TRA UNA PROFESSIONALIZZAZIONE MANCATA E UN NUMERO DA RAGGIUNGERE

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MoltitudineChi è il bravo mediatore? Quali caratteristiche deve avere? Su che basi effettuare la sua designazione? E quanto effettivamente influiranno le richieste dell’utenza?
Damiano Marinelli si interroga su questi temi e ci suggerisce una lettura al riguardo.


Il DM 180/2010 delinea una nuova figura del mediatore: capace di gestire un conflitto tra due o più soggetti, riattivando i loro canali comunicativi, ma anche pronto a “fermare” il dialogo tra le parti con una propria proposta. Anzi il mediatore potrebbe anticipare il dialogo (eventuale) tra le parti presentando una propria proposta senza che una parte sia fisicamente presente. Il mediatore dunque deve contenere in sè lo spirito del mediatore “puro” (modello di mediazione facilitativa) e le competenze del consigliere (giuridico?). Il DM 180 ha anche previsto che i mediatori “provengano” da un corso di formazione di minimo 50 ore, invece che 40 ore come in precedenza (comunque un numero di ore ancora troppo limitato), e che si trovino, come docenti professionisti, persone che abbiano “masticato” la materia, perchè relatori in convegni o docenti della medesima, autori di tre articoli scientifici e protagonisti di tre mediazioni civili. Poi però si è aperta la possibilità di seguire il corso abilitante non solo ai laureati in materie giuridiche o economiche (ed equipollenti), ma anche a tutti i laureati (indistintamente) con laurea triennale ed anche a chi laureato non è, ma è iscritto ad un albo o collegio professionale. In conclusione dunque, l’esigenza del legislatore (e del Ministero della Giustizia) di creare una figura professionale sempre più capace (che sommi in sè varie competenze ed esperienze), si scontra con l’evidente facilità con cui si allarga la platea dei potenziali soggetti che possono, con un breve corso, acquisirne la qualifica. E una domanda tra le altre: chi sceglierà alla fine il “bravo” mediatore (il mediatore veramente competente al di là dell’abilitazione formalmente acquisita)? L’utente del servizio di mediazione o il responsabile dell’Organismo di Mediazione? In altri termini, come avverrà la selezione dei mediatori? In base agli sbagli di questi ultimi (e quindi sulle spalle dell’utenza finale, a tutto danno della costituenda cultura della mediazione in Italia) o, preventivamente, con un controllo dell’Organismo che è deputato alla gestione del servizio e dunque anche alla verifica degli standard di qualità da raggiungere o da mantenere?

Questa è una delle domande alle quali si è cercato di dare una prima risposta con i Temi di Mediazione, Arbitrato e Risoluzione Alternativa delle Controversie (ADR) il quaderno universitario della mediazione nato per dare vita ad una agorà aperta ad ogni contributo al fine di poter esaminare ed analizzare la materia della mediazione civile e “dintorni”, quindi anche gli altri strumenti di Alternative Dispute Resolution.

 

