Di mediazione ce n’è UNAM…

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di  Nicola Giudice*

Un’altra iniziativa a favore della mediazione. Si chiama UNAM.

Sai che novità, direte voi. Tra associazioni, sindacati, federazioni e sante alleanze, le iniziative di questo genere negli ultimi mesi si sono moltiplicate. La novità invece c’è e non è da poco. Perchè la A sta per Avvocati. Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione. Insomma, avvocati favorevoli alla mediazione, che lavorano per, che la sostengono.

Battute a parte, dopo i cartellini rossi e gli scioperi (forse eccessivi e comunque contro la mediazione obbligatoria, non contro la mediazione in sè), dopo le critiche (alcune meritate, altre ingiuste, molte dettate dalla scarsa conoscenza dell’istituto) e dopo un po’ di mesi, gli ultimi, in cui la categoria sembrava aver fatto cadere il tema nel dimenticatoio, ecco che alcuni legali decidono di distinguersi e tracciare una linea. Fino ad ora c’è un manifesto e un elenco di aderenti (in progressivo aumento), entrambi rintracciabili sul sito, peraltro ancora da completare. Vedremo cosa succederà.

Da non avvocato mi domando cosa aspettarsi dall’UNAM. La sensazione è che di avvocati sensibili alla mediazione ce ne siano tanti, anche se non mediatori, formatori o responsabili di organismi di mediazione. Ed è quindi innanzitutto lecito aspettarsi l’adesione al manifesto dell’UNAM di questa parte della categoria, un sostegno disinteressato all’idea della mediazione e alla sua utilità. Ma mi pare che sia giusto provare a puntare anche più in alto e cercare di coinvolgere anche gli avvocati scettici, magari scottati da esperienze non particolarmente positive, ma comunque attenti a chi propone loro soluzioni che possano risolvere in modo efficace e soddisfacente i problemi dei clienti.

Su quante adesioni raccoglierà UNAM, bisognerà vedere. Certamente questo numero sarà un parametro importante per giudicare il successo dell’iniziativa. Un successo però è già stato raggiunto. Quello di iniziare a togliere all’avvocatura italiana la fastidiosa, e immeritata, etichetta di essere “contro” la mediazione e la cultura dell’ADR. Di questi tempi non è poco.

*Responsabile Servizio di conciliazione-Camera Arbitrale di Milano