Avvocato o non avvocato? Questo è il dilemma..

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Dubbio amleticoChi si occupa di mediazione, conosce bene l’eterno dilemma: il mediatore deve essere un avvocato o no?
Taluni sostengono che un bravo mediatore debba esserlo per forza. Trovandosi a dover valutare i punti di forza e di debolezza delle posizioni negoziali delle parti, il mediatore avvocato vi riuscirebbe senza dubbio meglio, essendo in grado di inquadrare subito giuridicamente la questione.
Non fa parte del ruolo del mediatore, però, fanno notare altri, il dispensare alle parti pareri legali o erudirli sui loro rispettivi diritti. Questo è compito dell’avvocato in quanto tale, ma non in quanto mediatore. A che cosa servirebbe dunque il titolo in mediazione?Toga là
C’è chi lo ritiene addirittura un limite: l’avvocato deve spogliarsi della propria veste, per poter entrare  in quella di mediatore, dovendo compiere uno sforzo in più.
E’ un dato di fatto che esistano ottimi mediatori avvocati, ma la domanda è: sono ottimi mediatori in quanto avvocati, o nonostante il fatto che lo siano?
Sono cioè bravi perché sono riusciti a espandere le proprie vedute oltre il ristretto obiettivo fornito dalla visuale giuridica o perché oltre alle doti di mediatore hanno anche competenze giuridiche?

Cari lettori, avvocati e non, voi che cosa ne pensate?

16 COMMENTI

  1. Indubbiamente, in questo contesto, avere una buona preparazione giuridica è importante, ma non basta in quanto necessita altresì quella c.d. competenza “trasversale” che che travalica la verticalità del diritto.Quindi un buon mediatore ( ed un ottimo avvocato predisposto a non essere legato ad un atteggiamento avversariale lo è)deve essere in possesso anche di una buona tecnica di mediazione che gli consentirà di affrontare al meglio le situazioni critiche che quasi sempre si presentano in un procedimento di conciliazione.Pertanto, ritengo che un buon mediatore debba essere in possesso di entrambi gli elementi appena indicati e cioè competenza giuridica unita ad una buona tecnica “mediatoria” . Un saluto e Tanti Auguri a tutti i lettori di blogconciliazione .Piero Elia

  2. Mettiamola così:
    1)la normativa non prevede l’esclusiva a beneficio degli avvocati per svolgere la professione di mediatore: un motivo ci sarà!!!
    2) a volte è bene saparne meno possibile: la tabula rasa, cioè, in alcuni casi può essere un vantaggio;
    3) il mediatore deve saper creare valore a prescindere dal quadro normativo di specie: gli avvocati non sono, a mio avviso, le figure migliori per questo scopo (lo sono, a mio avviso, i commercialisti);
    4) sarà il mercato a fare la selezione e vedremo, sul totale, quanti avvocati rimarranno;
    5) è essenziale, invece, che gli avvocati assistano le parti in mediazione secondo una nuova logica e una nuova impostazione.
    ciao
    corrado

  3. Buongiorno, secondo me gli avvocati non esistono. Esiste ogni singolo avvocato. Cosa hanno in comune gli avvocati in quanto avvocati? Un titolo di studio (laurea in giurisprudenza) e l’aver ottenuto l’abilitazione forense. Basta. Tutto il resto varia da persona a persona: da avvocato ad avvocato. Possono aver svolto percorsi formativi ulteriori e declinare la professione forense nelle modalità più disparate. Insomma non potendo generalizzare, non si può rispondere in modo netto al quesito posto. Arrivederci

  4. Personalmente ritengo necessaria una (più che)buona preparazione giuridica per poter gestire in modo utile ed equilibrato un’attività di mediazione; è un pre-requisito.
    Dunque ritengo siano indicati a mediare avvocati, notai, magistrati ma anche praticanti abilitati, giuristi d’impresa etc.

    Quanto poi alla diffusa obiezione per cui l’avvocato sarebbe “incapace di mediare” essendo abituato a “difendere la parte”, ritengo che sia convinzione del tutto errata, probabilmente generata da quel che affiora pubblicamente dell’attività degli avvocati.
    L’avvocato che discute in aula o scrive alla controparte esprime necessariamente posizioni nette in difesa del proprio assistito; ma come ben sa chiunque abbia un minimo di pratica del settore (anche solo come cliente occasionale) il medesimo professionista, nell’ambito riservato del proprio studio, è costantemente orientato a fornire al proprio cliente una valutazione oggettiva e realistica dei fatti in esame.
    E spesso lo convince ad accettare un accordo che all’assistito lascia quel poco di amaro in bocca che costituisce il retrogusto tipico di una soluzione equilibrata.

