Gli azzurri della mediazione

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bandiera italianaLa squadra italiana di mediazione è scesa in campo lo scorso 6 febbraio, a Parigi, in occasione della quinta edizione dell’ ICC Commercial Mediation Competition, un vero e proprio campionato di conciliazione che si disputa ogni anno tra squadre di giovani studenti provenienti dalle Università di tutto il mondo.
Quest’anno, hanno partecipato 44 squadre, giunte dall’ Europa, dall’America, dall’Asia, dall’Africa e dall’Australia, per un totale di più di 130 giovani, tutti animati e accomunati dalla stessa passione per il diritto e per la composizione pacifica delle controversie.
Le squadre si sono sfidate a colpi di conciliazione, dimostrando grandi abilità negoziali e un sano e sportivo spirito competitivo.
Il team azzurro, composto da 4 studenti dell’Università degli Studi di Milano: Andrea Galliano, Beatrice Gattoni, Chiara Massetti e Priscilla Robledo è stato scrupolosamente formato dalla Camera Arbitrale di Milano e magistralmente guidato dall’Avv. Giovanni De Berti, il quale si è detto soddisfatto del lavoro della squadra.De-Berti-150x150[1]
I nostri ragazzi hanno battuto gli indiani e i brasiliani , ma sono stati sconfitti da due squadre americane, conquistando così una dignitosa posizione a metà classifica.
Il premio per i vincitori consisteva in un assegno di €1,500, un anno di iscrizione all’ICC International Court of Arbitration Bulletin e al CIArb International Journal of Arbitration, Mediation and Dispute Management, in una copia a testa dei libri “Settling Your Case Through Mediation: A Strategic Guide for Corporate Counsel” di Gary P. Poon e “Mediation Representation – Advocating in a Problem-Solving Process” di Harold I. Abramson e… last, but not least, una internships rispettivamente presso l’ICC Dispute Resolution Department e presso le sedi parigine di Lovells, Orrick, and Clifford Chance.
Ad aggiudicarsi il ricco bottino sono stati i ragazzi inglesi della Nottingham Trent University, mentre il secondo e il terzo posto, in graduatoria, sono stati conquistati rispettivamente dall’Università del New South Wales in Australia e dalla Osgoode Hall School of Law in Canada.

 

Emanuela Villa

3 COMMENTI

  1. Interessante, ma non ho capito bene il ruolo dei ragazzi: dovevano cercare di mediare un finto caso tra due finte parti, come in un role play?
    Lidia

  2. Non proprio. Si trattava di una mock mediation, ma il ruolo dei ragazzi era effettivamente quello di parti, non di mediatori.
    Le squadre dovevano, cioè, interpretare gli interessi contrapposti delle parti contendenti, discutendo e negoziando di fronte ad un conciliatore.
    Una delle “lezioni” da imparare era la differenza che esiste tra il negoziare sui diritti, rispetto al negoziare sugli interessi. Si trattava di cambiare prospettiva, di assumere una mentalità diversa, soprattutto da parte di studenti di legge, abituati a ragionare in termini di diritti/doveri e ragione/torto.
    Questo,ritengo sia in generale, un buon esercizio anche per i mediatori o gli aspiranti tali: mettersi nei panni delle parti.
    Emanuela

  3. Immagino che la lingua fosse l’inglese e quasto forse spiega il fatto che i primi tre classificati (Inghilterra, Australia, Canada) fossero concorrenti anglofoni… anche se molto probabilmente, non è solo questione di lingua, ma anche di cultura, ciò che forse è ancora più rilevante.

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