Per chi “sente” al di là del conflitto

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Al di là di una sentenza della Corte Costituzionale che ha lasciato molto cose in sospeso, la mediazione in sé continua ad essere una realtà su cui puntare per il futuro. Non sono mancate, in questi mesi, le iniziative di approfondimento e di formazione così come non sono mancate le chiamate a raccolta, tra forum, assemblee, nascita di sindacati e associazioni di categoria fino ad arrivare a proposte di legge e petizioni. Tutta questa vitalità ha intrapreso anche percorsi molto innovativi e magari inaspettati. E’ il caso del primo corso pilota, organizzato lo scorso mese di Febbraio, per mediatori civili e commerciali disabili di vista.
Tale corso è stato realizzato dall’associazione professionale BMI (Bridge Mediation Italia) in collaborazione con l’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’Unione Italiana Ciechi (I.Ri.Fo.R).
L’idea ha tratto origine da una rivisitazione dell’attività del mediatore civile e commerciale in modo da prendere in considerazione le capacità “potenziate” di coloro che suppliscono il deficit sensoriale con l’amplificazione degli altri sensi e che, al contempo, non sono “sopraffatti” da quello della vista, al quale tutti si affidano maggiormente nella quasi totalità delle percezioni sensoriali.
Tali mediatori potranno operare, inoltre, con una riconosciuta autorevolezza dovuta non solo al fatto di essere disinvolti professionisti e conoscitori delle tecniche di negoziazione, ma anche per il fatto che la “soggezione” a volte derivante dal doversi confrontare con una persona non vedente posta a gestire una situazione critica, qual è un conflitto, spesso può tramutarsi in un sentimento di rispetto.
Apprezzabile, quindi, tale iniziativa formativa che, oltre ad “espandere il verbo” della mediazione a nuove realtà, dà il senso della rinnovata fiducia verso lo strumento della mediazione che in una linea di continuità porta ancora a credere e, conseguentemente, a investire su di esso.

 

1 COMMENTO

  1. Una iniziativa lodevole anche per il messaggio contenuto nell’espressione utilizzata per la sua presentazione: “sentire oltre il conflitto” ovvero, per chi non ha deficit visivi, un invito a non lasciarsi abbagliare dalla forma con la quale i litiganti presentano i fatti e utilizzare invece strumenti quali l’empatia per cogliere gli aspetti più personali da loro non espressi ma altrettanto importanti di quelli oggettivi e formali. E per mia esperienza personale confermo che spesso chi ha deficit sensoriali sviluppa una compensazione che va oltre i cinque sensi canonici e che può essere proficuamente utilizzata nella mediazione.

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