16 COMMENTI

  1. Agli interessanti quesiti posti da Damiano Marinelli si potrebbe certo rispondere frettolosamente: ci penserà il mercato a dare le risposte.
    Come si sa la modalità scelta dal governo per creare di fatto un nuovo mercato e spingere verso la mediazione lascia molti insoddisfatti. Anche in questo caso purtroppo l’ansia di raggiungere dei risultati sul fronte della giustizia ha sacrificato le aspettative legittime di un approccio più raffinato ad una materia complessa.
    In tema di obbligatorietà si scontrano poi nella mia mente due formidabili immagini, estremamente efficaci. La prima è il cavallo che portato a forza e ripetutamente davanti ad una fontana non beve perché non vuole bere, l’altra è il mantra che rimbalza sempre in ogni seminario o congresso che si rispetti in tema di mediazione, ovvero “If you know mediation, you’ll love mediation.”
    Certo è molto variopinta l’armata dei mediatori che si sta schierando.
    Ci sarà forse chi bazzicava ad Harvard negli anni ‘70, quando il movimento ADR ha preso forma, e magari ha incrociato nei corridoi Fischer e Ury. C’è sicuramente chi ha condiviso il lungo cammino delle Camere di Commercio dalla legge del 1993 in avanti, sviluppando una notevole esperienza sul campo. Ci sono poi professionisti che con genuina passione disinteressata e pura attrazione culturale ed intellettuale si sono accostati alla materia dalla seconda metà degli anni ‘90. Non mancano poi quelli (pochi) che hanno frequentato i primi corsi ed aperto i primi libri dopo la legge sulla conciliazione societaria ed anche un discreto numero di entusiasti operatori che ha scaldato i motori dopo il primo titolo a quattro colonne in prima pagina del Sole XXIV Ore sulla conciliazione. E poi infine quelli (tanti) che la sera del 20 marzo si sono guardati allo specchio, hanno indossato un maglioncino, ci hanno ricamato sopra una M scintillante e dal giorno dopo si sono buttati nella mischia pronti a risolvere i problemi del mondo.
    Chi è partito per tempo avrà avuto molte occasioni per sedimentare conoscenze ed esperienze, mettere a fuoco i propri talenti e la propria attitudine, capire quali siano le insidie nella mediazione ed anche i suoi pregi formidabili. Ci si deve augurare che quelli con il maglioncino si avvicinino con pari passione e serietà alla materia, ne coltivino gli approfondimenti, stimolino dubbi e dibattiti, leggano molto e molto si confrontino dialetticamente. Imparino a trattare la mediazione con rispetto, con i guanti. Con i guanti bianchi.
    L’Italia ha mille risorse e manteniamo tutte le speranze che saprà dare una risposta matura e alta a questo apprezzabile stimolo legislativo. In caso contrario sarà l’ennesima occasione perduta per un paese che sta ormai vedendo sfilare gli ultimi treni per lo sviluppo e la modernità. Con buona pace per il cavallo.

  2. Per completezza c’è anche da dire che persone come me (NON avvocato/commercialista/notaio etc etc), mediatori a tutti gli effetti di legge, sono, di fatto, esclusi dal mercato. Si è innestato un meccanismo in base al quale nessun organismo accetta la mia candidatura (nonostante io sia stato valutato con ‘eccellente’ e ritenga di avere tutte le capacità necessarie). Ho investito MOLTI soldi e tempo nella formazione (55 ore) e ho sperato di svolgere in via esclusiva la professione di mediatore (in primis presso l’organismo che mi ha formato), ma il mercato non me lo consente: esistono ‘circoli chiusi’ e, in ogni caso, nessuno ti accoglie se non sei conosciuto. La verità è che, ad oggi, il vero business della mediazione è stata la formazione e nessuno si è curato che a tutti i formati venissero date le stesse opportunità di trasformare un sogno (per me era tale) in realtà. Ciò per dire che esistono anche casi in cui esiste un mediatore bravo (pur non appartenente a un ordine professionale) ma che, di fatto, non riesce a dimostrarlo perchè è rifiutato da un mercato chiuso. In sintesi, mi trovo con molti soldi (e molte speranze) bruciati, solo perchè, come al solito, le leggi sono fatte male.

  3. Mi associo in toto al suddetto commento di Corrado: sono nei suoi stessi panni. Per essere scelti, bisogna avere esperienza. Ma chi ci consente di fare esperienza? Non si creano le condizioni per diventare bravi mediatori in pratica: possiamo studiare, leggere, tenerci aggiornati, ma se non ci viene data la possibilità di provare, quando mai potremo esercitare la professione? Quantomeno gli organismi di mediazione dovrebbero prevedere un periodo di tirocinio per i nuovi mediatori, una sorta di affiancamento a quelli più esperti, in modo da acquisire l’esperienza e il know-how necessari. Del resto come fa un medico a fare il medico, basta forse la laurea? Deve fare pratica, internato, tirocinio. Perché non si prevede questo anche per noi che vogliamo affacciarci alla nuova professione, e che magari si scopre che abbiamo anche i numeri..?!! Altrimenti è il solito cane che si morde la coda…
    Grazie.

