Il mercato della mediazione

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Il D.lgs 28/2010 e le successive modificazioni hanno definito un quadro normativo che identifica  con precisione l’oggetto del servizio di mediazione, i soggetti che lo possono offrire e le modalità e i costi di erogazione. Dunque è stato creato un vero e proprio mercato della mediazione civile e commerciale che può essere considerato un mercato regolamentato.

mercatoDal lato della offerta di mediazione, i singoli mediatori non possono proporre il proprio servizio direttamente al pubblico che si deve invece rivolgere ad un organismo accreditato, che a sua volta affida tale incarico professionale sulla base dei criteri di assegnazione specificati nel proprio regolamento, coerentemente con le recenti  indicazioni ministeriali, e delle proprie esigenze organizzative.

Dunque vi è, per così dire, un mercato primario costituito dalla offerta al pubblico del servizio di mediazione effettuata dall’organismo, e un mercato secondario che riguarda l’offerta di prestazioni professionali dei mediatori agli organismi. Per quanto riguarda questo ultimo punto, il singolo mediatore è di fatto in una posizione di sostanziale e forte squilibrio negoziale rispetto all’organismo, dalla cui disponibilità ad accoglierlo nell’elenco dei propri mediatori e successivamente ad affidargli l’incarico egli dipende totalmente.

Ciò ha portato molti mediatori ad associarsi nel numero minimo previsto dalla normativa per aprire un proprio organismo di mediazione, mentre la maggior parte ha comunque  dato la propria disponibilità a più organismi (con il limite di cinque).

E’ auspicabile che con l’affermarsi di una concorrenza fra gli organismi basata soprattutto sulla qualità del servizio offerto (espressa innanzitutto dal professionista incaricato) vi sia un maggiore potere contrattuale dei mediatori, immaginando, in un futuro non troppo lontano, che i migliori siano addirittura strappati da un organismo all’altro a suon di offerte economicamente vantaggiose.

Con riferimento al costo del servizio di mediazione per il pubblico, è già cominciata una competizione fra organismi basata sui prezzi, per cui si assiste a offerte e ribassi percentuali sulle tariffe tabellari e alla pubblicizzazione del servizio “ai prezzi più bassi del mercato”. E’ questa una strategia da valutare con attenzione in quanto una politica di dumping dei prezzi può avere effetti negativi per tutti i soggetti che operano nel settore.

Un altro aspetto da considerare riguarda gli accordi commerciali con i quali gli organismi di mediazione offrono a soggetti quali ad esempio le banche o le compagnie di assicurazione, uno sconto sulle mediazioni appoggiate presso di loro. Questa pratica potrebbe offrire alcune criticità in merito alla percezione di terzietà e imparzialità del mediatore di un organismo che ha un accordo commerciale con una delle parti. Certo non è il mediatore ad avere un rapporto economico diretto con la parte convenzionata, ma dubbi potrebbero comunque venire ad una delle parti rispetto al suo atteggiamento nei confronti di un buon cliente dell’organismo.

Un’ultima considerazione dal lato della domanda: il mercato della mediazione è caratterizzato da una elevata asimmetria informativa per cui i clienti (sia le parti sia i loro avvocati) non sono realmente in grado di valutare la qualità e le caratteristiche del servizio offerto, al di là delle informazioni (molto uniformate) ricavabili dai siti internet degli organismi. Certo, i curricula dei mediatori, ove presenti, hanno il loro peso, ma essendo la mediazione un servizio relativamente nuovo, possono essere indicativi solo fino ad un certo punto. Nei paesi dove la mediazione è già presente da anni esistono veri e propri questionari che i clienti sottopongono a diversi mediatori prima di scegliere a quale rivolgersi per dirimere la propria controversia e le autorità locali pubblicano guide per orientarsi nella scelta del servizio.

Anche concetti quali “best practice”, certificazione di qualità, ecc. se applicati alla mediazione potrebbero dare un enorme impulso a questo servizio nel nostro Paese.

Questa breve analisi vuole evidenziare solo alcuni aspetti legati al mercato di un servizio a cui gioverebbe sicuramente l’essere offerto in un contesto pur regolamentato ma che rispetti  maggiormente i principi della concorrenza e dell’incontro fra la domanda e l’offerta.

di Eugenio Vignali

1 COMMENTO

  1. Per le assicurazioni non so, ma per le banche il problema non sussiste. Dalla notte dei tempi, prima ancora che la mediazione diventasse obbligatoria in Italia, per i contenzioni che hanno ad oggetto servizi finanziari (quindi una delle controparti è una banca) esiste il conciliatore finanziario (ex ombudsman bancario, la cui denominazione è stata variata proprio per arrivare subito all’utente) e la CONSOB.

    Già nel settembre 2009 (a marzo 2010 entrava in vigore la mediazione) in tutti i contratti bancari veniva inserito che, in caso di controversia, le parti avrebbero deferito la trattazione all’allora Ombudsman, ora conciliatore finanziario). Pertanto, nessun organismo di mediazione può trattare con le Banche, anche perché Ombusdman nasce dalle banche stesse.

    Il problema sono gli Organismi, alcuni dei quali (e se fossero privati si potrebbe anche capire, invece non si comprende quando sono i Consigli dell’Ordine degli Avvocati – vedi quello di Roma- a fare speculazione)pretendono che per entrare da loro devi seguire il loro corso.
    Sicchè si è giunti al paradosso che un soggetto, già in possesso del titolo emesso da ente riconosciuto e corsi tenuti da docenti ordinari di diritto, se vuole entrare nell’organismo di mediazione del proprio Consiglio dell’Ordine deve seguire il corso da loro tenuto; in sostanza deve riprendere 2 volte il medesimo titolo di “abilitazione”.

    A ciò si aggiunga che tale regola vale anche per chi ha preso il titolo, prima che il Consiglio avesse istituito il suo Organismo di mediazione.

    Meno male che si definiscono Avvocati, perché a questo punto è evidente che di definizione si tratta.

    Con tali premesse, da molta più garanzia di competenza un Organismo privato che quello di un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati come quello di Roma.

    Comunque, basta andare sul Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e cercare Organismo di Mediazione dove è indicato il regolamento.

    Qui ci si può rendere agevolmente conto di come, gli avvocati di Roma, già in possesso del titolo, non possono farlo valere presso il loro consiglio.

    Mafalda

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