Negoziazione assistita: c’è il Decreto Legge 132 – 2014

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La negoziazione assistita è stata introdotta nell’ordinamento italiano con il Decreto Legge 132 -14 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Venerdì 12 settembre.
Trattandosi di un decreto legge, è doveroso ricordare che qualcosa potrebbe cambiare in sede di conversione.
Nessuna sorpresa, intanto, sembra esserci rispetto allo schema di decreto anticipato da Blogconciliazione.com.
Il testo definitivo, della parte del decreto relativa  a negoziazione assistita (e arbitrato), ad ogni modo, è questo.

8 COMMENTI

  1. Le Negoziazione Assistita è solo uno strumento per cercare di tagliare le gambe alla mediazione. In sede di conversione proveranno a parificare i due istituti quanto all’obbligatorietà del tentativo.

  2. Per quanto riguarda la mediazione nessuna sorpresa nel decreto. Ma non scordiamoci cosa è successo in relazione al decreto “Del Fare” (luglio 2013) tra l’emanazione del Decreto Legge e la sua conversione.
    Inoltre il “fuoco di sbarramento” (meglio ancora, la campagna di disinformazione) è già cominciata: Il Sole 24 Ore 14.09.2014 (a distanza di soli due giorni dalla pubblicazione del decreto), pag. 18 : “Negoziazione assistita senza spese – Una forma di negoziazione ad ampio raggio delle parti per pervenire ad una sistemazione della vertenza senza necessità di adire gli organi di mediaconciliazione di cui al D.Lvo 28/10 … viene ora introdotta dall’articolo 2 del Decreto giustizia (DL 132/2014)”.
    .
    Di particolare interesse un commento pubblicato oggi in Linkedin, da parte di un avvocato civilista, nonché mediatore : “Cari colleghi , si e’ avverata la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il CNF e’ pari a Gesu’ cristo. 
Oggi un cliente e’ tre volte un cliente. 
Onorari garantiti per la negoziazione assistita, causa giudiziale e poi arbitrato ( perché la causa appena iscritta a ruolo diventa ARRETRATO). 
Fantastico. Concordo sulla natura del d.l. 132/2014 evidenziata da …… : “attorney centered”. 
Tre volte cliente tre volte onorari”

  3. Previsto e prevedibile quanto inutile alla soluzione dei problemi della giustizia italiana. In fatto, non muta nulla (l’arbitrato c’è sempre stato e se non ha prodotto effetti deflattivi del contenzioso civile finora mal si comprende come dovrebbe produrli con una norma che incentiva gli avvocati a coltivare la mala-pianta della “disputa” e non la buona prassi della “conciliazione”) se non che garantisce agli avvocati la possibilità di continuare a lucrare sull’inefficienza del sistema. Sul medio-lungo periodo un fallimento annunciato…che pagheranno in primis i cittadini(a mio modestissimo giudizio). Non vedo, inoltre, come una impresa e una impresa straniera, in questo bailemme italiano, possa essere rassicurata da questo “tiro al piccione” organizzato a tutto favore delle lungaggini e delle “spese legali” e in cui i “piccioni”, da spennare, sono i loro bilanci. Comunque se legge dovrà essere, sia! ;-(

  4. Mah, niente più che un assai efficace esercizio del potere di lobbying.
    Dovremmo pazientemente spiegare agli scettici che un terzo neutrale ha pur la sua utilità.
    Certo che ‘sto ministro o c’è o ci fa.

  5. Quello che più mi colpisce è come possa uno Stato consegnare nelle mani di una categoria professionale (fino a ieri contraria agli strumenti ADR) la sistemazione dell’arretrato attraverso l’utilizzo di strumenti ADR.
    Ovviamente i motivi saranno anche ben chiari ma tutto ciò a me pare grave. Ha ragione Carlo Mosca; il potere di lobbying spiega tutto questo ma che non ci si venga a dire che è stato creato un sistema a favore della giustizia.
    Si badi bene, se la categoria fosse stata un’altra il mio discorso sarebbe stato lo stesso.
    Decisamente deluso.