  4. Con la profonda esperienza di chi si occupa di ADR e di formazione da anni, Damiano Marinelli ci anticipa i topics del dibattito e dello , chiamiamolo pure, scontro in atto da una settimana e destinato a durare per le prossime. E’ di oggi la dichiarazione di Siciliotti al convegno convegno nazionale “Mediazione civile: strumento giuridico e percorso di unione. Il ruolo dei commercialisti” : “Probabilmente – ha affermato – il ruolo di mediatore andrà riservato ai soli iscritti agli Ordini professionali e non ai laureati triennali tout court.”
    Certo è che la legge è perfettibile e che 50 ore non sono sufficienti a formare un chicchessia laureato, magari neo, ma ancora più certo è che il mediatore “deve contenere in sè lo spirito del mediatore “puro” e le competenze del consigliere, come ci dice Marinelli. Il che non corrisponde esattamente ad un iscritto ad un ordine profesionale. La mediazione non potrà essere ridotta alla competenza giuridica o di ordine, perchè il processo che porta alla conciliazione delle parti è la combinazione di esperienza di mediazione facilitativa che tanti professionisti fanno da anni sul campo, expertise (conoscenza di base della materia/e) e di competenze relazionali (ascolto, comunicazione, analisi dei comportamenti), nonchè di una genuina cultura della mediazione (crederci veramente). Da qui nasceranno le mediazioni di successo e da qui il “mercato dei mediatori”. Ma siamo solo all’inzio e ne vedremo ancora delle belle,su tutti i fronti: enti formazione, organismi, avvocatura e in ultimo il legislatore che dovrà prendere le misure per mettere a punto la legge. Si spera, nell’interesse del cittadino.

  5. Continuo a sentire e leggere ogni sorta di critica sulla mediazione obbligatoria. Né posso del resto dare torto a quanti fanno presente che il bravo Mediatore non può esserlo solo in virtù di una sua appartenenza a un ordine professionale, ma nemmeno in base ad un corso formativo di 50 ore. Diverse sono le competenze, l’esperienza e le doti comunicative che un bravo Mediatore deve possedere, e le suddette critiche rivolte ai numerosi vuoti normativi in questione sono del tutto comprensibili. Tuttavia mi piacerebbe leggere o sentir dire anche qualcosa di costruttivo, di propositivo, di programmatico. Si attende una mole impressionante di lavoro, milioni di vertenze che obbligatoriamente si riverseranno sulla mediazione, insufficienza di Organismi accreditati che possano ricevere tale quantità di lavoro, e ancor più scarsezza di Mediatori effettivamente preparati a sostenerne il compito. Allora che si pensa di fare? Ci vogliono tanti Mediatori, ma una larga fetta di essi viene ritenuta, anche giustamente, inadeguata o impreparata, per assenza totale o parziale di esperienza. Ma se la legge ha deciso di rendere Mediatore a tutti gli effetti quasi chiunque (basta una triennale qualsiasi e 50 ore di corso), come si fa a convincere il mercato a farli lavorare questi poveri inesperti? Gli Avvocati, prima di sostenere l’esame abilitante, devono fare 2 anni di pratica forense; perché i nuovi Mediatori non vengono affiancati ai più esperti per un periodo almeno iniziale? Perché gli Organismi non prevedono essi stessi (visto che non l’ha fatto la legge) dei periodi di “uditorato” per i neomediatori, in modo che comincino a farsi le ossa, per poi imparare a camminare da soli? Del resto, ammesso anche che un Mediatore inesperto venga iscritto presso un Organismo, ci sarà comunque un tempo burocratico, che nessuno sa ancora prevedere, per i vari controlli e accreditamenti della persona da parte del Ministero, quindi in ogni caso il singolo in attesa non può ricevere da subito incarichi ed esercitare la professione: tanto vale formarlo un po’ meglio, e ogni Organismo, a seconda delle proprie esigenze, prerogative, specializzazioni, avrà tutto l’interesse a formare al proprio interno e conoscere i nuovi professionisti scelti in base anche alle loro attitudini. Altrimenti è vero che per i neomediatori ancora parzialmente o del tutto digiuni non c’è mercato: quale Organismo andrebbe a scegliersi al buio collaboratori senza esperienza? D’altro canto, se si fanno lavorare solo i già esperti, non si arriverà mai a coprire le esigenze deflattive, e non solo, della giustizia civile italiana. Allora è ancor vero che l’unico vero business della Mediazione è solo la formazione! Qualcuno è in grado di illuminarmi sull’argomento?
    Grazie.