  5. L’avvocato, in nome del diritto, può perdere di vista i reali interessi tra le parti per voler contemperare le posizioni.

  6. Qualche numero può essere utile alla discussione: lascio, allora, un ‘except” da un comunicato della Consob:
    “…la Camera ha definito….elenco dei conciliatori e degli arbitri. … Al riguardo, in esito all’esame delle domande pervenute, sono stati iscritti nei rispettivi elenchi 1.005 arbitri e 1.702 conciliatori, su circa 3.100 domande ricevute. In particolare, è emerso che: 756 conciliatori e 593 arbitri sono appartenenti all’ordine dei commercialisti; 750 conciliatori e 381 arbitri all’ordine degli avvocati; 746 conciliatori hanno frequentato un apposito corso tenuto da enti abilitati; 60 conciliatori e 84 arbitri sono professori universitari….” ciao. corrado

  7. Mi suso in anticipo per la prolissità. Credo che la domanda del blog sia destinata rimanere senza risposta, almeno finché non si avranno i dati statistici dei vari organismi dopo un significativo periodo di funzionamento post 20 marzo 2011 o dopo la data di effettiva entrata in viore dell’obbligatorietà, se fosse prorogata. Nel frattempo, ognuno è ovviamente legittimato a dire la sua. Sono d’accordo con chi ritiene utile per il mediatore sia la competenza giuridica che la tecnica mediatoria (Piero Elia), aggiungerei però, che oltre alla competenza giuridica teorica, che può acquisirsi anche solo leggendo libri e riviste giuridiche, sarebbe utile anche aver fatto pratica giudiziaria, cioè conoscere non solo tempi e costi del tipo di causa che le parti sarebbero costrette ad iniziare per risolvere diversamente la loro contesa, ma anche le furbizie e le difficoltà che spesso si ritrovano in quel particolare tipo di cause, onde aiutare le parti – senza ovviamente arrivara a sostituirsi all’eventuale consulente, che potrebbe essere presente all’incontro – nell’individuazione delle rispettive MAAN e PAAN (come noto, le migliori e le peggiori alternative all’accordo negoziale). Dissento parzialmente da chi (come Corrado) scrive che il decreto 28 non attribuisce il vantaggio dell’esclusiva nello svolgimento della funzione di mediatore. E’ vero, ma occorre considerare che il decreto attribuisce agli ordini degli avvocati un vantaggio indubbio (e forse ingiustificato rispetto agli altri ordini) consistente nell’avere la possibiltà di gestire – unico organismo insieme a quello delle camere di commercio – mediazioni in ogni materia, segno che il ministero confida molto nella capacità degli avvocati di gestire bene lo strumento. Se la fiducia sia mal riposta lo sapremo a breve. E’ ben vero anche quello che scrive provocatoriamente Andrea: gli avvocati non esistono. Personalmente ho anch’io questa percezione del mondo della professione legale (della quale faccio parte, se non si fosse capito) e più in generale del mondo delle professioni, così come di quello del lavoro in genere e financo della politica: sono specchi non molto diversi della società reale. C’è veramente di tutto. Mentre anch’io penso che le cose stiano come scrivoni Spnozzi e Calanna, ovvero che sempre gli avvocati prospettano ai proprii clienti, nel segreto del loro studio professionale, una visione problematica del conflitto o della contesa che i clienti espongono: esame del fatto, del diritto, della possibilità di fornire le prove al giudice, tempi e costi della causa e, non ultimo, l’alea dell’imponderabile (oggettivo e soggettivo). Queste abilità, se sono state acquisite con gli anni di professione legale, ritengo siano un utile bagaglio dell’avvocato mediatore da mettere al servizio delle parti in mediazione, senza con questo voler fare pressioni per convincerle a conciliare contro la loro volontà. E’ noto che gli accordi più stabili e rispettati sono proprio quelli realmente voluti e che – spesso – lasciano un pò di amaro in bocca.

