Comunicare nel conflitto, comunicare di conflitti

9
1009

Nuova immagineQualunque corso, seminario o percorso formativo in tema di conciliazione e tecniche di gestione dei conflitti si basa su un concetto estremamente importante: saper comunicare è fondamentale. Comunicare “nel” conflitto è probabilmente il primo decisivo passo per poter gestire la situazione conflittuale e non essere sopraffatti da essa. Sembra perciò paradossale che su questo argomento lo spazio dedicato in Italia da libri, riviste e siti internet specializzati sia, tutto considerato, molto ristretto. Chi si occupa di comunicazione parla di conflitti, non del conflitto come fenomeno ed oggetto di riflessione.

Tempo fa si discuteva in ufficio di come la conciliazione e più in generale il mondo della mediazione dei conflitti siano ancora temi di confine destinati, se non a pochi intimi, ad un pubblico comunque ristretto.

Qualcuno faceva notare come nel tempo si siano venuti a creare recinti professionali. La mente corre, ad esempio, ad avvocati e psicologi, che tendono a considerare alcuni specifici ambiti della mediazione come una sorta di riserva di caccia, dalla quale tenere lontani esperti di altri campi, come se fossero portatori di chissà quali minacce. Accade così che molti avvocati considerino la conciliazione commerciale come una materia espressamente riservata alla classe forense. All’opposto sono diversi gli psicologi che ritengono di essere gli unici a poter operare con l’adeguata professionalità nel campo della mediazione familiare.

L’incongruenza più evidente è che proprio le persone che dovrebbero essere più esperte nella comunicazione si dimostrino così refrattarie al dialogo.

Eppure, se si scrive e si comunica poco di conflitti, anche coloro che dovrebbero essere più interessati a farlo si chiudono dentro la propria riserva di caccia.

Ma questo è normale perché non basta voler comunicare. Bisogna anche avere il modo di farlo.

Una rapida esplorazione del web ci ha dato le ultime conferme ed una precisa indicazione: occorre fare qualcosa per poter comunicare di conflitti, di come gestirli, di conciliazione, di negoziato. Far capire che in questo campo le riflessioni di un avvocato d’affari non sono poi così distanti da quelle di uno psicoterapeuta oppure che gestire un conflitto societario ha molti punti in comune con le liti condominiali.

Comunicare con il maggior numero possibile di persone.

Da queste considerazioni, nasce questo blog.

Il resto lo scriveremo tutti insieme.

 

Giovanni Nicola Giudice

Responsabile del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano

9 COMMENTI

  1. Credo che in Italia ci sia un gran bisogno di promuovere la conciliazione, soprattutto per le imprese che hanno bisogno di tempi rapidi e procedure semplici.

    I tempi lunghi della giustizia sono costi che si ripercuotono sui bilanci e la crisi di certo non consente di perdere anni e denaro per litigare rischiando per questo di chiudere i battenti.

    Credo, Dottor Giudice, che dobbiate puntare molto sugli avvocati, per fargli capire che un imprenditore è disposto a pagare comunque la consulenza di un professionista, il cui valore non va misurato in tempo ma in efficacia.

    Cordiali Saluti
    Roberto Gani

  2. Sì, sono d’accordo. Credo che la conciliazione possa essere un valido strumento a supporto dell’attività dell’avvocato. Non un limite, ma un’opportunità che però, ancora in pochi conoscono davvero.
    Francesca Pedrini

  3. Rispondo al commento del collega Gani; a quello che mi consta la Camera Arbitrale neglio ultimi anni ha profuso molte energie per sensibilizzare gli avvocati. Lo stesso Ordine ha un proprio servizio di conciliazione; credo quindi che gli avvocati conoscano lo strumento.
    Credo che il punto nodale sia di puro utilizzo della conciliazione ancor più massiccio di ciò che avviene ora.

    Cordiali saluti
    Paolo Bardini

  4. Concordo pienamente con il post di G. N. Giudice, sono conciliatore, mi occupo di corsi di formazione per conciliatore specializzato ed ho chiesto all’ordine provinciale degli psicologi (della provincia in cui opero) di segnalare uno o più esperti psicologi in mediazione e gestione dei conflitti cui delegare singoli moduli all’interno dei corsi.
    Purtroppo l’istanza non è stata ritenuta degna di riscontro..
    Gli aspetti psicologici coinvolti nella mediazione finalizzata alla conciliazione sono imprescindibili, tanto guardando al risultato sperato, quanto alle dinamiche complessive della stessa.
    Un evidente esempio di discipline che danno luogo ad interprofessionalità di cui si discute molto recentemente.
    Ma che in molti casi, tarda ad essere recepito..

    Cordialmente.

    Nicola Mari

  5. sono avvocato e sono d’accordo con nicola mari.
    credo infatti che vi sia un primo problema di approcio del legale con il cliente al quale deve evidenziare il concetto non punitivo della conciliazione ( e molte volte una soluzione “pacifica” non “solletica” l’attore e/o viene ritenuta segno di debolezza dalla controparte. L’avvocato può invece gestire con la sua cultura professionale e con la sua formazione questo aspetto del rapporto con il cliente. Così come con gli stessi mezzi aiutarlo – con spirito e qualità professionale, che dovrebbero essere disinteressate – a gestire la procedura conciliativa. per questo motivo alcune colleghe di studio sono psicologhe.
    il secondo problema : la remunerazione del legale. Non è in sè un piccolo problema. la conciliazione sembra spoverire la funzione del professionista ; per ciò diventa imprescindibile una modernizzazione della tariffa al di fuori della “liberalizzazione” che è fonte di ricatti ( dei clienti forti) , di “occasioni” ingannevoli che non sono degne delle qualità umane e professionali che si debbono a mio avviso richiedere all’avvocato.

    mario varaldo

  6. Mi fa piacere, come “vecchio” conciliatore, che si sia anche parlato di “tariffe” applicabili. Questo tema, come Nicola sa, è sempre stato al centro della mia sensibilità di avvocato, e nell’interesse sia di questi che del cliente. Cordialità. Federico Bock

  7. Mi dispiace ammetterlo ma le logiche corporative sono più forti di quelle razionali.
    Abbiamo sul territorio un sistema “istituzionale” di Camere di Conciliazione già assestato, organizzato e funzionante ed invece di farlo decollare vengono previste ulteriori organismi, per giunta di emanazione degli Ordini professionali.
    Nella bozza del D.lgs sulla Conciliazione, quindi, i recinti sono stati trasformati in bastioni ed il timore è che la Conciliazione venga ritenuta solo un nuovo filone da sfruttare.
    La speranza, però, è che il contatto con la Conciliazione cambi il modo di sentire, di vedere e di intendere di coloro che le si avvicineranno, restandone coinvolti oltre ogni loro aspettativa.
    Cordialmente
    Luigi Puccio

  8. sono avvocato e sulla mia carta da lettera ho scritto che aderisco al progetto conciliamo . forse sarebbe bene che tutti i colleghi che hanno la stessa impostazione lo indichino in modo che già dal primo contatto
    si individui una sintonia di fondo

  9. Complimenti Nicola,

    leggo sempre con molto interesse quanto inserito nel tuo blog.
    Speriamo che con l’entrata in vigore del decreto sulla conciliazione ci sia una spinta maggiore all’utilizzo di questo strumento di mediazione.

    Un cordiale saluto da una collega camerale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here