  6. Vi ringrazio per le interessanti sollecitazioni/commenti sull’argomento.

    Il tema della prepazione del mediatore sarà sicuramente uno dei più dibattuti. Di seguito inserisco un punto di vista molto interessante di Francesco Saverio Borrelli, attivatosi anche lui a favore della mediazione civile (inizierà un corso a Maggio per diventare mediatore civile!).

    “Quello delle competenze è un falso problema in un simile contesto. Non credo che in una mediazione sia indispensabile avere un eccessivo bagaglio tecnico: qui si tratta di convincere due persone che è meglio trovare un punto d’accordo che andare allo scontro. Quando ero uno studente di Pietro Calamandrei ricordo che nel suo studio campeggiava un cartello con su scritto ‘meglio una magra transazione che una grassa sentenza’. Queste procedure, per certi versi, permettono di avvicinarsi ad una giustizia sostanziale più di quanto non succeda con una sentenza di un tribunale”(dal Corriere della Sera, 29 marzo 2011).

  7. Vorrei segnalare il risultato di una ricerca avviata sul territorio di Roma, avente ad oggetto, tra l’altro:

    – una mappa dei conflitti che possono trovare soluzione tramite la mediazione
    – una rilevazione e sistematizzazione delle controversie giudiziarie degli ultimi 5 anni che devono essere sottoposte obbligatoriamente al tentativo di mediazione ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs: 28/2010 (condizione di procedibilità della domanda giudiziale)

    dal cui primo rapporto sullo stato dei conflitti nella città di Roma è emerso che, su un totale di cause iscritte a ruolo presso il Tribunale di Roma e l’Ufficio del Giudice di Pace di Roma nel quinquennio 2005-2010, pari a 1.233.744 (di cui 1.203.947 definite con sentenza), il 10% circa sono i procedimenti soggetti al tentativo obbligatorio di mediazione dal 21/03/2012 (per effetto del rinvio di un anno della obbligatorietà nelle materie condominio e risarcimento danni da circolazione stradale; tale percentuale scende al 3% se si considera la data del 21/03/2011 (attuali materie sottoposte alla condizione di procedibilità).
    L’esame del dato menzionato conferma che il maggior impulso all’utilizzo della mediazione quale strumento di risoluzione alternativa delle controversie perverrà dalla mediazione delegata e da quella su base volontaria o da clausola compromissoria.

    Non è un dato molto incoraggiante per chi si affaccia alla professione di Mediatore, soprattutto dopo che si è tanto parlato di una immensa mole di lavoro che avrebbe dovuto sommergere di nuove domande gli Organismi di Mediazione. Tutti attendevamo con ansia l’ingresso della mediazione obbligatoria, nel frattempo sono sorti molti nuovi Organismi, si prevedeva un numero di Mediatori totalmente insufficiente a coprire le richieste che ci sarebbero state addirittura a pioggia battente… Almeno ciò è quanto è stato detto e ripetuto dai vari Enti formatori e dai docenti presenti ai corsi. E dov’è tutto questo “tanto” che ci si attendeva? Gli Organismi presso cui si fa domanda di iscrizione ancora non rispondono, le richieste di mediazione secondo i vari sondaggi sono pochissime, gli Avvocati continuano tutto sommato come prima perché le due materie su cui lavorano di più sono condominio e incidenti stradali, che sono andati in proroga di 12 mesi, e le restanti materie costituiscono una parte minima di contenzioso, che peraltro ancora non sanno come gestire, con il risultato che spesso i clienti, nell’inceretezza e nelle vaghezze di tutto ciò, preferiscono lasciar perdere (dovessero incorrere in costi aggiuntivi da cui gli avvocati non sanno come tutelarli!). Tutta la mole di lavoro che avrebbe dovuto sommergerci, non avrebbe forse dovuto creare una corsa degli Organismi a reclutare Mediatori, a specializzarli se possibile, ad accaparrarsi il maggior numero di procedimenti e avviarli, le varie segreterie avrebbero dovuto essere impazzite..! Ma perché sono state dette tutte queste cose? Per incoraggiare la “corsa ai corsi”? E ora? E’ tutto fermo: ma allora c’è, o non c’è, tutto questo lavoro? E se c’è, dov’è? Se è una questione di tempo, di avvio, di rodaggio, perché non ci si organizza intanto per fare pratica, per creare magari le possibilità di specializzarsi in materie confacenti alle proprie attitudini, o anche per coadiuvare le varie segreterie degli Organismi stessi a smistare le pratiche, ad organizzare il tutto, in modo che si possa partire a tutto tondo una buona volta..? Niente. Silenzio. Quali deduzioni, riflessioni, conclusioni dobbiamo trarre da questa immobilità? C’è una sola speranza che tutto questo non sia soltanto il solito pasticcio all’Italiana?
    Grazie.
    laura