  8. Ritengo che una preparazione giuridica di base sia necessaria, oltre a buone doti tecniche e personali di negoziazione, nell’interesse di entrambe le parti.
    Io, per esempio, nell’interesse delle società per le quali ho lavorato in qualità di Direttore Amministrativo, senza titolo di arbitro / mediatore ma semplicemente con una laurea in economia ad indirizzo economico-giuridico e con esperienza in vari ambiti, ho spesso evitato procedimenti che avrebbero sicuramente portato maggiori costi e soprattutto “perdite” di tempo prezioso , da dedicare meglio alle attività “produttive” e più proficue.
    Inoltre , secondo me, vale per tutti la formula che :”togliere il problema in fretta, pur con qualche rinuncia, ci semplifica la vita!

  9. Io la penso come Piero Elia: nel campo della conciliazione/mediazione
    una buona preparazione giuridica è importante, ma non basta. Non solo gli avvocati, ma anche gli altri professionisti del diritto devono poter partecipare, ognuno con le proprie competenze e specificità. Ognuno insomma col proprio contributo professionale, in quanto la conciliazione/mediazione deve essere vista come una grande opportunità per tutti. E soprattutto per il nostro Paese: continuare a litigare, soprattutto in momenti di crisi come quello attuale, sottrae risorse a Tutti e sopratutto alla Collettività.

    Sarebbe interessante discuterne insieme sul Gruppo di LinkedIn “Conciliazione e Creatività: Professionisti negoziatori di parte” (http://www.linkedin.com/groups?mostPopular=&gid=3529892).
    Il gruppo è aperto al contributo di chiunque e Vi invito ad aderire con i Vs preziosi commenti.

    Gian Marco Boccanera, dottore commercialista in Roma

  10. oramai è fatta, la legge è quella. I conciliatori possono anche non essere assolutamente giuristi, con buona pace del diritto e via a soluzioni conciliative arraffazzonate.

  11. Come dovevasi dimostrare: la maggior parte degli organismi di mediazione sono gestiti da avvocati, chissà perchè…..

    La mediazione è l’esatto opposto della attività legale e può, anzi dovrebbe essere gestita da soggetti abili dal punto di vista della comunicazione.

    la ragione per la quale gli avvocati si sono buttati in massa su questa nuova attività deriva dal fatto che in Italia ci sono troppi avvocati, quindi quelli “perdenti”, cioè senza clientela, desiderano guadagnare con quest’altra attività.
    I vari ordini degli avvocati hanno spinto in passato per rendere obbligatoria l’assistenza di un avvocato durante la mediazione, cioè l’esatto opposto della finalità della mediazione stessa.

    Secondo me, o fai l’avvocato, oppure esci dall’ordine e fai il mediatore. C’è troppo conflitto di interesse: basta pensare alla valutazione golosa sul vantaggio di non consigliare la mediazione, fare cioè redigere un verbale negativo e passare finalmente, commossi, in tribunale.

    E’ uno scandalo, gli avvocati, egemoni e di casta, dovrebbero piuttosto preoccuparsi di abolire il loro ordine professionale, cosa che doveva accadere da anni, ma che invece non succede e noi contribuenti paghiamo le sanzioni europee.

    Che scandalo, dite a tutti che se hanno necessità di mediare, non devono andare presso organismi di avvocati, perchè ne riceverebbero soltanto svantaggi.

  12. Mi permetto di dissentire su alcuni punti. GLi organismi di mediazione sono gestiti da avvocati perchè lo prevede la legge, che peraltro non vieta ad altri organismi di fare altrettanto. Peraltro mi sembra che al momento di questi organismi forensi ce ne siano anche pochi. Purtroppo. Dico purtroppo perchè sarebbe assolutamente utile avere una rete sempre più vasta di organismi a copertura del territorio nazionale. La mediazione non è l’esatto opposto dell’attività legale, a mio avviso. Certamente un giurista ha grosse difficoltà a passare dal ruolo di difensore o giudice o arbitro a quello di mediatore. Ma non è che esperti di altri settori non abbiano a loro volta i loro problemi.

    Al di là di queste valutazioni, temo anch’io molto l’approccio di chi vede nella mediazione l’occasione di “fare business”. Ma da lì a pensare che tutte le colpe ricadano su una categoria professionale, mi pare troppo.

  13. Non capisco l’automatismo “conciliatori non giuristi= soluzione approssimative”. La soluzione la devono trovare le parti, non il mediatore. E dovranno essere le parti a trovare una soluzione che stia in piadi dal punto di vista giuridico. Il problema mi pare quindi spostarsi sull’assistenza delle parti che, a mio avviso, dovranno essere adeguatamente supportare da validi professionisti. Che poi questo significhi obbligatoria assistenza del legale, non saprei dire. Alcune parti sono perfettamente in grado di gestirsi da sole, ma moltissime altre no. Ma su questo dedicheremo presto uno specifico post.

