COMPETENZA E QUALITÀ DEL MEDIATORE CIVILE PROFESSIONISTA

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stretta-manoProponiamo qui di seguito un abstract dall’articolo di Caterina Rinaldi “Competenza e qualità del mediatore civile professionista: alcune considerazioni alla luce del D.M.145/2011”, pubblicato su “Diritto24” de “Il Sole24Ore” del 2 maggio 2012.

Le recenti misure correttive al D.M. 180/2010, introdotte dal D.M. 145/2011, impongono che il Regolamento dell’Organismo di mediazione debba essere modificato attraverso l’introduzione del criterio di competenza per l’assegnazione degli affari di mediazione.
La successiva Circolare esplicativa del 20/12/2011 ha precisato che con competenza professionale del mediatore si intende il complesso delle specifiche conoscenze acquisite in relazione al percorso universitario svolto e, soprattutto, all’attività professionale esercitata.
E qui cominciamo a porci un interrogativo: “Che valore viene dato alle abilità e alle capacità di mediazione?”.

L’attività professionale, intesa come professione “di provenienza” del mediatore, viene distinta dalla capacità tecnica dello stesso, in quanto viene identificata con il complesso delle specifiche conoscenze rivenienti dalla professione svolta abitualmente. La capacità tecnica implica la conoscenza specifica degli strumenti che devono essere attuati per condurre e svolgere adeguatamente il percorso di mediazione.
Il mediatore deve saper condurre la mediazione in modo trasparente, scrupoloso e coscienzioso e deve gestire la stessa facendo rispettare alle parti obblighi di correttezza e rispetto reciproco in modo che tale procedimento possa avere il più alto grado di probabilità di riuscita. Ed è così che dal piano della competenza siamo traghettati al piano dell’etica, arrivando ad una prima conclusione sulla necessità di requisiti di elevata qualità, di grande preparazione, di alto rigore morale, regolato dall’etica e dalla deontologia professionale, richiesti al mediatore.
Ma questa conclusione non esaurisce il quadro di riferimento, in quanto occorre considerare anche il contesto in cui il mediatore è chiamato ad operare. Il mediatore non ha infatti, a differenza delle altre professioni, un accesso diretto al mercato, ma opera attraverso l’organismo di mediazione che lo accredita, lo classifica e, eventualmente, lo nomina per seguire gli “affari” di mediazione, anche in base ai principi contenuti nella recente normativa.
Alla luce delle riflessioni sviluppate, emerge con evidenza come il mediatore debba saper offrire un’elevata professionalità complessiva, la quale richiede una formazione permanente ed una pratica costante che va ben oltre l’indirizzo di laurea o la professione abitualmente svolta che, peraltro, dovrebbe, almeno in prospettiva, essere quella esclusiva del mediatore, e non altra.

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5 COMMENTI

  1. Effettivamente stante le disposizioni attuative del Dlgs 28/2010, si ha l’impressione che l’introduzione di questo importante strumento di ADR sia avvenuta più sulla spinta della necessità di trovare soluzioni ad un problema contingente del sistema giustizia piuttosto che ad una convinta visione di cambiamento sociale e culturale del nostro Paese (la mediazione come strumento di pace sociale).
    Non si è aspettato il tempo, lungo ma necessario, di formazione di una nuova figura professionale, motivata e preparata, che diventasse il fulcro di questa novità, ma si è cercato di fare al meglio con quello che già c’era, in nome, fra l’latro, di una opaca e mai chiarita specializzazione funzionale per materie giuridiche (?) che ora si invoca ed dalla quale il momento dopo si prende le distanze …
    Insomma non una innovazione ma un rimedio, ennesimo esempio della visione di breve periodo che sembra caratterizzare la classe politica nostrana.
    Tanté, oramai il dado è tratto … proviamo a fare di necessità virtù come sembriamo essere capaci noi italiani, concediamo a questo istituto il necessario periodo di rodaggio, attendiamo la stabilizzazione del quadro normativo con la sentenza della Consulta, e mettiamo le nostre migliori qualità al servizio di una società che merita di trovare professionisti di elevata qualità ed etica ad aiutarla a pacificare le sue controversie.

  2. Concordo con quanto sostiene Eugenio circa la poca chiarezza che distingue la figura del mediatore. Ad attenuante delle “colpe”, reali o presunte, del mediatore, evidenzio che in ogni paese il dibattito sulla figura del mediatore, sulle sue caratteristiche, su cosa debba essere inteso per mediazione è ben lungi dall’essere giunto ad una conclusione. Chiunque voglia farsi un giro sulle pagine dei social network dedicate al tema (sul linkedin ci sono discussioni estremamente interessanti. Ne suggerisco caldamente la lettura) si renderà conto dei duelli rusticani tra facilitatori, valutatori, trasformativi e così via. Tutto quanto sopra solo per sottolineare la particolare difficoltà di “creare qualità” in un campo ancora così eterogeneo e dinamico.

  3. Sì, il requisito della specializzazione toglie un po’ l’attenzione dal lavoro di facilitazione e le vere qualità del mediatore, ma la misura “correttiva” ha anche un’altra funzione. Mette il mediatore in posizione di autorità come se fosse un esperto, e quindi accentua la proponibilità di una proposta, o formale oppure suggerito soltanto oralmente. Non mi piace, ma non è completamente invalido quella specializzazione imposta dalla misura. Però ci allontoniamo sempre dal concetto della mediazione-conciliazione come strumento creativo, verso invece risultati imposti dalla necessità, o dalla paura dell’alternativa.

  4. Forse più che allontanarci da un concetto per avvicinarci ad un altro stiamo semplicemente facendo degli assestamenti per individuare l’assetto più adeguato. Un po’ come trovare la posizione più adatta per dormire, ognuno ha la sua e non per questo puà affermare che quelle altrui siano sbagliate!

  5. Sarò una voce dissonante dal coro ma credo vivamente che oltre alle competenze “tecniche” e professionali o agli studi fatti debbano considerarsi anche le componenti caratteriali: chi non sa ascoltare, essere accomodante, o chi non sa risolvere situazioni di tensione mantenendo limparzialità e il controllo difficilmente potrà diventare un buon mediatore!

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