  8. Di stime in questi ultimi mesi ne sono state fatte tante e tutte davano risultati differenti. Di certo non si tratta del milione di cause di cui si è parlato in un primo momento. Però mi sembra presto per fare stime sui dati attuali. Direi che una seria considerazione sull’effettivo volume di lavoro la potremo fare tra qualche mese. Più seria la questione relativa al fatto che molti enti di formazione abbiano scorrettamente approfittato dei facili entusiasmi per proporre corsi al grido di “anche tu mediatore in 50 ore” o “sole mare e mediazione”, ecc. Un minimo di marketing mi pare accettabile ma la sensazione è che si sia esagerato.

  9. L’intervento è lungo e articolato. Mi limito ad una osservazione: gli organismi dovranno assolutamente prevedere dei percorsi di uditorato. Mettere dei neomediatori davanti a due parti in lite è un rischio che non mi sentirei di far correre a nessun utente

  10. Bellissime le considerazione del Dr. Borrelli, non me la sento di chiamnarlo collega, c’è un abisso tra me e lui, anch’io però sono dello stesso parere: noi, media-conciliatori, dobbiamo aiutare le parti a trovare un accordo, l’accordo si troverà nel momento in cui le curve della domanda e dell’offerta si incontreranno. Secondo il mio punto di vista, sollevato già alla scuola di formazione, è che il corso dura troppo poco, è frettoloso, la materia è vasta,la psicologia assente, le esercitazioni insufficienti. Ricordo soltanto che il corso di barman di 1° livello dura 40 ore mentre quello di barman “professionista” dura 1200 ore e costa 3.800 euro più iva. Ora per tutto il rispetto per i nostri bravissimi barman, il conciliatore professionista dovrebbe seguire un percorso di tutt’altro livello e l’abilitazione dorebbe condurre direttamente all’iscrizione all’albo nazionale dei conciliatori professionisti, albo che al momento, giustamente, non esiste perchè l’intero istituto della media-conciliazione non potrà essere rivisitato e ridisciplinato secondo criteri molto più articolati e professionali.Soltanto così potremmo aspirare ad professione certa e di alto profilo.

  11. Per corrado: Le tue osservazioni e considerazioni sono giuste, ben difficilmente potrai realizzare il tuo sogno, ma non devi disperare, se ci credi devi andare avanti, questi sono i miei consigli:
    – chiedi a tutti gli Organismi di conciliazione pubblici e privati della tua regione di poter assistere come uditore ai prossimi procedimenti in agenda;
    -specializzati su alcuni settori, esempio diritti dei consumatori, condomini, telecomunicazioni,telefonia, internet, ecc.ecc. frequentando appositi corsi di formazione, e se hai disponibilità econimiche, Master universitari;
    – se conosci le lingue ti puoi iscrivere ai mediatori internazioni, se non conosci le lingue e se giovane non perdere tempo vai all’estero, impara le lingue e ritorna in Italia. Il tuo valore professionale sarà molto diverso da quello attuale che è soltanto di base.
    auguri.
    antonio di lucia