  14. Agli avvocati importa solo non “perdere” il proprio giro economico. Non è assolutamente vero che gli avvocati sarebbero gli unici soggetti adeguati alla mediazione: è vero invece il contrario.
    Infatti l’avvocato è un soggetto abilitato a stare in giudizio, quindi il suo ambito è quello del rapporto diretto con i tribunali, e lì deve rimanere.
    La mediazione è tutt’altra cosa, visto che ha nulla a che vedere con i codici ed i riti della giustizia.
    L’avvocato non è nient’altro che un normale laureato in materie giuridiche, che ha passato un esame di abilitazione……non è mica Dio in terra! Sarebbe ora di dare il giusto valore a quel titolo che poi tanto titolo non è, essendo una normale abilitazione, come lo è una normale patente di guida, per esempio.
    Però di avvocati in Italia ne abbiamo troppi e il loro ordine non riesce a garantire il lavoro a tutti……
    Cari avvocati, se non siete capaci di fare il vostro mestiere o se non avete clienti, cambiate lavoro, fate altro, ma non cercate di mettere mano su cose che non vi appartengono, come la mediazione!
    Gli italiani, si sappia, vanno dagli avvocati solo perchè ciò è previsto come obbligatorio dalle nostre leggi, sennò in tanti, soprattutto nelle cause minori, degli avvocati ne farebbero a meno volentieri. Ciò accade in pochi altri paesi oltre al nostro.
    Gli ordini professionali devono essere aboliti come è accaduto in tutta la UE: solo in Italia gli ordini continuano a vivere (e gli italiani a pagarne le sanzioni).
    Su questo punto gli avvocati non dicono nulla: sarà questione di tempo; a breve, spero il loro ordine salterà e con esso i tanti privilegi.
    Infine c’è da chiedersi se gli italiani non sopportano più la sola magistratura, oppure anche la casta degli avvocati.
    Nel caso in cui venisse abolita la rappresentanza obbligatoria la risposta sarebbe chiara ed evidente, ma gli avvocati stanno già lavorando per evitare che ciò accada, sennò che casta sarebbe? Che si vergognino. Gli italiani si ricorderanno che cosa avete rappresentato in questi anni: il concorso silenzioso a rendere immobile il nostro sistema processuale, ai fini di un guadagno basato sulla lungaggine dei processi (ovvio più la causa perdura, più l’avvocatuccio ci guadagna per le tante ragioni che si conoscono).

    Grazie per l’ospitalità.

  15. CHIEDIAMOCI:

    Come mai esistono ottimi mediatori non avvocati?

    Sono ottimi mediatori in quanto non avvocati?

  16. La mediazione e difficile ma nello stesso tempo possibile.
    Tucidide dice( chiamare in giudizio qualcuno per avere giustizia, non è mediazione. La mediazione e teoria pratica e astratto e concretezza e esperienza e alternative. Oggi esistono e persistono reticenze e difficoltà ad uscire da schemi collaudati-sclerotizzati e non mi sembra che con l intasamento giudiziario attuale non è giusta strada, usare avvocati per la mediazione, ennesimo errore Italiano, quanti genitori vivono sulle proprie esperienze insegnati di sostegno, che si Sono ripiegate all insegnamento per non perdere il lavoro, e arregando danno alla collettività e famiglie e non ultimo giovani vite infelici.
    La mediazione e sensibilità sulle proprie emozioni e confronto al dialogo interiore per arrivare al confronto di ricerca e condividere in essa ragioni. La lotta del mediatore e la lotta dei silenzi e far ( revocare ” memorie taciute” ) e forma impirica della conoscenza umana, e mettere su ponti di verità, la falsa formalità e il negare il dolore. Il dolore se è vero deve essere reso evidente. Il dolore nascosto ci rende insensibili alla verità. Il dolore ci può rendere fertili e chiaro e triste e ragione solo così si può vedere. Il percepire oggetti e comprendere che possiamo vedere. Tucidide ci insegna la ricerca personale fatte di testimonianze autentiche usa congettura dell’arrivo se non alla certezza alla probabilità. Per fornire le cause della rottura di pace.
    Anna Fraioli mediatore ..

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