Chi ha paura di studiare? Se il diritto minaccia il merito.

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di Lydia Ansaldi*

Il nostro è, per tanti aspetti, il paese delle contraddizioni. Solo per citarne una di assoluta attualità: Hollywood premia un film sulla bellezza di Roma e noi lasciamo che Pompei si sbricioli! Così guardiamo con ammirazione quei paesi nei quali i meriti vengono riconosciuti, lo studio e la ricerca premiati, i talenti coltivati ma poi ci battiamo perché valgano i titoli prima di tutto!
Ho studiato giurisprudenza perché pensavo che fosse importante conoscere i diritti ed aiutare chi non li conosce a farli valere. Ho studiato diritto perché volevo studiare, volevo che il mio lavoro fosse fatto anche di studio. Ho sostenuto 26 esami e, se ben ricordo, 24 erano di diritto, 1 di economia politica ed uno di storia del diritto. Diritto, diritto ed ancora diritto. La prima volta che ho sentito parlare di differenza tra posizioni di diritto ed interessi è stato un anno dopo aver superato l’esame di stato, ad un corso per Conciliatori. E lì mi si è aperto un mondo. Ma, soprattutto, ho iniziato a studiare qualche cosa di assolutamente nuovo e diverso rispetto a quello che avevo studiato sino ad allora.
Ricordo lo stupore di fronte alle proteste di alcuni colleghi quando è stato introdotto l’obbligo formativo che, per tanti, era scontato: ma se è naturale studiare ed aggiornarsi perché contestare l’obbligo formativo? Solo inutile polemica.
Studiare mi piace così tanto che faccio il formatore per poter continuare a studiare!
Ora abbiamo i mediatori di diritto: avvocati che con un brevissimo corso ed un paio di tirocini potranno, di diritto, svolgere l’attività di mediatore.
In un corso base per mediatori, della durata minima di 50 ore, si insegnano, tra l’altro, principi e caratteristiche della mediazione, modelli di mediazione, gestione dei conflitti, tecniche di comunicazione e principi del negoziato per interessi. E poi si fanno molte esercitazioni pratiche. Qualcuno può indicarmi in quale esame di giurisprudenza si studiano queste materie? Perché forse a me è sfuggito!
Alla luce delle ultime proposte sulla formazione per gli avvocati mediatori ho pensato che io non voglio essere un mediatore di diritto. Non voglio acquistare un titolo solo perché ne ho già un altro. Essere mediatore di diritto non mi piace e non mi corrisponde. Voglio fare il mediatore perché ho studiato per farlo, e tanti sono quelli che, ai percorsi stabiliti per legge , hanno aggiunto letture, seminari ed approfondimenti. Non voglio essere esonerata dai tirocini perché, in quanto avvocato, non ne ho bisogno.
Non mi piacciono i titoli di diritto perché non tengono in nessuna considerazione il merito e la preparazione specifica. Disincentivano lo studio. Non mi capacito delle resistenze allo studio ed alla formazione. Perché non si può riconoscere di non essere preparati per svolgere un certo ruolo e non ci si predispone ad una nuova formazione?
Credo che il “di diritto” vada contro il “merito” e che ci sia soltanto un modo peggiore di acquisire un’abilitazione, oltre a quelli vietati per legge ovviamente: acquisirlo per anzianità!

* mediatore, avvocato in Piacenza

3 COMMENTI

  1. Sono perfettamente d’accordo con Lydia, purtroppo in Italia il “pezzo di carta” vale di più dell’effettivo merito personale e gli esempi sono diffusissimi, a partire da alcune leggi che fanno distinzione tra i vari titoli di studio con evidenti discriminazioni ( tanto per fare un esempio, nella legge sulla mediazione i mediatori laureati possono liberamente iscriversi ad un Organismo, mentre i diplomati, per poterlo fare, debbono essere preventivamente iscritti ad un Albo. Non si capisce il perchè)
    E pensare che, secondo un editto del Medio Evo, in quell’epoca chiunque poteva essere Conciliatore, ad eccezione degli avvocati, dei giudici e dei servitori. Questi ultimi non potevano perchè avevano troppo da fare nelle loro incombenze. E’ chiara l’applicazione del concetto espresso da Lydia per cui una forma mentis, basata esclusivamente sul diritto, non può gestire una controversia nella quale sono coinvolte emozioni, interessi e situazioni particolari, senza prima avere una adeguata ed approfondita preparazione.

    * conciliatore dal 2004, mediatore dal 2010, Sportello di Conciliazione di Genova

  2. ah ah, brava Lydia. Il difetto però sta nel manico (e cioè nell’idea bizzarra che l’intervento del mediatore si esaurisca nella valutazione delle posizioni giuridicamente rilevanti delle parti in conflitto). Visione possibile, per carità, ma di sicuro non l’unica, e neppure la più accreditata – da un po’ di anni ormai.

  3. Hai ragione Lydia!
    Anche se sono commercialista, e quindi non mediatore ” di diritto” trovo che la preparazione fatta da chi VUOLE ESSERE MEDIATORE farà la differenza nel lungo termine. Per il momento ho la sensazione che ci dovremo preparare all’assalto alla diligenza dell’opportunità di lavoro (????) rappresentata dal fare il mediatore a qualunque costo (anche “di diritto”). Basta esserci.
    Persone come te nobilitano la funzione del Mediatore. Complimenti!

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