  12. Ho apprezzato i contenuti della pubblicazione coordinata dall’Avv. Marinelli, soprattutto per la visione autenticamente multidisciplinare che ne deriva rispetto alla figura del mediatore. In effetti la normativa ha creato una nuova figura professionale affrontando in modo forse un po’ troppo frettoloso e superficiale il problema della sua formazione/specializzazione, che avrebbe dovuto comprendere magari anche un percorso di tirocinio e supervisione obbligatori, oltre ad un più adeguato numero di ore di aula e di simulazione.
    Credo inoltre che si siano sottovalutate anche le caratteristiche personali del mediatore (skills), il quale può trovarsi, ad esempio, a dover gestire situazioni altamente conflittuali ed emotive tali da provocare in lui autentici blocchi comunicativi, oppure ad affrontare situazioni che evocano in lui forti pregiudizi tali da minare la sua imparzialità.
    Con questo non voglio affermare che non tutti possono essere bravi mediatori, quanto, piuttosto, che mediatori si è ( e si diventa) e non lo si fa (e lo si impara), dunque è necessaria anche una buona dose di lavoro personale su di se.
    Ma il dado è oramai tratto e la questione che vedo profilarsi all’orizzonte riguarda la concreta possibilità per il mercato di selezionare i mediatori migliori, anche fra quelli appena formati.
    Quando parlo di mercato mi riferisco sia agli Organismi che vogliono ampliare il numero di professionisti iscritti ai propri elenchi, sia l’utente finale che si rivolge ad uno degli organismi presenti sulla sua piazza.
    Ben vengano le schede valutative previste dal D.M. 180 ma non vedo come potranno essere concretamente uno strumento di selezione per il mercato.
    C’è inoltre il rischio che si crei un mercato secondario composto da mediatori legalmente riconosciuti ma rimasti esclusi dagli elenchi degli organismi e dunque impossibilitati ad operare, disposti a lavorare per un organismo in cambio di percentuali molto basse sulle tariffe di mediazione, con un effetto di dumping sul costo del lavoro di mediazione.
    Avrei anche altre considerazioni da fare ma non voglio monopolizzare l’attenzione.

  13. Concordo con chi sostiene che, attualmente, è stato un bussines solo per i “formatori”. Come sono stati “designati” i formatori? Se ne sono presentati in grande quantità, a tutti i prezzi…
    Viene chiesto un curriculum, ma se si è appena agli inizi!
    A mio parere, quelli che possono avere esperienza sono i professionisti che in passato si sono attivati ed occupati di conciliazioni in materia di lavoro, non TUTTI gli iscritti all’Albo Professionale.
    Si parla di “professionisti”: il professionista è uno, non un insieme, a meno che non ci sia volontaria associazione.
    Non mi pare che gli avvocati, in generale, abbiano interesse alla mediazione, forse perchè pensano solo alle parcelle, o no?

  14. Purtroppo, al momento, il business è stato ed è solo per il settore “formazione” dei mediatori. Anch’io pensavo che ci sarebbe stata fame di mediatori per sbrigare la enorme mole di arretrato di cui si parla, ma il Governo si è limitato a rimediare a carenze dei requisiti previsti per esercitare la professione di mediatore, cosa che poteva immaginarsi da subito, lasciando nel limbo migliaia di mediatori che, come me, attendono risposte.
    Sono stata iscritta o no ai numerosi Organismi cui ho mandato il curriculum? Chi mi farà fare il prescritto tirocinio obbligatorio se tutti o quasi chiedono una “quota associativa” senza peraltro dare certezza di essere chiamati a fare mediazione? Se qualcuno mi sa dare qualche speranza…

  15. Oggi ho fatto un primo colloquio presso un centro di formazione (con annessa società di mediazione) per mediatori. L’impressione è che l’interesse sia solamente quello di vendere il corso a chicchessia. Soprattutto mi ha fatto “una brutta impressione” che non sia riuscita ad avere alcuna informazione su: i docenti del corso, quali rapporti (organizzativi ed economici) e modalità di lavoro tra il mediatore e la società, quali reali possibilità di impiego (mi aspettavo almeno una statistica tra il numero dei corsisti e quanti hanno iniziato l’attività). Nessuna menzione a pre-corsi aggiuntivi (obbligatori e a pagamento) alla formazione successiva. Insomma si propinano corsi come il più incapace dei piazzisti venderebbe batterie di pentole.
    Che fare? tentare comunque ( e spendere tanti soldi guadagnati faticosamente)? Non vorrei fare la fine del pollo spennato. C’è qualcuno che ha avuto una esperienza positiva?

  16. La ringrazio per il commento e la richiesta, che rilancio ai lettori del blog. Il commento è stato lasciato ad un articolo piuttosto “datato” per cui se vuole raccogliere maggiore audience, le suggerisco di postare i commenti sugli articoli più recenti (che ovviamente vengono letti più di frequente).
    L’argomento formazione, peraltro, sarà oggetto, prima o poi, di un articolo, proprio perchè merita particolare attenzione.

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