CERTIFICAZIONE=PROFESSIONALITA’?

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CertificazioneIn Italia la legge sulla obbligatorietà richiede specifici requisiti per poter esercitare il ruolo di mediatore ed esiste un obbligo di certificazione a garanzia della sua professionalità. In molti paesi dove tale obbligo non esiste e chiunque è libero di definirsi mediatore, il dibattito sull’opportunità o meno della certificazione rimane aperto, con sostenitori dell’una e dell’altra tesi.

La mediazione è un istituto per sua stessa natura flessibile e, in questo senso, l’obbligo di certificare i mediatori può sembrare restrittivo e limitante, secondo alcuni. D’altro canto, però, come poter misurare a priori la qualità e la serietà di un mediatore? Sarà il mercato a decretare i migliori! Rispondono i sostenitori della non certificazione, sposando una logica di “laisser faire laisser passer“.

Ma è proprio vero che la certificazione è garanzia professionalità? Sempre?

Nel suo ricchissimo blog, Peter Phillips, mediatore di fama internazionale, fa alcuni esempi con cui dimostra simpaticamente il contrario. Quello dell’esame di avvocato ad esempio: chi lo supera non diventa per questo automaticamente un “professionista”. C’è ancora molta strada da fare!
.. e una riflessione in effetti: per molti dei ruoli più importanti su cui si fonda la nostra società non esiste alcun obbligo di certificazione: i genitori non sono certificati. Non lo sono i presidenti, gli agricoltori, gli imprenditori, i muratori, gli operatori ecologici…

di Emanuela Cristiana Villa

5 COMMENTI

  1. Complimenti argomento molto interessante mi chiedevo : esiste un ” ruolino ” del Mediatore in cui vengono valutate le competenze , chi lo compila? sono informazioni a cui accedere x selezionare i mediatori in base alla professionalità e competenza?
    Grazie Silvana D’Ottavio

  2. per Silvana: dipende dall’organismo di mediazione che dovrebbe avere un meccanismo di monitoraggio e valutazione delle competenze del mediatore. A mio avviso, però, distinguerei tra i vari tipi di certificazione.

  3. Proprio in questi giorni è in discussione alla 10ª Commissione del Senato (Industria, commercio, turismo) il Disegno di Legge n. 3270
 recante Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.
    Per tali attività si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista e si consente al professionista di scegliere la forma in cui esercitare la propria professione riconoscendo l’esercizio di questa sia in forma individuale, che associata o societaria o nella forma di lavoro dipendente.
    Posto dunque che chiunque può liberamente definirsi “mediatore” ed esercitare tale attività in regime di libera professione o alle dipendenze di un datore di lavoro, e posto che tale funzione è già svolta incidentalmente anche da altre figure professionali (avvocati, notai, psicologi, ecc.) il Dlgs 28/2010 e il DM 180/2010 hanno tuttavia attribuito una funzione specifica e regolamentata agli Organismi di Mediazione, i quali devono ricorrere a soggetti in possesso di specifici requisiti formativi.
    Dunque non si può affermare che in Italia vi sia una vera e propria “certificazione” dello status di mediatore, non essendo necessaria alcuna formazione specifica per poter svolgere tale attività come libero professionista o consulente, nè, dall’altro lato, è sufficiente completare il corso di 52 ore previsto dalla norma per poter esercitare ex Dlgs 28 se non si è iscritti presso un Organismo.
    Mentre in molti paesi vi sono vere e proprie guide per la scelta del mediatore, con tanto di questionario da inviargli prima di decidere se affidarsi a lui per l’aiuto nella risoluzione della propria controversia, in Italia non si può dire che ci sia ancora un mercato pienamente libero e concorrenziale per quanto riguarda questo servizio, attualmente intermediato dagli Organismi.
    Quanto ai requisiti formativi, di aggiornamento, di tirocinio e di supervisione indispensabili per il miglior svolgimento di questa pratica professionale, lascio aperta la questione, certo sarebbe auspicabile un percorso di studi di livello almeno universitario o un master per permettere anche ai professionisti in altre materie di acquisire il know-how fondamentale.