    Paolo Pandri

  6. “ Non bisogna dimenticare che il sistema della libera avvocatura … presenta un grave pericolo, nella possibilità che il regime di benefica concorrenza tra i liberi professioni-sti si trasformi in una esasperata lotta per l’esistenza quando, aumentando il numero dei pa-trocinatori in misura sproporzionata al numero delle cause da patrocinare, il normale lavoro professionale venga a scarseggiare per tutti” (pag. 35).
    “ In Italia, oggi, i professionisti legali sono in numero enormemente superiore ai bi-sogni sociali; questa elefantiasi patologica degli ordini forensi porta con sé, come naturale conseguenza, la disoccupazione e il disagio economico della gran maggioranza dei profes-sionisti, e quindi il progressivo abbassamento intellettuale e morale della professione, del quale la pubblica opinione, pur senza intenderne esattamente le cause, si rende conto con tanta severità di giudizi” (pag. 38).
    “ Nel 1880 … i professionisti legali raggiungevano in tutta Italia la cifra di 12.885 con un rapporto approssimativo di 48 legali per ogni 100.000 abitanti. ….. nel 1913 –erano- 21.488 con un rapporto numerico di 59 legali ogni 100.000 abitanti. Il paragone degli albi del 1880 e del 1913 dimostra che in questo trentennio il numero assoluto degli iscritti è au-mentato del 67 per cento, mentre la popolazione italiana maschile maggiorenne è cresciuta, nello stesso periodo solo del 13,5%” (pagg. 42 e 43).
    “Qualcuno potrebbe chiedersi se, nelle regioni in cui più alta è la litigiosità, il più denso numero di avvocati possa considerarsi come effetto di quella, o non, piuttosto, vicever-sa: se gli avvocati funzionassero sempre, in obbedienza alla loro missione, come medici della litigiosità, a una maggiore densità di professionisti legali dovrebbe in breve seguire una di-minuzione di lavoro giudiziario; ma nella realtà c’è da temere che avvenga il contrario! “(pag. 53).
    “ In verità, questi duecento avvocati che da cinquanta anni costituiscono la base immutabile della nostra Camera, tutte le volte che da qualche ministro più audace sono stati messi dinanzi ai problemi della riforma giudiziaria, si sono lascati guidare anziché da una politica nazionale, da una politica campanilistica o addirittura da una politica di classe: sic-ché sembra, è triste doverlo confessare, che il gran numero di avvocati sedenti in Parlamento sia stato fin’ora il più formidabile ostacolo contro una riforma radicale del nostro ordina-mento giudiziario e del nostro diritto processuale” (pag. 86).

    Piero Calamandrei, in un libro pubblicato nel 1921 MILLENOVECENTOVENTOVENTU-NO, Editore La Voce, Dal titolo “TROPPI AVVOCATI”.
    E non pare che da allora la situazione sia migliorata

    Numero di avvocati x1.000 abitanti in Italia
    1880……0,48
    1913……0,59
    1989……0,94
    1995……1,45
    2000……2,07
    2005……2,88
    2010……3,59
    2012/08…4,05

  7. Se veramente crediamo nella mediazione (o conciliazione) e negli strumenti di ADR, liberiamoli dai vincoli di chi continua ad asservirli ai propri interessi particolari e da uno Stato incapace di una visione di lungo periodo (oltre il tempo necessario allo smaltimento dell’arretrato civile) e di riforme realmente coraggiose nell’interesse della collettività.
    Come? Cominciamo ad offrire servizi di ADR come liberi professionisti, interfacciandoci direttamente con la gente e facendo capire loro quanto sia vantaggioso preferire ad una lite spalleggiata da professionisti delle liti, la ricerca di un accordo aiutati da professionisti della conciliazione.
    Si è capito oramai che le regole del gioco delle ADR regolamentate e normate non lo facciamo noi mediatori … cambiamo gioco!
    Come diceva Ghandi: Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nelmondo …

  8. Ovviamente la proposta non riguarda solo i singoli mediatori, anche gli organismi di mediazione possono affiancare alla mediazione ex Dlgs 28/2010 altre opzioni di ADR da offrire al pubblico a fronte di una domanda di erogazione del servizio nelle modalità previste da uno specifico regolamento distinto da quello necessario alla mediazione civile e commerciale.

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