (Portogallo, Irlanda, Spagna, Paesi baltici) poco disposti a concedere sconti o prerogative alla Grecia, dopo aver a loro volta sperimentato pesanti piani di salvataggio e sacrifici interni.
Con questo scenario, ed alla vigilia del prossimo stadio di negoziato che si presenta quanto mai impegnativo, perché non pensare ad un mediatore ? La presenza al tavolo della trattativa di un mediatore potrebbe in primo luogo scardinare la contrapposizione Germania-Grecia che ormai viene da molti percepita cristallizzata, a tratti “ideologica”. Si potrebbe infatti incidere efficacemente, ad esempio, sul conflitto di posizioni tra rigore di bilancio (“le regole vanno rispettate comunque”) ed emergenza umanitaria (400.000 famiglie greche sono senza alcun reddito e ricorrono alle mense comunitarie per un pasto). I flussi di comunicazione potrebbero essere ristabiliti, al di là della pura propaganda, individuando criteri di reciproca legittimazione e di riconoscimento dei vari interlocutori portatori di interessi. Le aspettative del popolo greco, alimentate dalle promesse elettorali, potrebbero essere valorizzate nel quadro di uno scenario virtuoso di superamento della crisi che scongiuri una temuta uscita dall’Euro.
Tuttavia non sarebbe agevole individuare una figura possibile di mediatore, soggetto individuale o organismo collettivo. Al di là del profilo di assoluta credibilità che questa figura dovrebbe possedere, potrebbe rivelarsi oltremodo complicato individuare adeguati caratteri di neutralità e di indipendenza nello svolgimento di un tale incarico, nominando un terzo che non sia compromesso con nessuna delle parti coinvolte. O comunque che non sia percepito dai greci come emanazione dell’establishment attiguo a FMI-BCE, oppure dall’Eurogruppo, Germania in testa, come portatore di interessi ed istanze contrarie al rispetto delle regole costitutive dell’area Euro.
Nonostante le evidenti difficoltà nel costruire l’identikit di un possibile mediatore, pur potendo facilmente disporre di competenze e professionalità all’altezza del compito, tuttavia ogni sforzo dovrebbe essere fatto, da tutte le parti in campo, per individuare la migliore soluzione per comporre un conflitto che si è già rivelato estremamente oneroso e che pare ben lungi dall’essere sotto controllo.

*dottore commercialista, mediatore in Milano