  4. Buongiorno a tutti,

    discorso molto interessante. Bisognerebbe però capire chi certifica i certificatori. Ad oggi, giusto per ragionare ad alta voce, gli unici in qualche modo legittimati ad una sorta di certificazione sarebbero i formatori nei corsi. Questo mi lascia perplesso dato che ritengo non tutti i formatori con un’esperienza pratica idonea.
    Sarebbe interessante iniziare a pensare alla certificazione dei certificatori. Scusate ho poco tempo ma penso si sia capito il senso del discorso.

    Paolo Pandri

  5. La mediazione può “volare” in Italia?

    L’intenzione è sicuramente delle migliori e se non vi fosse l’impegno di alcuni Organi, la cui fervente e pregevole opera è agli occhi di tutti, d altri di certo non ne facilitano né lo sviluppo, né un buon giudizio dell’istituto negli utenti del diritto.

    Il consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, si vanta di aver trovato il “sistema” per rendere facoltativo la mediazione obbligatoria http://a6f5x.s28.it/f/rnl.aspx/?fih=y3s1b-nme=t1bm7=su/&x=pv&-6&x=pv&a=0gl55h&x=pv&67-f1h9d&x=cc&s1-ed99jNCLM

    Il suddetto Consiglio è quello che maggiormente cerca di sabotare l’istituto, differenziandosi dalla precedente composizione che, invece, ne aveva visto un forte guadagno per pochi.

    E’ infatti, l’accesso alla Camera di Conciliazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma è subordinato al conseguimento del titolo di Legge percepito solo e soltanto presso il proprio Organo di Formazione, al quale si accede non con bando pubblico, ma per sorteggio (che, tuttavia, non si sa quanto ciò avvenga).
    Neanche coloro in possesso di valido titolo, conseguito prima della costituzione dell’Organismo di Formazione del Consiglio, ha per loro alcun valore.

    Di fatto, l’Ente di Formazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, per un solo numero prescelto di iscritti,è riuscito a costare in un solo anno la cifra di 76.360,70 di euro (a carico degli iscritti).

    EEhttp://www.ordineavvocati.roma.it/Documenti/22%20maggio%202012%20n.%2018.pdf

    Non sono noti i nomi dei Formatori, se non di quelli all’origine indicati ai fini del riconoscimento presso il Ministero, per il resto tutto è estremamente fumoso (così come, oltre i nomi, anche il cv dei formatori, come prescritto dalla normativa). http://www.ordineavvocati.roma.it/Documenti/decreto%20ministero.pdf

    A realtà vive, operose, d’esempio come la Camera di Commercio di Milano esistono realtà quali quelle di Roma (ove la Camera di Commercio, il Comune di Roma hanno un accordo con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati per la gestione delle mediazioni) con i quali l’utente del diritto dovrà sempre scontrarsi.
    Nessuno sa come avvengano questi corsi di preparazione, ma quanti sono dovuti andare in conciliazione si sono travati dinanzi a mediatori che in 5 minuti chiudevano tutta la vicenda.

    Considerato che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma per numero ed influenza è considerevole, c’è da chiedersi cosa di buono per la mediazione potrà mai avvenire. Di certo, tutti quelli che ne escono fuori dicono la stessa cosa “ai costi del processo, anche questa buffonata”.

    Così, oltre guardare all’estero dove la conciliazione funziona, dovremmo guardare come fanno “funzionare” la conciliazione in Italia.

    Il Ministero ha formulato una serie di regole e regoline, che si scontrano con la realtà. Una realtà che chiede ai mediatori di partecipare a 20 tirocini, quando poi di fatto a molti non è concesso neanche questo (che per altro sono quei mediatori che ci credono nell’istituto).

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